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A Positano presentato “Densità” romanzo d’esordio di Raffaele Notaro

Venerdì 25 febbraio nell’aula “Andrea Milano” del Comune di Positano è stato presentato il romanzo “Densità” dell’autore Raffaele Notaro edito da Mondadori. Sono intervenuti il Sindaco di Positano dott. Giuseppe Guida e il consigliere con delega alla Cultura Giuseppe Vespoli, relatrice la dott.ssa Anna Annunziata, ospite l‘assessore alla Cultura del Comune di Palma Campania Elvira Franzese. La presentazione libraria dedicata al romanzo “Densità” di Raffaele Notaro rientra in quell’impegno di promozione culturale che da inizio mandato sta caratterizzando la gestione della Casa comunale da parte del Sindaco Giuseppe Guida e della sua Giunta. Raffaele Notaro è uno scrittore che sa raccontare i ragazzi perché li sa ascoltare, ne percepisce il disagio, dà loro voce, ci consegna un’opera molto interessante ed emotivamente coinvolgente sull’amicizia, sugli adolescenti e le loro fragilità, personalmente era dai tempi di “Tutti giù per terra” di Giuseppe Culicchia che non leggevo un romanzo così ben scritto sul mondo dei giovani. Quella che segue è l’intervista che mi è stata gentilmente concessa dallo scrittore a margine della presentazione.

Benvenuto a Positano. Prima di dedicare la giusta attenzione al tuo romanzo, vorrei che mi raccontassi del tuo Podcat “Le Bookoliche”, perché ritengo sempre molto interessante ogni forma di promozione  della lettura in un Paese come il nostro in cui si legge ancora troppo poco.

Grazie, molto volentieri. “Le Bookoliche” sono un programma radiofonico di approfondimenti, retroscena, notizie e personaggi dal mondo dell’editoria attraverso l’analisi di due libri a settimana. I contenuti del Podcast sono curati da me, la regia invece è affidata a Valerio Petrano. Nei libri ci sono i lettori non gli scrittori. Anche le domande sulla biografia di un autore a volte mi sembrano riduttive. Il libro diventa di chi lo legge che ne trae poi significati diversi e molteplici, che magari non erano neanche nella testa dell’autore. Con questo Podcast desideravo raccontare il libro non solo dal punto di vista della storia ma inserirlo in un discorso più ampio. Trarre spunto dalle tematiche scoperte nel testo per sviluppare un discorso più articolato. Si parte dal testo per arrivare da qualche altra parte, non ci si limita semplicemente a girare intorno alla storia come si tende a fare nelle recensioni.

“Densità” è un romanzo che ha per protagonisti gli adolescenti, lo hai già presentato nelle scuole e se sì, coso ti ha colpito dei ragazzi che lo hanno letto?

L’attenzione, questo è quello che mi ha colpito. I ragazzi sono interessati all’incontro con gli autori. Questo tipo di esperienza a me che leggo da quando avevo 11 anni non era mai capitata da studente e sono felice di viverla da autore. Ai ragazzi interessa confrontarsi con qualcuno che prova a capire come stanno andando le cose oggi e prova a darsi risposte sul presente. Secondo me, l’incontro con un autore e le riflessioni su quanto letto, possono essere anche un buon modo per suscitare nei ragazzi e nelle ragazze la curiosità di porsi una domanda in più sulle cose.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo?

Sono partito da un’esperienza personale, che è poi quella che descrivo nell’ultima scena dei due ragazzi in piscina, che è anche l’unica nota autobiografica. Da quel vissuto ho  poi preso spunto per la costruzione del romanzo.

Raccontami di Filippo e di Gabriele, due dei protagonisti.

Filippo posso definirlo il protagonista assente, il ragazzo che si suicida, la tragedia che apre il racconto. “Densità” è un romanzo che si basa anche sulle contrapposizioni tra chi vive e chi non c’è più. Tutti i protagonisti del racconto vivono questa doppiezza. L’alter ego di Gabriele era Filippo, il ragazzo perfetto, quasi un Santo, un modello che sembrava irraggiungibile. Ma Filippo è anche il ragazzo più fragile che sceglie come suicidio il tuffo in una piscina vuota, il ritorno in un ventre materno che però s’infrange sulle piastrelle della vasca. Un ragazzo che ha avuto la possibilità di accedere alla vita ma ha deciso di non farne parte completamente forse perché non riusciva a trovare la sua giusta collocazione. Ti confesso che verso Filippo serbo sempre un po’ di pudore, io stesso alcune scelte che fa, non le capisco fino in fondo, mentre di Angela e di suo figlio Gabriele ti saprei raccontare tutto fin nei minimi dettagli perché grazie a loro volevo raccontare quello che accade a chi perde i punti di riferimento nella vita e delle possibili reazioni.  Filippo invece volevo lasciarlo in un alone di mistero anche perché non potevo fornire elementi che ne spiegassero il gesto perché un suicidio non si potrà mai spiegare fino in fondo.

Accanto al suicidio di Filippo c’è un intero Paese che si mobilita, Castel Carpino, che è stato anche scenario di un’altra tragedia mi spieghi il perché di questa scelta?

Castel Carpino, per me è un altro personaggio. Così come tutti i personaggi della vicenda, si scoprirà che hanno un trauma che ne caratterizza il passato, anche il Paese presenta la sua “ferita”: la frana che travolge le case e uccide alcuni degli abitanti. Non volevo però dare riferimenti geografici precisi, perché a me piace far passare l’idea che quello che accade possa succedere dappertutto. Questo vale anche per le reazioni degli abitanti del Paese, le risposte della gente di Castel Carpino sono quelle che potrebbero dare anche i residenti di un quartiere di Milano o di un’altra città d’Italia, per esempio.

Ho trovato molto interessante anche la costruzione temporale del romanzo, me ne parli?

Comincio a raccontare la vicenda dopo il suicidio e una settimana dopo la veglia quindi vado a ritroso, riconnettendo i pezzi. Questo modo di presentare gli avvenimenti all’inizio può essere destabilizzante per il lettore. Però è come io vedo il tempo. Volevo dare la sensazione dei cerchi che si formano dopo che un sasso è stato lanciato in acqua. Noi occidentali abbiamo la fissa della linearità del tempo che è assolutamente arbitraria;  tutto invece è frutto del caos e del caso. Mi interessava riproporre sulla carta questa sensazione. All’inizio ho dato per scontato certi avvenimenti, che poi ho rivelato ai lettori  ricorrendo ai flashback. Mostro prima le conseguenze di quanto accaduto, e in seguito la causa che spinge i personaggi ad agire in una certa maniera. Volevo così ricreare i cerchi che determina il sasso lanciato nello stagno.

Sei quello che noi addetti ai lavori definiamo un lettore forte, quali sono gli autori italiani e stranieri che ami leggere solitamente?

Sicuramente Tullio Avoledo, mi piace la sua capacità di inserire elementi discrepanti rispetto al piano reale nelle sue storie, anche io sono convinto che non tutto quello che ci accade nella realtà è spiegabile razionalmente e la contaminazione di generi ci aiuta a dare conto di ciò che rimane inspiegabile quando decidiamo di raccontare una storia. Tra gli autori italiani contemporanei leggo spesso Nadia Terranova, Valeria Parrella, Alessandro Piperno, Daniele Mencarelli, Marco Missiroli, Mario Desiati, mentre tra gli stranieri Elisabeth Strout, Jhonathan Franzen, Foster Wallace e Philip Roth. Tutti questi autori però rappresentano solo una parte dei miei punti di riferimento, da quest’elenco mancano certamente tanti altri che adesso mi sfuggono.

Sei uno scrittore molto attento alle dinamiche giovanili, vorrei una tua riflessione su quanto accaduto negli ultimi giorni, in particolare sugli scontri tra studenti e forze dell’ordine e la morte di due giovani impegnati nel progetto alternanza scuola lavoro.

I ragazzi hanno dato una lezione a tutti. Sono scesi in piazza, hanno così smentito nei fatti tutti coloro che li ritenevano o li descrivono privi di coscienza politica. Hanno dimostrato il contrario. Gli adulti dovrebbero imparare a prestare orecchio a ciò che dicono i ragazzi, dovrebbero ascoltarli invece di prenderli a manganellate e continuare a smembrare il corpo studentesco.

Per finire, ti propongo di fingere di essere uno degli ospiti del tuo Podcast e di presentare il romanzo di Raffaele Notaro ai tuoi ascoltatori.

Un romanzo d’esordio di un autore napoletano naturalizzato romano. Una voce interessante. Il romanzo che già dal titolo rivela lo stile del narratore che è uno stile denso a volte arrovellato che però trova nell’apertura della frase anche il senso della scrittura. “Densità” racconta il groviglio di emozioni e sentimenti che madre e figlio, Angela e Gabriele, protagonisti della storia, vivono all’indomani di una tragedia, la morte del Golden boy, Filippo, ritrovato privo di vita nelle piscine in cui si allena con Gabriele. Alla notizia di questa morte il Paese reagisce in modo violento. Tant’è che qualcuno mette in giro la voce che a uccidere Filippo sia stato Gabriele. Contro queste maldicenze si schiererà la madre che rivivrà in questo modo anche una sua personale “densità” del proprio passato, la distruzione di parte del Paese causata da una frana. Ancora una volta Angela rischia di essere sommersa da una valanga di fango, in un contesto in cui nessuno è colpevole ma di sicuro nessuno è innocente.

Grazie

di Luigi De Rosa

Link del podcast Le Bookoliche: https://www.spreaker.com/show/le-bookoliche

Generico febbraio 2022
“Densità” di Raffaele Notaro (ph.Luigi De Rosa)

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