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Salerno, la truffa del broker, clienti nei guai

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Undici persone, in gran parte imprenditori di Nocera Inferiore, ma anche di Pagani e Salerno, rischiano di finire sotto processo con l’accusa di riciclaggio. Attraverso la figura di un broker – nelle vesti di promotore finanziario di una banca di Nocera – avrebbero trasferito o comunque consentito – secondo le accuse – il trasferimento di grosse somme di denaro sui propri conti correnti. A chiedere il giudizio è stata la Procura di Nocera Inferiore, ma il gip si è riservato in ragione di una richiesta delle difese, le quali hanno sottolineato l’assenza di un qualsiasi elemento indiziario che colleghi gli imputati alle accuse di riciclaggio. In realtà, i primi avrebbero investito quelle cifre in denaro, che sarebbero però state sottratte a loro insaputa proprio dal broker. Quest’ultimo, già condannato con un patteggiamento, anni fa, per essersi appropriato di oltre 2 milioni di euro a danno di almeno trenta suoi clienti. L’eccezione sollevata dalla difesa porterà il gip a sciogliere la riserva il prossimo febbraio: nella nuova udienza deciderà se mandare tutti sotto processo o procedere con un cambio dell’accusa. I fatti vanno dal 2008 al 2009. Le parti offese sono 48.

L’inchiesta fu condotta dalla Guardia di Finanza di Salerno. Le cifre finite sui conti correnti dei singoli imputati vanno dalle 18 alle oltre 100mila euro, in undici occasioni distinte, con le medesime accuse mosse ai singoli imputati. In sostanza, secondo la tesi accusatoria, quelle somme di denaro provenivano da reati commessi dal broker (l’uomo fu accusato di frode informatica e truffa aggravata). Attraverso versamenti, accrediti, prelievi, bonifici ed emissione di assegni, il denaro sarebbe stato ripulito, al punto da impedire la tracciabilità dei passaggi illeciti. L’attuale procedimento nasce, contestualmente, dall’indagine sul promotore finanziario, che risale al lontano 2002. L’uomo fu accusato di aver sottoscritto con firme non autentiche dei moduli bancari per poi ritirare i carnet di assegni ed eseguire dei prelievi su dei conti correnti. Le stesse firme sarebbero andate a finire anche su assegni e titoli di vario genere, che formavano poi una falsa documentazione bancaria che attestava la movimentazione di conti correnti e titoli, i quali risultavano in attivo. A quel punto i clienti, credendo che i loro soldi fossero al sicuro, non avevano interesse a bloccare l’investimento del proprio denaro nei confronti del promotore. Lo stesso sarebbe avvenuto a danno degli attuali undici imputati – secondo la tesi degli avvocati difensori – che avrebbero creduto di utilizzare quei soldi per fare degli investimenti, in borsa ad esempio, affidandosi al broker, il quale a sua volta li avrebbe utilizzati per scopi personali, nascondendo la provenienza dei capitali. La questione sollevata dalle difese sarà valutata dal gip il prossimo febbraio.

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