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In occasione della Giornata della Memoria, un omaggio al com. Antonino d’Esposito che salvò 516 ebrei

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, nella cui ricorrenza vengono ricordate le oltre 15 milioni di vittime causate dall’Olocausto, di queste, circa sei milioni appartenevano al popolo ebraico. Il loro genocidio è chiamato “Shoah”. Questa giornata è fondamentale non solo per commemorare le tante vite innocenti spezzate da questo massacro, ma anche e soprattutto per continuare l’opera di sensibilizzazione sulle forme di discriminazione sociale che ancor oggi si perpetrano: siano esse di carattere etnico che di genere o religioso. In Penisola Sorrentina fortunatamente non ci furono  episodi di persecuzione razziale ma in quest’occasione mi piace ricordare una vicenda altresì di coraggio che vide protagonista un nostro conterraneo che merita gli onori della cronaca. La storia è quella del comandante Antonino d’Esposito, Tenente di Vascello di Complemento al servizio della Regia Marina. Nella notte tra il il 18 e il 19 ottobre 1940, le autorità della Regia Marina italiana furono informate del naufragio sull’isolotto sperduto di Kamilloni, nel Mare Egeo, di una vecchia nave partita da un porto sul Mar Nero, il “Pentcho“. L’imbarcazione, (un battello fluviale!)  che poteva trasportare un massimo di 80 persone, che aveva attraversato il Danubio, aveva a bordo 516 Ebrei (cechi, polacchi, slovacchi, tedeschi, rumeni) in fuga da Bratislava, prossima ad essere invasa dai nazisti. Su ordine del Gov. Delle Isole Italiane dell’Egeo, il com. Antonino d’Esposito non esitò minimamente a salpare con la motonave “Camogli” per soccorrere i naufraghi, senza risparmiarsi in aiuti né lui né il suo equipaggio. Come riportato sul “Giornale di Bordo” originale, che ancor oggi è in possesso degli eredi, la partenza sulla “Camogli”, dove erano stati imbarcati i sopravvissuti del “Pentcho”, avvenne il 19 ottobre alle ore 00:00; uomini, donne e bambini furono sbarcati poi ad Alinnia alle ore 9:00 del 20 ottobre 1940, da questa spiaggia raggiungeranno Rodi. Ringrazio della testimonianza che mi è stato possibile raccogliere il com. Aldo d’Esposito e la Signora Adriana, figli di Antonino d’Esposito, e il nipote Claudio d’Esposito. Di quest’episodio esiste anche un ottimo documentario del pluripremiato regista Stefano Cattini  “The Children of Pentcho” (2018), co-prodotto da Rai Cinema, Sonne Film, menzione speciale al Festival dei Popoli di Firenze.

a cura di Luigi De Rosa

Generico gennaio 2022
Il Pentcho incagliato a Kamila Nisi o Kamilloni – Fonte: G. Manzari, Op. cit. infra

Generico gennaio 2022
Il Pentcho incagliato a Kamila Nisi o Kamilloni – Fonte: G. Manzari, Op. cit. infra

Generico gennaio 2022
L’accampamento a Rodi detto “Campo Stadion” – Fonte: G. Manzari, Op. cit. infra

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