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Super Green pass, lavoro e vaccino obbligatorio: si decide il 5 gennaio

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Obbligo vaccinale al lavoro e Super green pass. Il 5 gennaio il governo Draghi potrebbe decidere di imporre il vaccino a tutti i lavoratori. Operazione non riuscita invece nel decreto approvato il 30 dicembre scorso.

Un modo per cercare di mitigare l’impennata dei contagi (sono più di un milione i positivi e sono ancora 5,5 milioni gli italiani over 12 non vaccinati) e non paralizzare le attività produttive. E se estenderlo all’intera popolazione sembra ormai una strada che il governo non intende percorrere, l’obbligatorietà per tutti i lavoratori potrebbe invece essere un’alternativa valida per scongiurare conseguenze peggiori visto che, nelle nuove regole associate al Super green pass che entreranno in vigore a partire dal 10 gennaio, i No vax sono già praticamente esclusi dalla vita sociale con il divieto d’ingresso nei locali pubblici e nei luoghi di sport e spettacolo.

Atteso il 5 gennaio, il Cdm esaminerà quindi la nuova stretta, a cominciare dall’estensione del Super pass al mondo del lavoro. Per la scuola, l’ipotesi è invece quella di limitare la Dad ai non vaccinati in caso di due contagiati in classe.

Bonaccini: “Obbligo vaccinale per tutti i lavoratori? Io dico sì”
Le pressioni in questo senso arrivano da più parti. A cominciare dal presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. “Con dati di diffusione come quelli attuali – ha spiegato nei giorni scorsi – l’unica strada è quella di proteggere le persone”. “Per questo – ha aggiunto – mi auguro che il governo possa decidere per il super Green pass obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro. A lavorare ci si deve andare ‘protetti’ e vaccinati”.

“Mi auguro – ha detto ancora il governatore – che arrivi il provvedimento nel prossimo Consiglio dei ministri a inizio gennaio: sappiamo che c’è la resistenza di un partito di governo, mi auguro che riflettano e possano accettare una misura che va solo nella direzione di tutelare le persone”. Alcune grosse imprese metalmeccaniche a Bologna, proprio per scongiurare il ‘rischio paralisi’, hanno intanto deciso di correre ai ripari con screening di massa per i propri dipendenti. Un modo per evitare così blocchi per carenze di personale. Il tutto su base volontaria: Gd e tutto il gruppo Coesia ha previsto molecolari dal 10 al 20 gennaio per i dipendenti. Ducati dal 3 gennaio farà la stessa cosa ma con test rapidi. La stessa strada scelta da Toyota, dove dal 10 gennaio verranno messi a disposizione antigenici e smart working per quasi tutti gli impiegati. E anche la Vrm di Zola Predosa (dove i contagi sono già arrivati a quota 50) ha in cantiere uno screening di massa. I sindacati (Fiom-Cisl e Uil): “Il mondo non si può fermare”
Michele Bulgarelli, segretario della Fiom: “Con il picco dei contagi previsto per le prossime settimane le aziende metalmeccaniche sono quelle più a rischio blocchi. Sì quindi agli screening, includendo anche le aziende esterne così come ha previsto Coesia. Poi va coinvolto il comitato Covid nelle imprese, come da protocolli nazionali”. “Per le piccole aziende poi – aggiunge – il rischio stop alla produzione è ancora più grande.Dove si fa riferimento a poche figure chiave. La strada è quindi solo una: il governo renda i vaccini obbligatori o sarà difficile venirne fuori”. Dello stesso avviso Enrico Bassani (segretario metropolitano della Cisl bolognese): “L’obbligo vaccinale è la sola strada soprattutto se si pensa al rischio paralisi dei servizi essenziali”. Stessa preoccupazione in casa Uil dove Giuliano Zignani (segretario dell’Emilia-Romagna) ammette: “L’unica soluzione è il vaccino obbligatorio. Perché il mondo non si può fermare”. Fonte (Ilrestodelcarlino)

 

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