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Stipendi gonfiati all’Asl Napoli 1: le indagini per associazione a delinquere, truffa e corruzione

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Stipendi gonfiati all’Asl Napoli 1: le indagini per associazione a delinquere, truffa e corruzione. Gonfiavano gli stipendi, pretendendo in cambio una sorta di anticipo sui soldi non dovuti. Quando poi è scattata la denuncia anonima, hanno cercato di ripotare le cose al punto di partenza, provando a farsi restituire i soldi sai beneficiari. Dalle chat, oltre che dalle verifiche interne all’azienda, emerge un brutto capitolo di cronaca giudiziaria ai danni del sistema sanitario nazionale.

All’Asl Napoli uno ci sarebbe stata una cricca in azione, un gruppetto organizzato da tre soggetti addetti alla gestione del software con cui si caricano gli statini mensili, capace di provocare un danno alle casse dei contribuenti di ben 340mila euro in un solo anno.

Una vicenda nata grazie a una segnalazione anonima, puntualmente verificata dai carabinieri del Nas agli ordini del comandante Alessandro Cisternino, che è culminata nella notifica di tre interdizioni (a carico dei presunti organizzatori); di obblighi di presentazione alla pg a carico di soggetti che avrebbero svolto un ruolo di mediazione tra i contabili e i benificiari, ma anche di sequestri di beni (per equivalente) a carico di chi in un anno ha intascato indennità non dovute (dai 3 ai 30mila euro). Sono 22 gli indagati, nel corso delle indagini condotte dal pm Maria Di Mauro, in uno scenario investigativo che fa leva sulla verifica interna alla direzione, ma anche sull’analisi delle chat ricavate dai cellulari sequestrati grazie al blitz del Nas.

A raccontare la vicenda è un articolo dell’edizione odierna del Mattino. Associazione per delinquere, truffa e corruzione sono le accuse che hanno spinto il gip Saverio Vertuccio a battere su un punto: «I tre indagati hanno manifestato di agire secondo un know how criminale che poggia su di una consolidata conoscenza delle procedure interne alle pubbliche amministrazioni, nonché sulla inquietante e quanto mai allarmante capacità di inserirsi nelle pieghe del sistema, di cui dovrebbero essere garanti, per conseguire indebiti vantaggi patrimoniali». Accuse rivolte a Ciro Alfano, Emma Guarrera e Filomena Mandolfi, in servizio presso l’ufficio gestione e trattamento del territorio, che rimarranno interdetti per un anno. Per loro, come per gli altri indagati, è doverosa una premessa: si tratta di persone da considerare estranee alle accuse fino a una eventuale sentenza di condanna definitiva, in uno scenario in cui indagini e sequestri vanno considerati come strumenti di accertamento di una ipotesi di reato e non come una prova a loro carico. Più nello specifico – secondo le indagini – Guarrera e Mandolfi avevano accesso diretto al software per gli statini degli stipendi, mentre Alfano avrebbe avuto «il compito di reclutare i dipendenti cui corrispondere l’emolumento indebito e ricevere indebiti corrispettivi».

Diverse le conclusioni del giudice nei confronti di altri cinque indagati, tutti sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: si tratta di Paolo Bello (infermiere radiologo al Loreto Mare); Vito Biasi (infermiere nel reparto di chirurgia plastica dell’Ospedale del Mare); Armando Chirichella (infermiere nella radiologia al Loreto Mare), Mario Coronella (tecnico radiologo al Loreto Mare), Gaetano Esposito (infermiere all’Ospedale del Mare).

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