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Salerno Barocca: Regni e Regine

Questa sera alle ore 20,30, nel Salone della Fondazione “Filiberto Menna”, si svolgerà il primo appuntamento della stagione concertistica “In cordis cordae” promossa dall’Associazione Culturale Emiolia, un récital del soprano Giada Campione, del controtenore Pasquale Auricchio con Ernesto Pulignano al clavicembalo

 

Riprende dopo l’anteprima di dicembre la grande musica barocca a Salerno con l’Associazione Culturale Emiolia, che prende il nome dalla figura simbolo del mutamento ritmico, presieduta dal controtenore Pasquale Auricchio, con il primo appuntamento del cartellone della stagione concertistica 2022 dal titolo “In cordis cordae”, che ci accompagnerà  da stasera sino  al prossimo 23 dicembre, in collaborazione con il Touring club di Salerno, l’Arcidiocesi salernitana e col patrocinio morale del Comune di Salerno, che consisterà in ben undici appuntamenti,  che avranno cadenza mensile, in cui giovani musicisti di formazione campana si alterneranno a maestri di fama nazionale nell’esecuzione delle pagine più  interessanti del periodo barocco e rinascimentale. Dopo la defezione dovuta a malanni di stagione del soprano Olga Shytsko, sarà il soprano Giada Campione ad affiancare il controtenore Pasquale Auricchio e il clavicembalista Ernesto Pulignano, oggi, alle ore 20,30 nel Salone della Fondazione Menna, in via Lungomare Trieste,13, in una serata dedicata a “Regni e Regine”. Il concerto principierà con Pasquale Auricchio, nei panni di Ruggiero per l’aria “Mi lusinga il dolce affetto”, dall’ Alcina di Georg Friedrich Handel, un personaggio che da amante soggiogato e ottenebrato dal godimento dei sensi riacquista le qualità morali degne di un cavaliere, passando dall’incantamento d’amore, attorno al quale ruotano anche interessi e pulsioni affettive degli altri personaggi, a spezza-incantesimi. Il controtenore lascerà quindi la ribalta al soprano, Giada Campione per l’aria “V’adoro, pupille”, dal Giulio Cesare  di Haendel, in cui Cleopatra, nelle vesti di Lidia, compare a Cesare circondata dalle muse del Parnaso, simbolo della sensualità che attraversa l’intera opera.  Si passerà, quindi, al Tolomeo sempre di Handel, un’opera insolita, che concentra in soli cinque personaggi le usuali geometrie degli affetti, trascurando quasi interamente la dimensione eroica in favore di una trama intimista e di sapore pastorale. La “grande storia” resta sullo sfondo ed è quella del turbolento Egitto tardo ellenistico, teatro della feroce lotta di potere fra il monarca legittimo Tolomeo IX e l’intrigante madre Cleopatra III, che trama in favore dei figli minori. Da quest’ opera verrà eseguito l’elegiaco duetto “Se il cor ti perde o cara”, che chiude il secondo atto, con la palpitante Seleuce interpretata dalla Campione. Ed ecco Serse, re di Persia, con il controtenore impegnato in una delle arie principali  “Più che penso alle fiamme del core”, un meditato esempio di bel canto, dal I atto dell’opera haendeliana un unicum nella carriera teatrale del genio tedesco: un lavoro che ha il tono leggero della commedia e una forma musicale che, al posto delle lunghe arie con da capo presenta brevi arie quasi sempre prive della ripresa e intervallate da fitti recitativi. Comparirà, poi la regina per eccellenza, Astrifiammante, direttamente dal Die Zauberflote di Wolfgang Amadeus Mozart, per intonare la prima delle sue arie, forse, la più intensa, “O zittre nicht”. Spirito aereo, povera anima senza requie, sarebbe portatrice di male, eppure non ha nulla di funesto, semmai di accorato, di animalesco o di umano: una madre, potente e sconfitta, alla quale hanno rapito la figlia. Seguirà “Scherza infida in grembo al drudo” dall’ Ariodante di Handel. La scrittura prevalentemente centrale e l’assenza di colorature vorticose fanno sì che l’interprete, Pasquale Auricchio, debba non solo eseguire con voce dolce e morbida la dolcissima cantilena, comprensiva di infidi salti d’ottava, ma anche opportunamente variare e accentare la melodia, onde evitare di rendere fatalmente noiosa, questa mesta aria di disperazione. Finale con “Pur ti miro”, duetto posto a conclusione dell’ Incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi. Pura armonia di due voci. Due nitide linee melodiche che restituiscono dell’amore l’abbandono alla passione. Ogni giudizio è sospeso, ogni conseguenza non prefigurata: l’amore è adesso, finalmente. Ogni incontro di suoni, tra le note del duetto, dice questo. Ogni singolo verso del testo, e l’intero svolgersi dell’azione scenica, mettono al centro la passione amorosa, sottraendola al tempo. Nerone e Poppea, finalmente soli l’uno di fronte all’altra, non si curano di quello che sarà, come non si curarono di chi li ostacolava. Si realizzano le premesse poste nel prologo dell’opera: Amore vince su Virtù e Fortuna.

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