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Positano, intervista al Maestro Giovanni Mauriello foto

Positano (SA) Ieri Giovanni Mauriello ha incantato il pubblico di Positano con un’ottima performance degna del talento che gli hanno riconosciuto pubblico e critica in tanti anni di carriera sui palcoscenici di tutta Europa. Il concerto “Notte Santa Notte d’Ammore” di una bravissima Elisabetta D’Acunzo si è tenuto ieri, 12 settembre, all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta, nell’ambito della programmazione degli eventi natalizi promossi e organizzati dal Comune di Positano e Giovanni Mauriello è stato insieme alla cantante corallina Elisabetta D’Acunzo ospite eccellente. Come con il Maestro Peppe Barra ho avvicinato l’artista dopo l’esibizione per raccoglierne riflessioni e emozioni di una serata all’insegna della musica e del teatro d’autore. Ringrazio il Maestro Giovanni Mauriello, la direttrice artistica Giulia Talamo e il regista Antonio Speranza per la disponibilità.
Maestro, il pubblico l’ha applaudita e chiesto il bis, il giusto tributo a una carriera straordinaria.
Grazie per averla definita straordinaria. Abbiamo cercato di realizzare qualcosa di bello, soprattutto per la musica. Parlo al plurale perché insieme con me ci sono stati molti compagni d’avventura e soprattutto il Maestro Roberto De Simone. Con De Simone fu fatto un lavoro di recupero e di studio delle Villanelle, che ancora oggi mi emoziona. Abbiamo evitato che finissero nel dimenticatoio, abbiamo dato a queste opere d’arte nuova vita. Pensi che sono giunte a noi dal Cinquecento da autori napoletani come Giovanni Domenico da Nola, Giovan Tomaso di Maio e il monticiano Giovanni Tommaso Cimello (formatosi anche lui a Napoli N.d.A.). Rappresentano una delle espressioni più colte, eleganti e nello stesso tempo vescerali della musica popolare napoletana.
L’amore per la musica e il canto è nata con Lei o già si respirava in casa Mauriello?
In casa Mauriello abbiamo sempre respirato arte e musica grazie a mio padre. Beh, in un certo senso potrei azzardare e dire che sono figlio d’arte perché mio padre da sempre ha coltivato l’amore per il canto, ma era un autodidatta non era un professionista. Quando ero piccolo lo ricordo imbracciare, appena aveva del tempo libero, una chitarra dei F.lli Vinaccia e suonarla a orecchio, cantando canzoni del repertorio classico napoletano. Mio padre aveva una bella voce, nel registro musicale la definiamo voce di testa. Ho dei bellissimi ricordi di lui che gestiva una merceria, ma nonostante quest’impegno, non diceva mai di no alla musica, soprattutto quando lo invitavano ad esibirsi nei matrimoni. Afferrava la sua “Vinaccia” e con un amico che invece suonava il violino, Ciro ‘e Treglia, mi sembra di ricordare si chiamasse, andava dai novelli sposi. Quando cantava era felice e rendeva felici gli altri.
Cosa ha rappresentato e rappresenta per Lei la Nuova Compagnia di Canto Popolare?
Tutta la mia vita. Buona parte della mia carriera l’ho trascorsa con loro. All’inizio ha rappresentato un sogno, l’occasione della vita. Io ero un giovane diplomato in elettrotecnica, che sperava di entrare nel mondo dello spettacolo, avrei voluto vivere di arte. (Cosa difficilissima se non arriva il successo) La svolta ha un nome e un cognome, Roberto De Simone. Grazie al Maestro la mia carriera è decollata, insieme alla NCCP abbiamo raccolto consensi e applausi dovunque.
C’è un Paese in Europa dove Lei si è sentito a casa come a Napoli?
No, non posso fare questa distinzione. All’estero ci hanno accolto sempre bene. Anzi mi ricordo la meraviglia dipinta sui volti degli spettatori perché all’epoca offrivamo musica che non avevano mai ascoltato, per certi aspetti una musica quasi rivoluzionaria, una musica del popolo.
Se Lei si guarda intorno, riconosce tra le nuove leve un suo erede?
Beh, non guardo a queste cose, ognuno percorrerà la sua strada. Mio figlio, per esempio, si esibisce con me, ma non l’ho mai forzato. Da bambino saliva sul palco spontaneamente ed era felice. Ha amato questo mestiere fin dall’inizio, poi ha frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma con Gabriele Lavia. Anche Matteo ha debuttato a teatro nel 2002 con il M° Roberto De Simone in “Eden Teatro” di Viviani a Napoli.  Posso dirle che è lui il mio erede.
Mi vuole raccontare dei progetti futuri?
Ho in mente la realizzazione di un disco dedicato alla canzone napoletana non legata però a quella proposta dalla NCCP, ma è ancora solo un’idea, intanto ho partecipato al film di Mario Martone “Qui rido io”, un’altra bella esperienza soprattutto pensando che abbiamo raccontato i De Filippo. Devo dire che anche il Cinema mi ha regalato grandi soddisfazioni e ricordo sempre con immenso piacere Michael Radford e l’esperienza fatta in “Another Time, Another Place“.
di Luigi De Rosa

Generico dicembre 2021
“Notte Santa Notte d’Ammore” , da sinistra la protagonista Elisabetta D’Acunzo, Matteo Mauriello, il Sindaco Giuseppe Guida, la guest star Giovanni Mauriello, il regista teatrale Antonio Speranza e la Direttrice artistica Giulia Talamo.

link utili: http://comune.positano.sa.it

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