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Arriva Novavax il vaccino che piace anche ai No-Vax

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Arriva in Italia un nuovo vaccino contro il Covid-19, “Nuvaxovid”, prodotto dall’azienda americana Novavax.
Non ancora approvato negli USA, lo scorso 20 dicembre è stato autorizzato da Ema, Agenzia europea per i medicinali, e due giorni dopo da Aifa, Agenzia italiana del farmaco.
Si tratta del primo vaccino anti-Covid a base di subunità proteiche autorizzato in Unione europea. Il vaccino è sviluppato, a differenza di quelli a RNA messaggero (Pfizer, Moderna) o a vettore virale (Astrazeneca, Johnson&Johnson, Sputnik) attraverso una tecnologia classica, quella delle proteine ricombinanti, usata sin dagli anni ’80 e alla base per esempio dei vaccini contro meningite, pertosse, epatite, papillomavirus, influenza.
Ciò potrebbe convincere coloro che sono riluttanti nei confronti della tecnologia a mRNA a sottoporsi alla vaccinazione. In Italia sono poco meno di 5 milioni i cittadini ancora non vaccinati, cui si aggiungono altri 2 milioni di non vaccinati guariti.
Il vaccino contiene frammenti prodotti in laboratorio della proteina Spike del virus Sars-CoV-2 e un adiuvante, la saponina (Matrix-M), un estratto dell’albero Quillaja saponaria che cresce in America Centrale inserito per stimolare le risposte immunitarie.
Il vaccino resta stabile tra i 2 e gli 8 gradi, quindi le fiale possono essere conservate in un normale frigorifero, senza bisogno della catena del freddo (meno 20 gradi) come invece i vaccini Pfizer e Moderna.
Viene somministrato per via intramuscolare (preferibilmente in regione deltoidea del braccio) in due dosi (da 0,5 mL ciascuna) a distanza di 3 settimane (21 giorni) l’una dall’altra. Ogni flaconcino multidose di Nuvaxovid contiene 10 dosi da 0,5 mL
Le indicazioni operative sull’utilizzo arrivano dalla Circolare ad hoc del Ministero della Salute: viene somministrato agli over 18 ed utilizzato solo per il ciclo primario, ossia per le prime due dosi e non per i booster.
Al momento non ci sono studi specifici in gravidanza e allattamento. Nemmeno sono disponibili dati sull’intercambiabilità del vaccino Novavax con altri vaccini anti-Covid e sulla durata della protezione offerta.
I due studi principali che hanno portato all’approvazione del vaccino da parte delle autorità regolatorie sono stati condotti negli Usa e in Gran Bretagna. Essi dimostrano un’efficacia di circa il 90% nel prevenire la malattia sintomatica, leggermente più bassa rispetto ai vaccini a RNAm (che arrivavano al 95%). Poiché all’epoca dei trials la variante Omicron non era ancora diffusa, al momento i dati disponibili sull’efficacia contro di essa sono limitati. E’ possibile che oggi la protezione di Novavax sia un poco ridotta.
Gli effetti indesiderati osservati negli studi sono stati generalmente lievi o moderati e di breve durata: dolorabilità al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, malessere, dolori articolari, nausea e vomito.
Carlo Alfaro

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