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Mons. Francesco Alfano, Vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia: “La centralità della Parola di Dio”

Riportiamo il commento di Mons. Francesco Alfano, Vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, incentrato sulla prima lettura di oggi tratta dal libro di Neemìa: “In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i levìti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza»”.
Ecco le parole di Mons. Alfano: «La centralità della Parola di Dio nella vita di fede del popolo. E’ quello che ascoltiamo oggi in questa importante pagina dal libro di Neemìa. La storia di Israele ci rimanda a questa esperienza, è stato riscoperto il libro della legge quando gli ebrei sono tornati dalla deportazione ed ora insieme ne fanno esperienza. Il sacerdote ha convocato tutto il popolo e porta la legge davanti a questa assemblea. Israele si identifica con l’assemblea, con il raduno, è Dio che chiama. Sarà la Chiesa a fare esperienza piena di questa convocazione. Ci sono proprio tutti: gli uomini, le donne e tutti quelli che sono capaci di ascoltare e di intendere. E viene letto il libro che raccoglie nel Pentateuco le parole del Signore, i suoi precetti, i suoi comandamenti, perché il popolo possa vivere l’alleanza. Viene letto il libro sulla piazza, davanti alla porta, dando la possibilità a tutti di ascoltare dallo spuntare della luce a mezzogiorno, un tempo prolungato.
Tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Bellissima l’immagine che esprime bene l’esperienza dove poggia la nostra fede e il popolo che insieme tende l’orecchio e pone attenzione perché questa Parola nutra la mente, il cuore e la vita.
Lo scriba Esdra, che si trova sopra una tribuna di legno di modo che tutti possano vedere e ascoltare la Parola, apre il libro e dinanzi a questa azione quasi liturgica il popolo si alza in piedi non solo in segno di rispetto ma con la percezione netta di stare davanti a Dio ascoltando la sua Parola e riceve la benedizione dal Signore rispondendo: “Amen, amen” a Dio che si dona. Si inginocchiano, si prostrano con la faccia a terra. E’ un rituale per nulla formale, è la manifestazione esteriore della certezza: Dio ci parla, la sua legge è il dono che ci permette di essere in relazione con lui.
Ma poi ascoltiamo come viene letta e recepita la Parola. Ci sono i vari addetti, i Leviti, che leggono il libro della legge di Dio a brani distinti, piccoli passi uno dopo l’altro perché ogni volta c’è la spiegazione perché tutti possano comprendere non solo quello che viene detto ma cosa significa. La Parola non è mai semplicemente una soddisfazione intellettuale per conoscere qualcosa, è un invito ad aprire la vita alla volontà di Dio.
Neemìa, Esdra, i Leviti, tutte le figure che qui vengono richiamate hanno il compito di ammaestrare il popolo, di aprire questa prospettiva nuova.
La parola, seppure mette a nudo le nostre miserie, è motivo di gioia, non si può piangere. Anzi l’intervento del governatore Neemìa invita a fare festa: mangiate carni grasse, bevete vini dolci, ma datene anche a chi non ha nulla di preparato. Questo è un giorno che appartiene al Signore. Non ci si può lasciar prendere dalla tristezza pur comprensibile e giustificata. Il motivo è uno solo: la gioia del Signore è la forza di Israele. Sia così sempre anche per noi ogni volta che, posti come oggi davanti al Vangelo e davanti a Gesù che si presenta come la Parola di Dio per noi, ascoltiamo accogliamo e seguiamo».

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