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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Gesù ci insegna a camminare controcorrente”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia pronunciata in questa domenica da Don Pasquale Irolla durante la Santa Messa mattutina celebrata nella Basilica di San Michele Arcangelo a commento del brano odierno del Vangelo: “In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”.
Ed ecco le parole di Don Pasquale: «Gli amici di Gesù a Nazareth si attendevano un’attenzione particolare per loro cresciuti insieme al Maestro. Avrebbero desiderato vedere i prodigi che Gesù aveva compiuto a Cafarnao, non molto distante da Nazareth, eppure Gesù non li accontenta, non ci sta a lasciarsi prendere dal consenso e dagli applausi. Molte volte anche noi vorremmo da Gesù un’attenzione particolare, essere ascoltati nelle nostre preghiere o semplicemente tirare Dio dove noi vogliamo, cercare di indirizzarlo verso i nostri propositi, le nostre preoccupazioni. Ma Dio è libero, Gesù è libero di parlare o di tacere, di compiere una guarigione, di fare prodigi o di andarsene. Questa è la libertà di Dio con la quale noi siamo invitati a fare i conti per una vita intera. Quando noi facciamo i conti con la sua libertà, quando sperimentiamo di non avere avuto quell’attenzione che ci meriteremmo o che vorremmo, allora possiamo entrare davvero nel suo mistero, possiamo intuire qualcosa di chi sia Dio, di chi siamo noi. Questo vale nella nostra relazione di fede con lui ma certamente vale anche nelle nostre relazioni più intime, dove c’è sempre una contesa in cui ciascuno vuole portare l’altro a sé, alle proprie idee, alle proprie convinzioni e molti conflitti potrebbero ricevere un altro esito se noi ricordassimo che la persona che io amo e che mi ama è libera.
Molte volte non riusciamo a intuire la volontà di Dio, i suoi disegni. Forse questo è l’aspetto più bello della nostra vita e della nostra fede, poter dire “non ci capisco quasi niente” e stare ad attendere, a mendicare una parola o un silenzio, un cambiamento di sorte o invece lasciare la nostra vita scorrere così come sta.
In particolare quel che mi attira di questa pagina e vi consegno stamattina cercando di incoraggiarci a guardare avanti con amore e con forza sono le ultime parole la conclusione di questa brano del Vangelo dove l’evangelista Luca sottolinea che Gesù passando in mezzo a loro si mise in cammino. La traduzione vecchia suonava così: “passando in mezzo a loro se ne andò”. Questa pagina di Vangelo è difficile, la giornata di Gesù a Nazareth è difficilissima e dall’epilogo forse possiamo capire qualcosa noi, abituati al consenso, noi che non sappiamo ricevere critiche, noi che siamo immersi in una cultura ed in una società che pretende da noi nessun nessuna obiezione.
Gesù oggi ci insegna a camminare controcorrente. La vita è un passare dall’essere bambino all’essere adulto. Molti di noi sono ancora bambini perché non accettano il fatto che vivere significhi attraversare controcorrente, ancor di più credere. Se noi attraversiamo le persone – come Gesù fa – invece di scappare noi ci scortichiamo, ci facciamo male, ma Gesù ci invita a continuare a camminare. La parola non si ferma. Gesù continua, non si arresta, non chiude i battenti perché tutti lo hanno respinto.
Se c’è una parola che viene da Dio, se nel discernimento sono sotto il suo sguardo, allora devo continuare a camminare. Questo significa diventare adulti nella vita, nella fede, nell’amore. Attraversare le persone, attraversare la vita, attraversare gli anni continuando a camminare. Questo è il più bell’augurio che voglio fare oggi a ciascuno di noi, continuare il percorso, andare avanti con i segni addosso di critiche, di fischi, di fallimenti, di cadute che non dicono nulla di te, che non vanno prese come giudizio di bocciatura ma che fanno parte della vita e se Dio lo permette allora noi siamo invitati a continuare a camminare. Auguro a ciascuno di noi di tagliare il traguardo, poi ci volteremo indietro ed insieme con Dio faremo i conti alla fine, non durante il percorso perché sarà lui a dirci la parola definitiva. A noi è dato di assecondare l’invito di Dio ad annunciare la parola e continuare a camminare, guai a noi se ci dovessimo fermare per scrupoli, per mancanza di forze, per sensi di colpa. Continuiamo a camminare come Gesù che quel giorno non si mise in cammino ma continuava a camminare, un tempo imperfetto che indica la ripetizione di un’azione che era già cominciata dall’eternità».

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