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Sassari, non la fanno entrare in ospedale perchè i tamponi si erano esauriti e perde il bimbo. Questa follia per il Covid deve finire!

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    Sassari, non la fanno entrare in ospedale perchè i tamponi si erano esauriti e perde il bimbo. Questa follia per il Covid deve finire! Una storia assurdamente tragica raccontata dal Mattino di Napoli , restiamo inorriditi da tanta disumanità, dopo due anni di Covid si blocca tutto, nonostante oramai lo conosciamo, si mettono malati Covid in Ospedali ordinari, perchè magari ci si guadagna di più a avere malati col coronavirus  e si bloccano le operazioni, tutte le colpe sono sui no vax, cioè i non vaccinati, che a leggere certe dichiarazioni aumentano ( come fanno ad aumentare i non vaccinati è un mistero, con l’obbligo si stanno vaccinando quasi tutti, ndr ) , poi le disfunzioni negli ospedali giustificate dalle normative Covid, che impediscono anche l’assistenza ai propri cari, ma riportiamo questa storia raccontata da Umberto Aime .  I tamponi esauriti, niente ricovero e un finale drammatico. La sintesi della storia è questa, il racconto molto più dettagliato. Un’emorragia improvvisa, con il pericolo di perdere il bimbo che Alessia Nappi, 25 anni, ha in grembo da cinque settimane. La corsa notturna al pronto soccorso dell’ospedale di Sassari, ma all’accettazione le regole sono perentorie per tutti: prima il test molecolare, poi il trasferimento in reparto. Ma in ginecologia i tamponi sono finiti. Assurdo, però è andata proprio così. «Torni domani», è la risposta dall’equipe di turno, «per ora prenda un antipiretico se le sale febbre». Poche ore dopo, il dramma. Rientrata a casa, Alessia, alla prima gravidanza, tra atroci dolori, ha un aborto spontaneo. Sono lei e il marito Enzo a raccontare la loro disavventura, a ricostruire le ore tremende nella sala d’attesa delle cliniche universitarie. Hanno presentano un esposto alla procura della Repubblica, chiedono giustizia, ma non risarcimenti, farà sapere il loro avvocato. Anche se da giorni la coppia è in cura da uno psicologo per superare il trauma. «Ho perso il bambino e quei minuti sono stati terribili. Sarà difficile dimenticarli. Vorrei però che tutti sappiano che io credo fortemente nella medicina. Ho fatto due vaccini anti Covid e aspetto il terzo. Ma ciò che mi è successo è inaudito e non deve più accadere. So che ci sono tanti medici e infermieri in gamba, che fanno il loro dovere e sono sotto pressione. Nel mio caso però è mancata un minimo di umanità». La direzione sanitaria dell’Azienda universitaria ha avviato un’inchiesta interna per accertare eventuali responsabilità. Il ministero della salute ha annunciato per lunedì l’invio degli ispettori: «L’indagine sarà approfondita», è l’annuncio che rimbalza da Roma a Sassari. Sta di fatto che il ricovero, o comunque come minimo una visita in reparto, sarebbe saltato perché in ginecologia erano finite le scorte di tamponi molecolari. Altri motivi non ci sarebbero, almeno stando alle indiscrezioni.
    Anche se nessuno sa spiegare come mai quel test indispensabile non sia stato recuperato in un altro reparto, o perché in ginecologia le scorte di tamponi fossero esaurite nonostante fosse di turno per le emergenze. «Io e mio marito – replica Alessia – sappiamo bene com’è andata. Abbiamo aspettato a lungo in sala d’attesa, mentre continuavo ad avere perdite. Poi l’ostetrica mi ha detto di aver parlato col medico e che, essendo poco oltre il primo mese di gravidanza, non avrebbero potuto fare nulla. Poi ci ha detto di andare a casa, prendere una tachipirina e ripresentarci il lunedì con l’esito del tampone molecolare». Tutto inutile, alla fine, perché Alessia ed Enzo il loro bambino l’hanno perso e sono ancora in pieno dramma: «Proveremo ad averne un altro. Lo dobbiamo non solo a noi, ma soprattutto al nostro piccolino che non ce l’ha fatta».
    Il caso di Sassari è rimbalzato anche in Parlamento. Il gruppo di Forza Italia ha annunciato un’interrogazione: «Quanto accaduto è di una gravità inaudita. Ogni responsabilità va accertata e presente e solleciteremo il ministro della Salute per capire se ci sono profili di responsabilità fra i sanitari dell’ospedale universitario».

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