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Sorrento, Raffaele Attardi: la gestione del rischio ESC in penisola sorrentina per poter ottenere i fondi del PNRR

Sorrento. Riportiamo l’interessante riflessione dell’ex sindaco Raffaele Attardi: «Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Si vede in giro un proliferare di iniziative, tutte animate da buone intenzioni tese ad ottenere i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza) finanziato dalla UE. E tante categorie si stanno affannando a proporre progetti per ottenere finanziamenti, presentando progetti a tutela dei loro interessi.
Qualcosa otterranno, un aiuto non si nega a nessuno. Ma la logica del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e ancor prima la linea guida che ispira le politiche economiche europee e i grandi gruppi finanziari, è diversa e si racchiude in una sigla ESC: i soldi veri da erogare, per le opere necessarie a garantire lo sviluppo devono andare in progetti che riducono i rischi ambientali (E = Enviroment), la socialità (S = Sociability) e a soggetti affidabili (C = Corporate Governance).
Non conta cioè il valore di una singola proposta, ma l’affidabilità del soggetto proponente che deve garantire che i soldi vadano spesi per uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e il ritorno sociale dell’investimento. Si deve guardare cioè al contesto e alla filiera di attività che ciascun progetto incentiva, non solo al ritorno della singola iniziativa, per capire cosa si otterrà dai soldi spesi.
Progetti per fare andare avanti una ferrovia piena di acciacchi come la Circumvesuviana e magari per continuare a gestirla senza una visione di quale deve essere il suo ruolo strategico, o fare un ospedale per sostituire due, magari per risparmiare qualcosa, senza valutare il contesto in cui si colloca o la filiera sanitaria nel suo insieme, realizzare un percorso meccanizzato che forse ridurrà un segmento di traffico ma che rischia di produrre un incremento della mobilita su gomma, proporre singole opere più o meno importanti che risolvono qualche problema ma non hanno effetto rilevante sullo sviluppo sostenibile, erogare dei sostegni che di fatto servono solo a tamponare una emergenza, non hanno i requisiti, ognuno presa singolarmente per accedere a questo tipo di finanziamenti: sono tutt’al più spese e investimenti ordinari.
E la gestione del rischio ESC vale anche per la penisola sorrentina.
Per andare oltre all’ottenimento delle risorse necessarie a risolvere problemi di ordinaria amministrazione, e magari indispensabili per gestire una emergenza, o all’ottenimento di sussidi utili solo a superare questa emergenza, cose cioè che servono in pratica per ritornare come prima, o magari un po’ meglio di prima, ci vuole un progetto globale diverso.
Bisognerà dimostrare che alla fine la penisola sorrentina sia capace di dare una risposta globale per ridurre l’impronta digitale prodotta dalle sue attività e cioè che consumerà di meno e inquinerà di meno; che il ritorno degli investimenti ridurrà gli squilibri sociali e tutelerà i più fragili. E come ciliegina sulla torta, tenuto conto che una noce nel sacco non fa rumore, bisognerà dimostrare che il progetto nel suo insieme sia sostenuto da una Corporate Governance larga ed affidabile, cioè da più Amministrazioni insieme.
Chi pensa di fare da solo e di interessarsi solo di interessi locali rimarrà deluso.
La Finanza internazionale non fa regali a nessuno e sa valutare bene i rischi legati agli investimenti.
Senza un progetto globale avremo solo delle briciole e continueremo a consumare ed inquinare il nostro territorio.
E i progetti non nascono a caso, nascono da una visione.
Tutto può essere reso coerente se accettiamo globalmente l’idea che la Terra è l’ultimo dei poveri e che noi non abbiamo il diritto di sfruttarla e contaminarla senza limiti. E che lo stesso deve valere per Sorrento.
Facciamo un progetto che dimostri che ci stiamo muovendo tutti insieme in questa direzione».

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