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A San Valentino nel piatto lo zafferano di Lucio Esposito foto

Piano di Sorrento (NA) Ho un amico e collega che è anche un infaticabile visitatore di siti archeologici e naturalistici, Lucio Esposito, con l’elegante collega Sara Ciocio spesso ci intrattiene amabilmente descrivendo tele d’epoca o raccontandoci storie sugli affreschi di chiese e domus presenti nelle due costiere. Qualche giorno fa Lucio si è cimentato in foto macro di bei fiori di zafferano (crocus sativus), di quelli che di questi tempi fanno capolino nei campi coltivati o sui sentieri della penisola sorrentina, tralasciando le discussioni sul falso zafferano, quello vero e quello cosiddetto bastardo che affidiamo ai naturalisti veri, dato per buono quello fotografato da Lucio, a noi appassionati di cultura classica, approfittando della visita alla Casa della Ara Massima aperta per San Valentino, ci viene in mente, mentre il direttore Gabriel Zuchtriegel ci descrive l’affresco che ritrae la dea Selene (la Luna) che s’innamora di Endimione, un’altra storia d’amore, sempre antica quella di un bellissimo giovane, di nome Krokos che, sfrontato!, ebbe l’ardire di innamorarsi di una divinità, la ninfa Smilax. Gli antichi poeti (Ovidio su tutti) ci hanno rivelato nei loro scritti che i due si innamorarono a prima vista e che l’amore ardente che li univa attirò non poche ire e invidie nell’Olimpo (l’indiziato numero uno: Hermes). Ebbene il dio Hermes spinse il giovane al suicidio! Nel constatare la disperazione della giovane ninfa, però, gli altri Dei si impietosirono e decisero di ridonar vita ai due sotto mentite spoglie: lei venne trasformata nella pianta della salsapariglia (Smilax aspera), le furono donate foglie a forma di cuore e divenne il simbolo del loro amore tenace ma esasperato; lui, invece, venne trasformato in un fiore viola, brillante; un fiore che rappresenta la superbia, la sfrontatezza di chi ha osato innamorarsi di una divinità, ma dal cuore caldo, ardente, color del sole a ricordo della passione che lo mosse: lo zafferano appunto. Data per buona questa versione del mito, ma di questa storia potrete divertirvi a leggere molte altre versioni, affidiamo lo zafferano che abbiamo acquistato dal droghiere, perché quello selvatico è bene lasciarlo lì dov’è o limitarsi a fotografarlo, ad un altro esperto di mitologia greca, Luciano De Crescenzo, che ci viene incontro giacché la ricetta che vi proponiamo in quest’articolo è stata tratta da “Frijenno Magnanno Le mille ed una ricetta” presentata a suo tempo dall’indimenticabile inventore del Professor Bellavista.

a cura di Luigi De Rosa

Risotto allo zafferano
Ingredienti per 4 persone:
• 400 gr di riso
• 1/2 cipolla tritata
• 50 gr di burro
• 1 salsiccia
• 1/2 bicchiere di vino bianco
• 1 bustina di zafferano
• parmigiano grattugiato
Procedimento:
Soffriggere 50 gr di burro con mezza cipolla tritata finemente. Unite la salsiccia spellata e sminuzzata. Lasciare insaporire tutto per qualche minuto e poi versate il riso. Mescolate e bagnate con il vino che lascerete evaporare. Portate a cottura, mescolando e aggiungendo il brodo caldo a mestoli. All’ultimo momento aggiungete una noce di burro, una bustina di zafferano e abbondante parmigiano. Terminate la cottura e servitelo ben caldo.

(tratta da Frijenno Magnanno – Le mille ed una ricetta, Presentazione di Luciano De Crescenzo)

Generico febbraio 2022
Risotto allo zafferano

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