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Positano-Vico, la lettera commovente a Enrico D’Urso: “Da oggi vedremo una stella in più”

La scomparsa di Enrico D’Urso ha inondato di dolore tutti i cittadini di Positano e Vico Equense e quanti l’hanno amato per quel sorriso inconfondibile e una solarità unica. Enrico ha lasciato un vuoto incolmabile, a cui molti tentano di dare un senso con le parole. Uno di questi è suo zio, don Antonio D’Urso, che nell’ultimo periodo era diventato un fratello per Enrico. Ecco la lettera commovente di Antonio rivolta ad Enrico, il cui funerale si è svolto oggi. Suo zio Antonio non era presente al rito funebre a causa del covid, ma ha espresso tutta la sua vicinanza con questo lungo messaggio.

Affamato di Dio, Enrico

Caro Enrico, anzi carissimo fratello (è così che hai cominciato a chiamarmi quasi cinque anni fa quando è iniziata la tua battaglia!!!)

Starai pensando che anche oggi mi sono dimenticato di te – come ripetevi ultimamente – visto che preso dal mio ministero nelle parrocchie di Acquara e Pastena mi facevo sentire e vedere raramente o poco ma sai bene che oggi è altro ad impedirmi di essere accanto a te e alla tua cara e amata famiglia…purtroppo questo maledetto virus ha colpito anche me e mi è toccato accompagnarti da lontano, con un ultimo saluto in videochiamata qualche giorno fa…nella mia clausura forzata, mentre la tua malattia – maleficus la chiama Nathan – si aggravava sempre di più, pensavo che il covid avrebbe potuto farmi visita in tanti altri possibili momenti di questi due anni di convivenza lunga ed estenuante con esso e non riesco chiaramente a darmi una motivazione per cui è arrivato in un tempo in cui tu, Giovanna, i ragazzi e la famiglia tutta avevate più che bisogno di una vicinanza e di un incoraggiamento, ancor di più se penso alla tua esplicita richiesta di essere accompagnato al tuo compimento da una presenza fraterna soprattutto nel giorno del tuo funerale ma so che Maurizio saprà ricordarti per ciò che hai donato anche a lui e soprattutto saprà sostenere il peso del dolore e donare il conforto della fede a tutti coloro che saranno nella nostra chiesa parrocchiale perché anche lui conosce e ha fatto esperienza più volte della sofferenza nella sua vita come uomo e come ministro di Dio, oltre a farne memoriale in ogni eucaristia, ciò che offrirò anche io per te nella piccola cappella che mi sono creato nel corridoio del monastero, il sacrificio di Cristo donato per amore è il tuo sacrificio offerto con amore sull’altare, mensa della vita, talamo della sponsalità in Cristo…mi lascio accompagnare, senza paura e con la mia fragile umanità, dalle mille domande che affollano il mio giovane cuore e dai tanti dubbi che assiepano la mente della mia tenera vita di prete; nel silenzio orante, assordante e ridondante del monastero al Deserto, ho pensato che più di ogni altra persona tocca a me lasciarti partire da lontano, senza trattenerti egoisticamente come ho tentato di fare in questi ultimi giorni chiedendo preghiere e pregando che fossero rubati giorni alla tua partenza perché potessi negativizzarmi, poi ho capito di doverti lasciare andare e ieri sera ho cambiato intenzione alla mia povera e stentata preghiera e nella notte hai trovato finalmente pace in Dio, finalmente Enrico, insieme a Domenico che hai invocato tantissimo in questo ultimo tratto e anche insieme a tuo fratello Enzo, immagino il dolore anche dei tuoi genitori Renato ed Anna, a loro anche la mia carezza, per la sofferenza di aver perso voi due figli, gioielli del loro amore, troppo presto, senza un vero saluto e non riuscendo a gioire pienamente della realizzazione delle vostre vite. Ti scrivo con il desiderio e la certezza di rincontrarti un giorno per fare festa – cosa che a te piaceva tanto e di sicuro in Dio ti troverai bene perché lì è sempre festa – abbiamo un pranzo in sospeso a Roma con carbonara e abbacchio a Trastevere (ricordi!!!), al banchetto eterno quando un giorno ti raggiungerò condivideremo anche questo e tanto altro che non siamo riusciti a fare in questi anni eppure ci eravamo promessi e in Dio ogni promessa non è dimenticata ma troverà il tempo della sua realizzazione in una volontà che non ci appartiene e non è nostra…non ti nascondo che mi ritrovo a scriverti, in questa notte che apre all’alba della tua messa senza fine, eterna, con fatica e palpitazione per dare sollievo alla distanza e per rendere meno amaro il dolore di saperti in partenza e non poterti dare un congedo…quanto ti vorrei sapere ancora nella tua amata casa, ad innamorarti ogni giorno di più di tua moglie Giovanna, a coccolare e a giocare con i tuoi adorati figli Nathan, Maria Luisa e Raffaela, a cucinare per loro, inventare ricette – nella malattia eri diventato loro chef e pasticciere ma non solo – e a prenderti cura di ogni particolare della loro crescita e della casa da tenere in ordine, avevi creato e coltivavi anche il tuo orticello e andavi fiero dei tuoi raccolti (da fare invidia anche al “Paradiso dell’orto”)…ma oggi noi, tutti, raccogliamo i frutti della tua vita, tra una lacrima salata che solca i nostri visi affranti e la certezza che hai dato testimonianza della tua fede fino alla fine e chi ti è stato vicino nel tuo ultimo respiro terreno, lo sa bene e ne ha goduto nonostante il dolore e la sofferenza, a me è stato solo raccontato e condivido una parola di Antonio (tuo cognato ma in realtà molto di più di un semplice cognato) che mi ha consegnato ieri mattina dicendomi che sei andato via da “guerriero”, ed è proprio così che ti ho immaginato perché ho saputo che sei rimasto lucido nonostante il tuo affannato battito del tuo cuore che portava verso la tua fine e il tuo fine, hai implorato misericordia – non ce n’era bisogno – per non avercela fatta a guarire e vincere il male e hai incoraggiato la tua dolce metà ad avere forza, ad andare avanti e a proteggere, custodire e prendersi cura della vostra eredità, donata da Dio il 18 novembre del 2013 quando eravate ancora in Brasile. Enrico per me ce l’hai fatta e lo dico forte e fiero di te perché mi ha donato la tua fede, mi hai insegnato come si affronta il dolore e la malattia, mi hai trasmesso il valore bello di non arrendersi e di sapere che in Dio si vince sempre, anche quando ci sembra di perdere, la non- credenza è l’assenza di Dio, è perdere Dio, ma la credenza, la fede, è perdere con Dio. “Perdere con” indica la sconfitta con Lui (in sua compagnia), ma anche risultare sconfitti nella lotta contro di Lui come Giacobbe nella sua esperienza. Questa lezione l’abbiamo appresa da te, nelle tue opere e nei tuoi brevi e preziosi giorni. Quelli fra noi che pensano che credere sia vincere si sbagliano, e ancora una volta questa tua bara, la tua vita, la tua morte, ci insegnano la difficile arte della resa, tu ce l’hai insegnato e testimoniato. Ti ricordi avevamo paragonato questo cammino ad una partita di calcio e ci dicevamo che il primo tempo era stato vinto alla grande, stracciando l’avversario ostico e bastardo e portando a casa un ottimo risultato con una bella ripresa post operazione merito della tua determinazione e del tuo desiderio di non darti per sconfitto, ad oggi dico che anche nel secondo tempo hai saputo mantenere il risultato ma purtroppo ai calci di rigore non ce l’abbiamo fatta – sono sempre imprevedibili e insidiosi – e noi sappiamo che non è né colpa tua né colpa di Dio, né colpa del portiere che non ha parato, né del rigorista che ha sbagliato, non dobbiamo certamente fare la difesa di Dio perché ad oggi è giusto anche arrabbiarci, abbiamo confidato in Lui che potesse donarci il miracolo, portiamo il broncio a Dio, e questo è un atto di fede. Sembra blasfemo, sembra essere un esodo dalla fede; in realtà è un ingresso nella fede: Non ci hai ascoltati! Non due o tre a chiedere la stessa cosa – come ci indica Gesù – ma cento e mille in una cordata di preghiera che ha riunito persone, famiglie, comunità e luoghi lontani in una coralità che sa già essa stessa di miracolo. Forse, Enrico, il rivolgerci a Dio è già il motivo della preghiera al di là di ogni esaudimento. Anche Gesù, con il cuore in tempesta, chiese che passasse da lui il calice amaro della passione e morte e non fu ascoltato.

Si resiste, si combatte e si perde, ci si arrende, tutti, carissimo fratello. È più difficile farlo alla tua età, a soli 51 anni compiuti da due settimane, quando le speranze promettono, quando ci sono progetti, quando l’amore di Giovanna e dei figli e per Giovanna e per i figli sogna cose belle, quando c’è un lavoro che ti appassiona e ti aspetta per ricominciare, quando la giovinezza è moneta spendibile su tanti mercati belli, buoni e santi della vita…, ma credere è perdere con Dio. Questa lezione vogliamo che tu imprima oggi nella nostra mente e nel nostro cuore. Tu sai che questo perdere è più di una vittoria, quando è ri-mettersi, quando è fidarsi, abbandonarsi, quando è chiudere gli occhi e dire: “Amen”.

Noi sappiamo che la responsabilità di tutto ciò è solo della malattia stessa che è così irrispettosa e irriverente perché assedia terribilmente le vite e i corpi dei suoi uomini e ne travolge completamente dignità, identità e libertà. Nei giorni della tua degenza ospedaliera a Roma, dove ogni pomeriggio venivo a stare con te, abbiamo rafforzato il nostro legame, ho potuto fare tesoro della tua pazienza, della tua docilità, della tua temperanza, della tua mitezza, della tua semplicità, della tua umiltà, della tua ironia, della tua forza, della tua speranza, della tua fede, della tua carità e della tua passione per la vita, ricordo che facevo le corse dalla facoltà per raggiungerti perché stavo così bene vicino a te e volevo fermare il tempo per restare ancora un po’ con te prima dell’orario di uscita, nonostante eravamo in un luogo dove non vai felicemente quale l’ospedale. Ricordo l’amicizia nata con Franco, di Rieti, e la figlia Fabiola, la moglie Giovanna, in questi anni hai continuato a sentirli ogni giorno, ogni settimana, in ogni festa, ricordo quando ti ho fatto l’unzione la sera prima della tua operazione e prima di fartela di spiegai la forza e la potenza di questo sacramento per non spaventarti e tu serenamente e con il tuo sorriso mi facesti essere per te anche ministro di Dio, Franco la volle fare insieme a te, ricordo quando vi hanno separato per le difficoltà di Franco e la tua disperazione perché non lo trovasti in stanza risalito dalla tua operazione, non il dolore dei tagli che avevi ricevuto ma la tristezza di non trovare il tuo compagno di viaggio in camera – iniziasti a urlare il suo nome dal corridoio – ricordo la riabilitazione insieme mano nella mano, tu e lui, nel corridoio da far meravigliare tutti e – come usiamo dire in napoletano – “ribellare” un intero reparto – sono andato a rivedermi le foto – sai oggi da Rieti volevano venire a Moiano per te ma non sono riusciti e verranno sicuramente per il tuo trigesimo perché ci tengono, perché riusciranno ad organizzarsi anticipatamente e soprattutto perché tu in questi anni li hai fatti sentire speciali considerandoli la tua seconda famiglia. Anche il tuo “amico” professore – così lo chiamavi – dottor Maurizio Cosimelli ha speso per te parole bellissime e ha raccontato che di uomini come te se ne incontrano pochi, che vivono la malattia come te dando vita ai tuoi giorni e divorando il desiderio di vivere e di combattere il maleficus per vivere ancora e non smettere più (c’è una lettera che ti ha scritto anche lui)…sapevi rendere speciale e importante tutti con la tua semplicità, umiltà e il tuo inconfondibile sorriso anche nel pieno della fatica e dello stress, nelle corsie degli ospedali, nelle visite di controllo, nei cicli di chemioterapia ma per chi ti ha conosciuto eri e sei sempre così nella vita, sorridente, disponibile, tenero come il pane fino a consumarti per tutti, e tutti ti hanno sempre apprezzato, stimato e voluto bene – era difficile non volerti bene – e hai lasciato un segno indelebile in ogni vita, hai scritto la storia, non sui libri né sulle testate giornaliste ma la storia infinita della vita che nessuno potrà dimenticare perché è testimonianza condivisa.

Enrico eri e sei l’uomo del servizio, quello che si cinge il grembiule e si mette all’opera per gli altri, questo lo ricorda anche il tuo lavoro che hai sempre amato, onorato e svolto con passione, al bancone del bar della Buca di Bacco a Positano, dove per tantissimi anni hai servito bevande, cocktail, caffè, amari, stuzzichini, panini, toast ma soprattutto amore, lo stesso amore che hai cominciato a servire a Dio quando ti ha chiesto di fermarti e iniziare l’avventura straziante prima della malattia e poi subito dopo delle chemio, ogni volta un offerta di amore per provare a strappare la guarigione e a ottenere il meglio da ogni terapia che non hai mai interrotto in questi lunghi quasi cinque anni…ti immagino così varcare la soglia del Regno dei Cieli con un caffè in una mano e uno dei tuoi buonissimi dolci nell’altra a portare amore anche lì tra i santi, gli angeli e tutti i nostri cari defunti…non ti sei risparmiato mai e neanche lì lo farai…ne sono sicuro, ti saprai far apprezzare e farai un po’ di ammuina insieme a tuo fratello Enzo e Domenico e con la sua chitarra e le vostre voci ci canterete che “domani sarà un giorno migliore” come quei giovedì sera di adorazione comunitaria, in cui lui suonava e cantava per noi…ora ti unisci anche tu al suo canto e doni a noi armonia, pace e ristoro ai nostri cuori frastornati, a pezzi, che raccolgono brandelli di vita e faticano a ricomporne i pezzi…sei stato e sei un affamato di Dio, mi ricordo quando nella convalescenza post operazione mi ripetevi in continuazione che avevi fame, che dovevi misurare cosa mangiare e nutrirti solo di ciò che era salutare e ti faceva bene, quanta attenzione e premura avevi e stavi attento a non sgarrare, anche se poi quando stavamo insieme ti tentavo e Giovanna ci rimproverava e noi dicevamoall’unisono “è festa”, eh si è veramente festa, Enrico, ora per te è veramente festa e non possiamo privarti di mangiare o di gioire, non possiamo permetterci di essere tristi, tu incontri il tuo Dio, certo a noi resta il dolore e lo strappo della tua presenza che già è assenza, mancanza, distanza, che già si sente e anche troppo forte ma impariamo che dobbiamo avere rispetto di te che vivi nella gloria e sei nella festa eterna, ora sgarri quanto vuoi e sei al sicuro tra le braccia amorevoli di Dio, mangia il suo Amore per sempre e come hai sempre fatto, invialo anche un po’ a noi qui sulla terra, come quando cucinavi una specialità nuova e volevi farci assaggiare, perché noi restiamo più soli, senza di te e senza la tua dolce e ammirevole esistenza che silenziosamente e discretamente era forte e profonda…sapevi farti sentire e notare, avendo uno sfottò per tutti, soprattutto per Giovanna, tua moglie e anche questo l’hai fatto fino alla fine ironizzando sul fatto che era diventata la tua badante assillante e petulante che ti trattava come un vecchietto, ti teneva sveglio nei tuoi assopimenti giornalieri e che ti voleva far mangiare anche quando non volevi (il fegato si ribellava nel primo e nel secondo caso) ma tu sei stato forte e ci, mi hai insegnato l’arte di abbandonarci a Dio, di fidarci di Lui, di consegnarci a Lui anche quando tutto ciò non è troppo semplice da vivere…Mi vengono in mente le parole della compieta, anche stasera l’ho recitata per te come facevo ultimamente per sentirmi in comunione con te: “Signore, nelle tue mani affido il mio spirito”

Noi certamente arriviamo alla morte, alla tua morte carichi di tanti “perché”, nonostante la lezione che abbiamo ricevuto nove anni fa da Domenico dice di chiederci “per chi”, siamo desolati e senza forze a questa tappa, forse perché abbiamo combattuto troppo e tanto, siamo senza forze perché tramortiti da ciò che è successo, la morte ci coglie come un pugno che ci stende lunghi a terra e ci fa assaporare la polvere della caduta e del fallimento ma su quanto oggi travolge, sconvolge e disorienta la nostra vita e i nostri cammini invochiamo lo Spirito Santo, dolce presenza e autentico consolatore, lo invochiamo sui nostri cuori naufraghi che trovano in questo momento un approdo, un appiglio, un modo per non precipitare, un porto sicuro nelle tempeste della vita. È la nostra fede che ci raccoglie, che ci invita a guardare oltre, a pregare non tanto per te, Enrico ma con te, e a chiedere la tua intercessione, soprattutto per chi le forze ora stenta a ritrovarle o non sa dove trovarle…siamo smarriti come Gesù nel Getsemani nella sua profonda agonia e chiediamo che sia allontanato da noi il suo calice, come i discepoli di Emmaus in fuga dopo la morte e risurrezione del Maestro, abbiamo il cuore turbato e fatichiamo a riconoscerti, come i greci venuti a Gerusalemme che lontani dal essere discepoli chiedono a Filippo: «Vogliamo vedere Gesù!». È spontaneo dirci dove sei Gesù in questo dolore, dove sei in questo drammatico epilogo, dove sei in questa famiglia che tu hai costituito donando amore reciproco a genitori senza figli e a figli in cerca di genitori, dove sei nella vita di Anna e Renato che ancora piangono la morte di un giovane figlio, dove sei???…Anche noi gridiamo e sussurriamo tutto questo e tanto altro e vogliamo vedere Gesù…fatti sentire, fatti vedere ma sappiamo altrettanto bene, caro Enrico, che la tua giovane vita, provata, visitata, triturata dalla sofferenza, è stata finalmente liberata, ora, qui ed ora, nell’oggi della fede, il calice l’hai assunto, sei ritornato a Gerusalemme e stai raccontando di quel pane spezzato, hai seguito Cristo sulla via della croce perché chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita, la conserverà per la vita eterna…donaci, Enrico, la grazia di poterlo fare anche noi, ad ora non ci riusciamo…all’esame della risurrezione veniamo rimandati perché è una realtà a cui crediamo ma che non si invera facilmente nei nostri tessuti di vita, è più forte il dolore per noi che ancora lo viviamo… Beato te che non lo vivi più!!!

Enrico, ti dico grazie per come hai vissuto, grazie per come hai sofferto, grazie per come sei riuscito a sgusciare da questa vita, mentre si annunciava un’alba, nella notte sei partito alla ricerca della luce… tu sei luce del mondo e non sei più posto sotto un moggio, tu sei sale della terra e ora hai il vero sapore che mai più perderai. Grazie perché sei stato e sarai ancora luce per Giovanna, non le far perdere la fede e aiutala a non nascondere il raggio che illumina la sua terra umida e desolata, aiutala ad esserefiglia di Dio Padre e madre dei vostri figli, aiutala a stare accanto all’irruenza adolescenziale di Rafa che ha bisogno di amore e di sentirsi voluta bene (so che, anche se forse non l’hai detto, tu l’hai perdonata perché i figli possono ferirci provocando tanto dolore ma restano sempre figli da amare e da aiutare a crescere), aiutala a stare accanto a Maria Luisa che era legatissima al suo papà, ti adorava e ora nella quotidianità potrebbe disperarsi perché non ti trova, aiutala a stare accanto a Nathan, il cucciolo di casa, piccolo e indifeso che cercherà di imitarti nelle scelte della tua vita perché tu sei ed eri il suo capitano di mille avventure, sii luce per i tuoi genitori perché non perdano la rotta della loro vita e sii luce anche per i tuoi suoceri che ti hanno accolto e accompagnato come un figlio…aiuta Marina a generare e a stare accanto a Luigi, ora anche lei sentirà la tua mancanza, chi la prenderà in giro ad ogni rimpatriata di famiglia, aiuta Antonio e Lella e le loro piccole “donne” che crescono a consolidare la bellezza della loro famiglia e la speranza che nulla è impossibile a Dio, aiuta anche me Enrico ad essere affamato di Dio come te, ad essere paziente nella prova e nella fatica e ad essere appassionato della vita e nel cammino, donami fretta di amare, di saper imparare e di saper donare amore, in particolare ti prego per tutti i giovani e giovanissimi delle mie comunità, a loro, sai bene, perché hai ascoltato le registrazioni delle omelie insieme a Giovanna, ho dedicato la novena di Natale sapendo che sono il fuoco della speranza…accompagnato dalle note di Domenico “Promettimi, Signore” e dalla certezza evangelica che Lui è venuto a gettare fuoco sulla terra e come vorrebbe che fosse già acceso…aiutami a compiere passi e ad avvicinare chi si è allontanato di loro, tra loro… rendi fecondo il tuo dolore anche per me, fai fiorire il deserto, ritrovare la strada a chi la smarrita dietro il muro dell’indifferenza, del pregiudizio e della superbia e metti nel cuore il desiderio di non sciupare giorni che potrebbero non tornare più per le nostre relazioni. Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi. Affrettiamoci ad amare. Perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Perché non esiste amore sprecato, e perché non esiste un’emozione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente daun’altra persona, che non bastiamo a noi stessi. Tu Enrico, che vivi il tempo eterno donaci di non perdere il nostro tempo, i nostri giorni e di investirli in amore, l’unica banca che non fa interesse ma accumula capitale per la nostra salvezza…tu ora sei salvo e sei santo perché hai saputo amare ed essere amore vero, trasparente e spigliato…infuocato e puro!!!

Grazie perché sei e sarai sale della terra, non hai perso il tuo sapore e non hai perso il tuo gusto per il bello e per la vita, hai saputo trasformare in una sciagura in un’occasione e uno spiacevole imprevisto in un’opportunità…donaci la possibilità di continuare ad assaporare che dietro ogni fatica c’è un amore inatteso, che dietro ogni sterilità c’è un parto inaspettato, che dietro ogni morte c’è una risurrezione nuova per ricominciare, ripartire o continuare, senza mollare ciò che si sta facendo e sognando ancora di costruire…il meglio deve ancora venire e tu lo sai…noi dobbiamo ancora diventare sale, tu già lo sei e noi impareremo da te e attraverso la tua morte ancora una colta diremo oportebat, era necessario e ci accorgeremo che Dio ancora una volta non ha sbagliato e avrà scritto dritto nelle righe storte e Lui che è Padre non ha voluto il male dei suoi figli anche se noi legittimante l’abbiamo pensato, creduto e messo in dubbio… aiutaci ad essere sale e a rendere saporita la nostra terra… “ama la tua terra, non la tradire” dice Fiorella Mannoia in una delle sue canzoni che ti dedico – In Viaggio – non tradiremo la nostra terra, anche se in questo momento ci sentiamo traditi ma sappiamo che tu hai benedetto e amato ogni giorno anche quelli di dolore e noi dovremmo mettere sale per non perderne la bontà di un’arte di vivere sublime, meravigliosa e affascinante. Grazie Enrico perché sei stato sale buono e saporito, condimento ed ingrediente imprescindibile e perché il sale ha reso tutto più gustoso, anche l’indigestione della tua morte.

Infine voglio donarti questo verso di Erri De Luca, e lo faccio veramente senza presunzione, perché ha accompagnato il tuo primo Natale da “tumorato di Dio”, così dicono le sorelle di Orvieto che anche hanno pregato e accompagnato il tuo dolore in questi anni, in particolare Damiana. Ne “In nome della madre”, Maria, che ha già dato alla luce il suo bambino, e lo tiene stretto e non vuole ancora chiamare Giuseppe, dice, guardando l’orizzonte: Ecco, lentamente l’alba striscia all’orizzonte e scardina la notte. È stato così ieri sera per te: un’alba di Natale (chi abbia distrutto il Presepe – qualcuno l’avrà fatto – lo rimetta in piedi; chi ha spento l’albero, lo riaccenda…in casa tua sei stato bravo perché ancora è Natale, il presepe è ancora in piedi realizzato da te e Nathan e definito in ogni piccolo particolare e dettaglio, ti piaceva amabilmente realizzarlo, dall’anno prossimo Nathan erediterà quest’arte), un’alba di Natale, un’alba di Pasqua, la tua. E Pasqua è passaggio, Pasqua è sgusciare dalla schiavitù per la libertà, Pasqua è entrare nell’amore che tu ci hai insegnato e viverlo per sempre.

Grazie, Enrico, siamo fieri di te, perché non hai pensato a te stesso e, anche nelle ultime ore, ci hai inondati di raccomandazioni, affidandoci gli uni agli altri, come Gesù sulla croce. Anche a me da lontano hai detto: tu sai e te lo devi vedere tu. Chi parte e sa partire, chi perde e sa perdere, non pensa a sé, ma pensa agli altri, pensa a noi, hai pensato a Giovanna, ai tuoi figli, a non ricevere più medicine ma lasciarti vivere la morte. Enrico, hai messo tutto a posto, tutto in ordine, ci hai sganciati da te, e Giovanna accanto a te è stata formidabile, profetica e donna della corsa…veramente hai affidati gli uni agli altri come Gesù dall’alto della croce (Ecco tuo figlio. – E a Giovanni -: Ecco tua madre): Vi affido, prendetevi carico gli uni degli altri.

Questo, Enrico, nel nostro logoro linguaggio, si chiama amore. E l’amore è più forte della morte – vorrei gridarlo a tutti ma soprattutto alla nostra famiglia, aiutami a farlo tu che sei nella Verità e in una posizione migliore della mia – è scritto nel Cantico dei Cantici: perché mai dovendo cercare una forza pari all’amore, l’autore sacro è ricorso alla morte? L’amore è più forte d’ogni cosa, più forte della morte. Noi lo sperimentiamo adesso, Enrico, sentendoci con te; lo sperimenteranno i tuoi genitori, Giovanna, i tuoi figli, la tua famiglia, la tua comunità di Moiano tramortita dal dolore, le comunità di Acquara e Pastena che hanno accompagnato il tuo ultimo match e i tuoi ultimi giorni e a cui va tutta la mia infinita e impareggiabile gratitudine…grazie delle preghiere!!! Ora in una miriade di miracoli che attendiamo da te, che sei riuscito a sgusciare così, silenzioso come la luce, in quell’alba che si preannunciava, aiutaci ad attraversare la nostra notte per poter veramente annunciare e testimoniare: Ecco, lentamente l’alba striscia all’orizzonte e scardina la notte.

La notte, Enrico, adesso è nostra. Tu no, tu sei nella luce, nella luce della Pasqua. E allora guarda questa notte, così lunga da passare, questo silenzio così duro da raccontare, questo cratere che ci hai lasciato dentro. Tutti vorrebbero chiedere Custos, quid de nocte? Sentinella, quanto ancora durerà questa notte? Quante altre morti avremo ancora da piangere? Quando si farà giorno?

Vogliamo affrontarla insieme questa notte e, da oggi, alzando lo sguardo al cielo stellato noteremo una stella in più, una stella di prima grandezza e quello sarai tu come insegna il Piccolo Principe, la mia stella sarà per te una delle mi stelle ed essere ti sorrideranno e ti faranno ridere…noi guarderemo le stelle da stasera in poi e sorrideremo perché dentro una di esse ci sei tu e noi sapremo riconoscerti perché brillerai più di tutte. Grazie, Enrico perché sarai la nostra stella che in Dio ha placato il suo dolore, la sua fame, la sua corsa. Grazie perché sei stato affamato di Dio e grazie perché hai avuto fretta di vivere ed amare…che il tuo testamento sia la nostra strada per ritrovarci e continuare.

Ti accolga Dio nella sua gloria e Domenico ed Enzo possano essere la sua dolce e infinita accoglienza!!! Ti voglio bene e ti prometto che sarò accanto a Giovanni e ai ragazzi, abbiamo già deciso che appena mi negativizzo ce ne andiamo alcuni giorni ad Orvieto da Damiana…tu sari con noi perché desideravi andarci!!!

Antonio, tuo fratello

P.S.: e non finisce qui!!! Vorrei invitare e incoraggiare ciascuno di voi a compiere un gesto di vita. Tra oggi e domani compiamo un gesto legato alla vita, come può essere piantare un albero, una rosa, una pianta, un fiore… Saranno gli alberi, le piante e i fiori che pianteremo a fare memoria di questo momento di congedo ma anche di attesa, perché un giorno ci potremmo ricomporre definitivamente, senza separazioni, nella Gerusalemme del Cielo. Dobbiamo e possiamo, dinanzi alla morte, fare gesti che sembrano folli, ma che sono radicali e che affondano le radici nel vivo della nostra fede perché ci sia ancora vita e ci sia per l’eternità…oggi e per sempre…oltre, di più, senza fine.

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