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#MADICOSAPARLIAMO…DELL’AVER PAURA DEI COMPLIMENTI

DELL’AVER PAURA DEI COMPLIMENTI

RIFLESSIONI WEB SOCIAL 

del prof. Gaetano Maresca

Ieri mio fratello, Carmine Maresca mi ha rimproverato perché io sospettavo di uno strano complimento in fatto musicale da parte di un famoso didatta: Remo Vinciguerra.
Lui ha detto più volte che “non ho bisogno di maestri per suonare il pianoforte” e che ho buone sensibilità e musicalità”, che sono già pianista, per altro in un gruppo di pianisti professionisti.
Ah, anche un amico, maestro anche lui, dice la stessa cosa, ma come potevo credergli?
Come pianista mi sono sempre sentito incapace. Sì, ho sempre “sentito” la musica, ma ho sempre saputo di non poter mai suonare, mai diplomarmi in pianoforte. Ne sono sempre stato convinto e a dire la verità lo penso anche ora.
Ma non lo era la mia maestra di pianoforte che mi seguiva da piccolo, come mi spiegò anni dopo. Pensai che mentisse.
Il mio successivo maestro, famosissimo in Penisola, non mi spiegava mai niente e io pensavo che siccome ero ormai grandicello non ci metteva speranza, non puntava su di me.
Qualche anno fa un’amica pianista vide i miei libri di pianoforte dove studiavo col maestro e fu sbigottita per il fatto che non ci fossero “segni”, non c’erano passaggi sottolineati dal maestro, passaggi da ristudiare perché eseguiti male. Boh, ho ignorato la cosa. Sarà la stessa cosa, non si sono voluti impegnare con me.
Qualche anno fa ho ripreso gli studi, in un corso dove arrivai molto abbondantemente ultimo ad iscrivermi, a corso avviato da anni.
Al saggio, il mio maestro “diede a me il pianoforte a coda” per il ‘concerto’ con l’orchestra degli studenti. Gli altri pianisti – che avevano studiato da prima – ebbero il piano digitale.
Un collega del mio maestro se ne meraviglio: “Ma come, lo dai a lui? Ma sarà in grado?”. E il mio maestro gli rispose: “Quello? Tu gli dici di fare una cosa e lui la fa”. E infatti per tutto il corso mi spiegò una sola cosa di tecnica, abbassandomi per un attimo il polso mentre suonavo e senza dire una parola.
Ancora pensai che non puntasse su di me e che non aveva senso darmi spiegazioni su “come si suona”. Dopo i cinquanta, che senso ha sprecarci tempo, con un allievo?
Torna alla mente quella volta quando il mio primo maestro chiamò la moglie – pianista – per farle sentire come suonassi. Pensai a un contrasto fra di loro di cui non sapevo e non che lui fosse davvero soddisfatto di me.
O un mio compagno di studi col quale preparavamo solfeggio insieme, che davanti al maestro si sbigottiva per le mie performance con Scarlatti. Ignoravo, perché lui suonava molto meglio di me. Più e più volte mi ha lodato per quello “Scarlatti”, anche anni dopo, ma io ho sempre ignorato: “StroXXzate”, lo so che non so suonare.
E se invece…
Ma vuoi vedere che ha ragione Carmine mio fratello?
Vuoi vedere che bisogna imparare a “prendersi i complimenti” piuttosto che considerarli parole vuote, dette per chissà quale motivo oscuro?
Vuoi vedere che “a sessant’anni sono in forte ritardo e che non capisco che “sotto sotto non c’è niente?” Che bisogna essere meno sospettosi?

Il fatto è che io non ho competenze sociali, la gente non la capisco.

Il mio mondo è fatto d’altro.

Sarà il momento di imparare?

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