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Al Museo Archeologico di Napoli si parla di Mario Astarita

Nell’ambito degli incontri di Archeologia 2021-2022 indetti dal Museo Archeologico di Napoli, il prof Carlo Rescigno nel presentare i reperti di Cuma esposti a Napoli, parla di Mario Astarita, cittadino della Penisola Sorrentina, appassionato collezionista e archeologo. Nella miriade di racconti e storie della provenienza dei reperti , salta fuori la grande casa a Margellina piena zeppa di reperti, di Mario Astarita e del suo circuito di appassionati. La collezione viene consegnata al Museo Gregoriano del Vaticano e studiata da Mario Iozzo.

Generico gennaio 2022

Ma perchè noi inviati di Positanonews a sentire il nome di Astarita , saltiamo sulla sedia?

Nel Verbale del Consiglio Direttivo del Museo  Correale di Terranova del 12 aprile 1923, avente per oggetto Commemorazione del Gr. Uff. Tommaso Astarita, nel Verbale del Consiglio di Amministrazione dell’8 settembre 1923, in cui, tra l’altro, in segno di riconoscenza, si deliberò quanto segue: «Π nome del Cav. Mario Astarita sia inciso nella targa marmorea che ricorderà in una sala del Museo i Benemeriti dell’Ente». Si comprende l’importanza e la munificenza di questa famiglia.

Nato a Napoli il 12 marzo 1896, non ancora ventenne, assistette infatti con grande emozione agli scavi diretti, prima, da Vittorio  Macchioro e poi da Alda Levi: sotto i suoi occhi un mondo seppellito da due millenni tornava miracolosamente alla luce. Mario  Astarita ne subì il fascino irresistibile e fu allora che ebbe inizio la storia di un competente e stimatissimo archeologo amatoriale, nonché di un raffinato collezionista, la cui passione per l’arte, lunga una vita, lo avrebbe reso «uno dei rarissimi principi dell’ultimo collezionismo europeo»9, spingendolo a viaggiare in Italia e all’estero alla ricerca degli oggetti più svariati: pezzi di scavo, quadri, bronzi, armi, libri.

Non solo di collezionismo, tuttavia, si occupò Mario Astarita, che dal 1923 al 1932 prese il posto del padre all’interno del Consiglio di Amministrazione del Museo Correale di Sorrento, distinguendosi anch’egli per il medesimo mecenatismo ereditato dall’illustre genitore. Appena assunto l’incarico, donò infatti la somma di tremila lire «esplicando anche in sé i sentimenti d’interessamento al Museo del compianto suo genitore». Per ben quindici anni, dunque, prima Tommaso e poi il figlio Mario ebbero un ruolo senz’altro di prim’ordine nell’amministrazione del museo, testimoniando di una sensibilità comune.   Mentre un appartamento, affittato appositamente a Mergellina come deposito, continuava a riempirsi di opere d’arte, la sua bella casa alla Riviera di Chiaia divenne meta, per oltre mezzo secolo, non solo di illustri archeologi ma anche di famosi specialisti di arti figurative e di direttori dei più grandi musei provenienti da tutto il mondo. Grazie alle sue pregiate collezioni, Mario Astarita ebbe dunque il merito di richiamare nella sua città studiosi di rilevanza internazionale, che elessero il capoluogo campano a tappa obbligata dei propri viaggi di studio. Di qui l’alta funzione culturale del suo collezionismo, che eccelse specie nel settore archeologico.  tratto dal libro : Tommaso Astarita (1862-1923) L’orizzonte europeo di un imprenditore metese. a cura di Rossano Astarita e Francesco D’Esposito.

 

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