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Castellammare di Stabia, inchiesta sulle Terme. Il mea culpa del sindaco: «La politica ha fallito»

Castellammare di Stabia, inchiesta sulle Terme. Il mea culpa del sindaco: «La politica ha fallito». Ne parla Fiorangela d’Amora in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Fallimento Terme, la politica finisce sotto accusa. Dopo sei anni dalla chiusura dello stabilimento del Solaro e a pochi mesi dalla probabile vendita di quelle strutture all’asta, il dibattito cittadino si riacente. Per la magistratura sono undici i responsabili a vario titolo tra ex dirigenti, amministratori, professionisti e il sindaco di allora Luigi Bobbio. «Forse qualcuno e qualcuna dovrebbe inziare a fare silenzio e riflessione per la vergogna – commenta il consigliere di Italia Viva Andrea Di Martino -. Invece che intentare cause milionarie e produrre il fallimento anche di Sint. Non vi basta ciò che avete già sottratto alla città?». Il riferimento chiaro agli ex termali che hanno chiesto riassunzione e indennizzi prima a Terme ed ora alla Sint.

Non usa toni meno duri il consigliere del M5S Francesco Nappi. «Il nostro passato storico e la grandezza di Castellammare dissolti per interessi personalistici. Chi risarcirà i cittadini per un simile danno economico e di immagine? Questa politica servile e queste lobby personali sono intollerabili. A loro tutto lo sdegno della comunità stabiese».

L’ACCUSA Il sindaco Gaetano Cimmino parla di un unico colpevole: «Credo che in questa vicenda la politica tutta dovrebbe fare un mea culpa e chiede scusa alla città ed ai cittadini. Ciò che emerge dall’inchiesta in corso è soprattutto questo: la politica ha fallito. Nel corso degli anni le nomine che sono state prodotte non hanno praticamente mai tenuto conto della meritocrazia e della competenza nel settore, accontentando semplicemente il sostenitore di turno della campagna elettorale. Si tratta di un aspetto chiave, e sono certo che la magistratura continuerà a far luce sulla vicenda».

Le Terme anno dopo anno morivano lentamente e nonostante il mercato fosse cambiato si assumeva ancora: «Il mercato cambiava e non stavamo al passo con l’offerta, restando vincolati al sistema sanitario. Se – spiega Cimmino – alla guida del complesso ci fosse stato un esperto del settore capace di governare la nave in un momento comunque di crisi del termalismo, probabilmente non saremmo mai giunti al fallimento. Le terme si erano ammalate e non gli è stata somministrata la giusta cura, la politica negli ultimi trent’anni ha fatto scelte sbagliate. È una vicenda che grida vendetta già da quando, a fine anni ’90, si discuteva in consiglio comunale delle percentuali da privatizzare. Scaricare le responsabilità sui dipendenti è assurdo: proprio quegli operatori hanno fatto sì che le terme diventassero un vanto per la città. Tant’è che si assumeva personale stagionale nonostante ci fossero lavoratori in cassa integrazione».

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