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Punta Campanella, segni di chiodi d’arrampicata a pochi centimetri dall’epigrafe osca

Punta Campanella (Massa Lubrense) Domenica 23 gennaio, in compagnia di un amico appassionato di archeologia, mi sono recato a Punta Campanella, avevo voglia di rivedere la famosa epigrafe in lingua osca, quella scoperta nell’agosto del 1985 dal compianto Prof. Mario Russo, che fu motivo di grande soddisfazione anche per Paola Zancani Montuoro, una delle più grandi archeologhe italiane. Alla scoperta seguirono studi che si concretizzarono nel 1990 con una pubblicazione edita dall’Accademia Nazionale dei Lincei a firma di Mario Russo, con contributi critici di Michel Lejeune e curatela di Paola Zancani Montuoro: “Punta della Campanella: epigrafe rupestre osca e reperti vari dall’Athenaion”. L’iscrizione di cui vi parlo è incisa nella roccia lungo la scala che univa l’approdo al santuario di Atena a Punta della Campanella. Secondo quanto ci dicono gli archeologi la scritta ricorda un’opera appaltata e collaudata da tre personaggi definiti “meddices di Minerva”, investiti, cioè, di non ben precisabili funzioni politiche e/o amministrative riguardo al santuario, ed è comunque la prova della radicata presenza sannita nella gestione del sito. La scritta sempre secondo gli studiosi è databile tra il III e il II secolo a.C. A questo proposito bisogna fare un passo indietro e raccontare che verso la fine del V secolo a.C. i Sanniti si riversarono dall’Appennino centrale verso le coste dell’Italia meridionale e nel IV secolo a.C. anche la Penisola Sorrentina venne occupata, quest’epigrafe rupestre conferma la loro presenza così come l’esistenza del tempio dedicato a Minerva protettrice dei naviganti sul promontorio, manufatto preesistente sia alla Villa Marittima romana che, chiaramente, alla torre d’avvistamento cinquecentesca. Ho elaborato questa lunga premessa per sottolineare quanta importanza dal punto di vista storico e archeologico abbia l’epigrafe in lingua osca che potete ammirare ancor oggi incisa sul costone. Vi sarà dunque facile intuire che quando ho scoperto il segno di un chiodo di arrampicata a pochi centimetri dalla scritta, mi sono indignato non poco. Non ho nulla contro il climbing, credo che la Penisola Sorrentina offra tante altre pareti che possano essere scalate ma è chiaro a tutti, almeno spero, che questo sport vada disciplinato su determinati siti del nostro territorio, ci sono pareti che per il patrimonio archeologico e naturalistico che conservano non vanno scalate, anzi credo sia opportuno che Soprintendenza ai Beni Archeologici, Comune di Massa Lubrense, l’Archeoclub sezione di Massa e l’Area Marina Protetta di Punta Campanella si attivino affinchè venga proibito l’accesso a questa parete, che rappresenta un patrimonio di inestimabile valore. A riprova di quanto detto vi propongo due foto, una scattata nel 2006, l’altra da me domenica 23 gennaio 2022, in quest’ultima quella macchia azzurra che nel 2006 non esisteva, che vedete sopra la cosiddetta “Linea: 1 M () GAAVIIS M () L(ÚVKIS) PÍTAKIIS M (), a una decina di centimetri dalla lettera S di L(ÚVKIS) è il segno di un chiodo cosiddetto resinato, in arrampicata si usa la resina, suppongo in questo caso epossidica, per migliorare ancoraggio e tenuta del chiodo. Va da sé che basterebbe l’appoggio di uno scarpone contro una delle lettere e quello che non è successo in più di duemiladuecento anni potrebbe accadere in pochi secondi.
di Luigi De Rosa

TRASCRIZIONE DELL’EPIGRAFE DI PUNTA CAMPANELLA
Linea: 1
M () GAAVIIS M () L(ÚVKIS) PÍTAKIIS M ()
M () GAAVIIS M () L(ÚVKIS) PÍTAKIIS M ()

Linea: 2
L(ÚVKIS) APPULIIS MA(MEREKEÍS) MEDD[Í]KS MENEREVIIUS
L(ÚVKIS) APPULIIS MA(MEREKEÍS) MEDD[Í]KS MENEREVIIUS

Linea: 3
ESSKAZSIÚM EKÚK ÚPSANNÚM
ESSKAZSIÚM EKÚK ÚPSANNÚM

Linea: 4
DEDENS IÚSUM PRÚFATTENS
DEDENS IÚSUM PRÚFATTENS

Generico gennaio 2022
Epigrafe in lingua osca fotografata nel 2006

Punta Campanella, segni di chiodi d’arrampicata a pochi centimetri dall’epigrafe osca
Epigrafe in lingua osca fotografata nel 2022

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