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Castellammare, sciolto il Comune per infiltrazioni camorristiche

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    Castellammare di Stabia ( Napoli ) Come trent’anni fa. Anzi peggio. Tre città schiacciate dagli scandali o solo dai sospetti di legami pericolosi. Tre comuni – Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e San Giuseppe Vesuviano – azzerati amministrativamente, all’incrocio tra indagini di prefettura e inchieste dell’antimafia. Da ieri, a Torre è partito – per ora – lo scioglimento ordinario.

    Su Castellammare la ministra dell’Interno Lamorgese ha sottoposto la proposta di scioglimento al Consiglio dei ministri: per lo scioglimento manca solo la nota ufficiale ed è un esito clamoroso per la fu Stalingrado del sud, ex roccaforte di sinistra mai toccata da un tale decreto e ormai inquinata da contiguità politiche che sembrano aver intaccato entrambi gli schieramenti. Mentre sul centro di San Giuseppe la commissione d’accesso ha già depositato la sua relazione e sarà presto convocato in prefettura il comitato per l’ordine e la sicurezza. Con i magistrati della distrettuale antimafia chiamati a “esaminare” un altro caso che sembrerebbe destinato a prognosi infausta.

    A Torre Annunziata dove il sindaco Vincenzo Ascione, indagato per presunti legami con il clan Gionta – ha resistito a lungo alla guida del Comune prima di gettare la spugna, il prefetto di Napoli Claudio Palomba invia come commissario il prefetto Cinzia Guercio, in seguito alle dimissioni di 18 consiglieri su 24.

    Ma l’applicazione dello scioglimento per “impedimento al normale funzionamento degli organi” (l’articolo 141 del Testo unico degli enti locali) non pregiudica, si fa notare negli uffici dove sono in corso le valutazioni, il ricorso all’altra strada, che porterebbe, attraverso i passaggi di rito, allo scioglimento per condizionamenti di tipo mafioso (l’articolo 143 del Tuel). Proprio in considerazione degli “aspetti di rilevante complessità dell’amministrazione di quel Comune”, dal Palazzo di governo si è deciso di nominare come sub commissari il vice prefetto Gaetano Cupello, capo di gabinetto della prefettura di Napoli, e Marco Serra, dirigente del ministero dell’Interno.

    Per inciso: è la terza volta che su Torre Annunziata oscilla la scure dell’antimafia. Il Comune fu sciolto per infiltrazione nel 1993, dieci anni dopo le inchieste sull’omicidio choc del giornalista Giancarlo Siani, mentre dieci anni più tardi, nel novembre del 2013, un’analoga “pratica” fu archiviata dall’allora ministro Alfano . Altro caso che scotta è quello di Castellammare. Irregolarità negli appalti, condotte sospette di dirigenti, collegamenti con ambienti della criminalità organizzata.

    Duecento pagine di relazione, insieme agli allegati e al contributo delle inchieste dell’antimafia, avrebbero prodotto un risultato che solo pochi anni fa sarebbe stato sorprendente: la proposta della ministra Lamorgese di mandare tutti a casa, per infiltrazioni e condizionameno di tipo mafioso, sarebbe pronta per esser esaminata in uno dei prossimi Consigli dei ministri (ma non è affatto detto, data l’urgenza di dossier nazionali, che si riesca al tavolo di oggi).

    Un’analoga scure potrebbe profilarsi per San Giuseppe Vesuviano: dove la commissione di accesso ha rilevato uno scenario molto critico. Una decisione che, tuttavia, è al vaglio del prefetto e dovrà passare ancora per ulteriori elementi di riflessione al tavolo del Comitato.

    Fonte Repubblica Napoli

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