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Il racconto del Prof. Ciro Ferrigno su Antonino d’Esposito, il comandante di Piano di Sorrento che salvò 516 ebrei

Nella Giornata della Memoria in cui vengono ricordate le oltre 15 milioni di vittime causate dall’Olocausto riportiamo il racconto del Prof. Ciro Ferrigno su Antonino d’Esposito, il comandante di Piano di Sorrento che salvò 516 ebrei: «Era l’anno 1940 quando un nutrito gruppo di Ebrei, per la precisione 516, partì su una vecchia carretta del mare da un porto del Mar Nero verso una destinazione indefinita per fuggire da una persecuzione che era diventata insopportabile. La nave era fatiscente e al massimo avrebbe potuto trasportare un centinaio di persone, ma l’occasione era troppo ghiotta per individui senza scrupoli che stiparono a bordo uomini, donne e bambini, con grossi guadagni. La nave per ben cinque mesi vagò prima per il Mar Nero e poi per il Mediterraneo alla ricerca di un porto disposto all’accoglienza, ma le condizioni peggioravano di giorno in giorno, fino a dare chiari segni di cedimento. Intanto in tutta Europa si addensavano le nuvole sinistre delle leggi razziali e dell’odio antisemita e in Germania ed Auschwitz cominciava il triste calvario di morte, con un elenco di condannati che si allungava sempre di più.
Il genere umano raggiungeva il punto estremo di degrado, cattiveria e trionfo del male. Gli Ebrei, come gli omosessuali e gli zingari, erano considerati non degni di esistere e pertanto lo sterminio appariva l’unica soluzione al problema, l’unica possibilità di migliorare l’umanità, lasciando in vita solo gli esponenti di una razza pura, superiore, fatta di super uomini e super donne, con occhi azzurri e capelli biondi.
La nave, col mezzo migliaio di Ebrei, letteralmente stipati in ogni suo angolo, continuava a cercare invano un luogo dove attraccare, mentre cominciava lentamente ad affondare. Il naufragio avvenne presso un isolotto disabitato del Mare Egeo, Camiloni, allora possedimento italiano, dove gli Ebrei capirono che sarebbero stati lasciati morire.
La notizia del naufragio giunse alle autorità della Regia Marina, le quali si attivarono per soccorrere i naufraghi. La lunga, millenaria tradizione italiana, che ha sempre considerato sacro il soccorso di vite in pericolo e l’aiuto in incondizionato all’uomo il mare, aveva la meglio sull’odio razziale e sulle leggi spietate di quei giorni. Fu inviata a Camiloni una unità della Regia Marina, la “Camogli” al comando del Tenente di Vascello di Complemento, Antonino d’Esposito, di Piano di Sorrento, su ordine del Governatore delle Isole Italiane dell’Egeo, Cesare Maria De Vecchi conte di Val Cismon.
Il salvataggio avvenne nella notte tra il 18 e il 19 ottobre del 1940. Il Comandante si adoperò con ogni mezzo per lenire la sofferenza di quelle persone, dando loro da mangiare e da bere e soprattutto quel calore umano che la povera gente senza patria aveva finito col credere perduto per sempre.
Forse l’immagine macabra dello stuolo di tanti infelici su quel piccolo lembo di terra, con i vestiti a brandelli e inzuppati, gli occhi spenti, pieni di paura e di dolore, le braccia alzate nel chiarore lunare, come spettri, avrà accompagnato il Comandante per tutto il resto della vita. La figlia Adriana ne parla e ancora le trema la voce, fiera del padre che aveva sentito forte, come comandamento di Dio la necessità di soccorrere con amore e fratellanza quei poveri naufraghi!».

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