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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “Il San Michele del veliero”

Piano di Sorrento. Riportiamo il tradizionale e sempre molto interessante racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci parla del San Michele del veliero: «La polena era una decorazione lignea collocata sulla prua delle navi dal XVI al XIX secolo. All’inizio l’uso riguardò i galeoni, ma ancor prima, alcune imbarcazioni antiche, avevano avuto vistose decorazioni sulla prua. La polena aveva lo scopo di distinguere una nave dalle altre e di mostrare a tutti le disponibilità finanziarie del proprietario. Durante l’epoca barocca alcuni velieri avevano polene gigantesche, pesanti tonnellate e talvolta ne portavano persino due. La grandezza ed il peso influivano negativamente sulla navigazione; questo motivo portò a fare polene molto più piccole, meno costose e addirittura a eliminarle; in realtà caddero in disuso con la fine della propulsione a vela. Inizialmente erano immagini di donne, che gli intagliatori producevano nelle loro officine, talvolta vere e proprie opere d’arte. Esse, poco alla volta, sostituirono i mostri e gli altri simboli della tradizione pagana; da un lato, ingentilivano la prua e dall’altro avevano il compito di fronteggiare per prime, le insidie del mare. Avevano uno scopo apotropaico: a seni nudi offrivano le poppe alle onde, per calmarle, come una madre offre il seno al bambino.
Naturalmente, nel periodo di maggiore fioritura dei cantieri navali di Cassano ed Alimuri, anche il Piano ebbe le sue botteghe di intagliatori per fabbricare polene ed alcune raggiunsero un buon livello per il lavoro scrupoloso e per la qualità del manufatto. Tra tutte merita una particolare attenzione quella dei Maresca che operava tra Napoli ed il Piano; era un’officina, per anni guidata da Nunzio e Gian Lorenzo, che aveva molti dipendenti, tale da formare una vera e propria scuola, con uno stile proprio ed un’attrezzatura di tutto rispetto. La bottega, attiva a Napoli fin dalla metà del Cinquecento con Bernardino fondatore, è documentata fino agli inizi del Settecento; le sono attribuite anche le statue di Sant’Agnello, San Prisco e quella di Sant’Antonino di Campagna. Accanto alle polene ed alle statue realizzava soffitti a cassettoni, decorazioni ed armadi per sagrestie. Esistono circostanze che inducono a pensare che nel Piano si producessero semilavorati che poi venivano affinati e completati nel grande laboratorio napoletano.
Sul finire del 1600 a Giuseppe Maresca, ultimo esponente della bottega, fu commissionato il nuovo San Michele Arcangelo, per la chiesa di Carotto. Non una polena, stavolta, ma una statua vera e propria, richiesta che dovette emozionare non poco l’artista-artigiano; forse fu proprio lui a scegliere l’albero di gelso a Gottola, ordinarne il taglio fino ad accogliere l’enorme tronco nell’officina. Dunque il nostro San Michele è nato tra le polene; ne ha tutta l’aria per la postura e lo sguardo che si perde nell’orizzonte marino. Allora il paese tutto è un veliero, un popolo di gente di mare, devoto anche alla Madonna delle Grazie, Stella del Mare. Le due ali disegnano la prua e San Michele guarda avanti, scruta l’orizzonte, indica la rotta, governa le vele, chiama il vento propizio ed accompagna il suo popolo nei mari molto spesso tempestosi.
La statua di San Michele giunse alla Marina di Cassano, da Napoli, il 28 maggio 1705 e non nel 1724, come si legge in varie pubblicazioni, dove fu accolta in pompa magna dal clero e dal popolo. Da una nota tratta dall’Archivio Storico per le Province Napoletane Volume 40 sappiamo che l’opera costò 602 ducati e che il pagamento, dilazionato nel tempo, fu curato da Don Domenico Grisi, Sacrista dell’Annunziata. Il costo, attualizzato, corrisponderebbe a poco più di trentamila euro. La discordanza tra le due date di consegna mette in evidenza una serie di interventi sulla statua, uno o più ritorni alla bottega napoletana per procedere a limature, adattamenti e tagli per poterla intronizzare con un certo agio nel tempietto appena ultimato e, ogni modifica, finì per mortificare il lavoro del Maresca. Non è da escludere che la statua sia arrivata a Cassano la prima volta nel 1705 e sia tornata definitivamente nel ’24. Non è da escludere neppure che il Giuseppe Maresca, autore dell’opera, non sia quello che gli studiosi certificano attivo dal 1645 al 1665 come si desume dai documenti, ma che possa trattarsi di un parente, forse un nipote, con lo stesso nome. Dal 1665 al 1705 passano quarant’anni ed è molto difficile che si parli della stessa persona.
Nell’arco di trecento anni la statua ha subito ancora altre modificazioni che hanno sottratto valore all’opera originaria. Restano comunque due elementi che la rendono preziosa: quella di essere opera di un artigiano-artista-parrocchiano di Carotto ed avere un forte legame con il mare che, da sempre, è nel sangue di questo popolo».

 

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