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Minori, vicenda tesseramento Pd. La replica di Fulvio Mormile alle dichiarazioni di Reale

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Minori, Costiera amalfitana dopo il comunicato stampa del sindaco Andrea Reale a proposito dell’archiviazione del Tribunale di Salerno  dalla denuncia penale per le tessere del PD fatte a insaputa degli interessati ci sono le repliche delle opposizioni .  Questo il post di Radio Alfa Nella vicenda erano coinvolti il sindaco Andrea Reale, l’allora segretario del circolo Pd di Minori e altre cinque persone, tutte accusate di sostituzione di persona. Il giudice ha disposto l’archiviazione del procedimento. Ieri la notizia è stata commentata a Radio Alfa dal sindaco Andrea Reale, che, nel suo intervento, ha pronunciato delle dichiarazioni che Fulvio Mormile, capogruppo opposizione comune di Minori, ha giudicato “ingiuriose e fantasiose”, chiedendo il diritto di replica, che Radio Alfa, ai sensi della normativa in vigore, naturalmente ha concesso.

Diritto concesso anche all’altro destinatario delle dichiarazioni di Reale, Giovanni Proto, che, invitato da Radio Alfa ad intervenire sulla vicenda, non ha accettato

Queste sono le dichiarazioni di Fulvio Mormile a Radio Alfa

Poi Mormile ha inviato dei comunicati che Riceviamo e pubblichiamo .

Comunicato Stampa reazione reale clicca qui 

Dichiarazioni Mormile clicca qui 

Pubblichiamo anche l’intervento di Roberto Celano

Le dichiarazioni di giubilo dell’on.le Piero De Luca e del segretario provinciale del PD Luciano in merito alla correttezza di esponenti del partito, tra cui il Sindaco di Minori, sulla vicenda del falso tesseramento, sono assolutamente ingiustificate e risibili, tanto più perché provengono non solo da apicali dirigenti del partito in questione ma anche da giuristi e docenti universitari in materia di diritto. Il decreto di archiviazione di cui essi discernono, infatti, attesta tutt’altro che la correttezza della condotta, invero “immorale”, degli indagati.  Il Gip, difatti, nella circostanza prende atto della richiesta di archiviazione del PM, che rileva che “il modulo di adesione e la tessera d’iscrizione al partito non costituiscono atti pubblici, poiché non presentano i crismi previsti dall’art.2699 CC, pertanto le falsità in questione andavano ricondotte nell’ambito della fattispecie di cui all’art 585 c.p., abrogata dall’art. 1 del D.Lgs n.7 del 15/01/2016”. Il Gip ha disposto, inoltre, l’archiviazione del procedimento per inammissibilità dell’opposizione. Gli indagati, dunque, si sarebbero “salvati” non per non aver commesso il fatto contestato, ma solo perché lo stesso è stato rubricato come falso in atti privati, reato depenalizzato nel 2016. Il Pd ed i suoi vertici, invece di esporsi in “festanti” dichiarazioni di giubilo, che potrebbero indurre a pensare quasi ad un apprezzamento e una condivisione della suddetta condotta, avrebbero dovuto semmai prendere le distanze da chi, da quanto si evince dal decreto i questione, si sia prodigato a produrre tessere false. Tale atteggiamento è incommentabile. Ci si augura in un differente approccio dei vartici nazionali del PD, evidentemente moralizzatori in casa d’altri e miopi nella propria “bottega”.

Roberto Celano

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