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Maiori. Perché leggere il libro “La mia Avvocata” di Filippo Civale

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Maiori. Perché leggere il libro “La mia Avvocata” di Filippo Civale

Il libro “La mia Avvocata” scritto da Filippo Civale sta suscitando grande curiosità innanzitutto nel suo paese, Maiori, ma non solo.
E l’interesse di chi legge il libro si manifesta pure sui social con sottolineature riguardanti vari particolari raccontati in questa piccola e deliziosa autobiografia.
C’è però un rischio: ridurre il tutto ad un santino portando di fatto questa sua testimonianza vivissima in uno dei tanti musei della civiltà contadina. E magari lasciarla lì a riempirsi di polvere. Non è per nulla così. Le pagine del libro, invece, sono anche ricche di spunti e riflessioni riguardanti la nostra attualità sociale e politica. Se ne trovano tanti. La riflessione sicuramente più importante ed urgente riguarda la tragedia in cui siamo immersi sempre di più ormai da anni: la scomparsa dei bambini. Se fossi un professore, pagina 20 la lèggerei ai miei studenti; se fossi un prete la lèggerei in un’omelia e se fossi Sindaco la lèggerei in Consiglio comunale.
In pochissime righe c’è un giudizio così tagliente sul dramma della denatalità che davvero interroga tutti, nessuno escluso.
Ecco perché, preavvertendo proprio questi rischi, nella Introduzione ho scritto:

“La storia della sua vita è un pezzo dell’Italia di Rossellini e di Pasolini.
Ma lui non è folclore e, men che meno, archeologia.
Una volta fu chiesto al Cardinale Ratzinger quante vie ci fossero per arrivare fino a Dio.
E lui rispose: “Tante, quanti sono gli uomini”.
Filippo qui racconta, in maniera chiara e cristallina, la sua via.
Forse, è semplicemente un moderno asceta.
Ancora oggi, almeno una volta alla settimana, parte, quasi sempre in maniera solitaria, da Maiori e fa oltre 4 ore di cammino a piedi per salire sul Santuario dell’Avvocata a più di 800 metri sul livello del mare.
Ci va perché non può non andarci.
La Madonna nella sua vita è, in un certo senso, tutto.
In queste pagine si racconta e si capisce benissimo questo legame inscindibile.
Aggiungo solo un’ultima cosa.
Riflettendo su tutte le salite all’Avvocata di Filippo mi è venuta in mente una cosa che raccontava spesso Mons. Luigi Giussani.
Nel suo primo approccio con il Brasile, incontro’ un missionario del Pime, padre Angelo Biraghi, sul Rio delle Amazzoni.
Giussani lo accompagno’ e lo vide mettersi le calosce fino alla vita ed entrare nel fango, e allontanarsi, per arrivare dopo otto ore da un seringueiro che nella foresta tirava fuori la gomma dagli alberi.
Diceva Giussani: «Sarò stato lì almeno mezz’ora senza muovermi, pensando: “Ma guarda cos’è il cristianesimo!Quest’uomo che rischia la pelle per uno (uno!), per andare a trovare uno che prima non aveva mai conosciuto e che magari non avrebbe mai più visto nella vita, per portargli una parola e per segnare un gesto di amicizia!”».
Pensateci: Filippo fa tutta questa fatica da una vita solo per andare a trovare anche lui la Madonna apparsa su quel monte in sogno ad un pastore nel lontanissimo novembre del 1485”.

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