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Il Cineflop di Natale: tre spettatori su quattro hanno disertato le sale

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«Quella che doveva essere, se non una storia a lieto fine, almeno una piccola resurrezione, si sta trasformando in un film dell’orrore». Ricorre a una metafora di settore Luigi Grispello, presidente dell’Agis Campania e vicepresidente nazionale dell’Anec, le associazioni di categoria degli esercenti del cinema, per commentare il crollo degli ingressi in sala nei giorni 25 e 26 dicembre, di solito i più gettonati dell’anno: – 74% rispetto al Natale e al Santo Stefano 2019 (nel 2020 eravamo in lockdown), da 25.285.447 si è passati a 6.394.408 ingressi.
LE CIFRE
E sono le cifre nazionali, in Campania il segno meno va oltre il 75%. Insomma, se l’anno scorso era stato il Natale dei cinema chiusi dalla pandemia, il 2021 sarà ricordato come quello delle sale vuote. E dire che è il periodo in cui, da sempre, si incassa di più, con le uscite commercialmente più attese concentrate proprio in questi giorni: «Con il trend in ripresa degli ultimi mesi, con le feste speravamo di rientrare in un -40%, sarebbe stato un piccolo successo. Invece è stato un bagno di sangue inatteso».
Il disastro di Natale sembra avere due responsabili: «Il Covid, chiaramente, con i contagi che salgono. Ma il decreto legge del 24 dicembre ha dato la mazzata finale» dice ancora Grispello. Il dl sulle festività ha imposto il divieto di consumo di cibi e bevande e l’obbligo di mascherine ffp2 per assistere alla proiezione; il provvedimento, sommato alla paura dilagante del virus in ripresa, secondo Grispello ha causato il risultato negativo. Anche se lo stesso decreto non era ancora operativo ma lo sarà da oggi: «La notizia è circolata rapidamente e ha influenzato il pubblico. Da luoghi sicuri, che avevano anche speso molto per rafforzare le misure di sicurezza sanitaria, siamo tornati a essere visti come ricettacoli di contagio. E ora andrà persino peggio, vista l’entrata in vigore del divieto».
Qualche numero per Napoli: al Filangieri a Natale sono stati staccati 85 biglietti per 12 spettacoli divisi in 3 sale. In pratica, volendo fare una media, 5 o 6 persone a proiezione: nello stesso giorno del 2019 i paganti erano stati 630. Il 26 dicembre è andata appena un po’ meglio, 142 tagliandi staccati, contro i 785 di due anni fa. Salendo da Chiaia verso il Vomero, all’America Hall si fanno registrare 56 biglietti il 25 e 96 il giorno dopo, due anni fa erano stabilmente oltre i 600. Nei multisala va leggermente meglio: al Metropolitan sono entrate 787 persone, allo Space 1700, comunque pochissimi, in confronto all’ultima stagione prima della pandemia quando gli spettatori furono rispettivamente più di 2000 e 4000.
A conti fatti la decrescita è oltre il 50% per i multisala, quasi dell’90% per le sale classiche superstiti, perciò la media napoletana supera il dato nazionale. E in provincia va persino peggio, con la debacle anche dei multisala. Il Duel di Caserta il 25 e 26 dicembre del 2019 vendeva 1164 e 1879 biglietti, quest’anno circa il 90% in meno: 109 e 272.
Un vero peccato, considerata l’offerta: in programmazione ci sono i film di punta dell’anno. «Spiderman – No way home» ha tenuto con circa 18 milioni di euro di incassi per il momento, ma «House of Gucci» di Ridley Scott con Lady Gaga è andato poco oltre i 3. «Inutile dire che il blockbuster della Marvel sarebbe potuto andare molto meglio», spiega Nicola Grispello, che a Napoli gestisce il Metropolitan e il Filangieri, più altre sale in provincia. «I film di puro intrattenimento in America vengono chiamati popcorn movies. L’esperienza cinematografica, specie in alcune categorie di esercizio, prevede il consumo di cibi e bevande come parte integrante dell’andata al cinema. I ragazzi hanno capito che non potevano più vedere i film come piace a loro e sono rimasti a casa».
Il cinema italiano puntava molto su «Diabolik» dei Manetti che per ora è fermo a 1.600.000 euro al botteghino; e si teme molto per due prodotti molto attesi come «Belli ciao» di Pio e Amedeo e «La befana vien di notte 2» con Monica Bellucci, in programma all’inizio dell’anno nuovo. Un capitolo a parte il film di Alessandro Siani «Chi ha incastrato Babbo Natale»: per ora ha incassato quasi 1.600.000 euro, di cui il 40% in Campania e prevalentemente nel capoluogo. Considerando che il resto della regione ha quasi disertato le sale è stata un’occasione persa, avrebbe fatto molti più spettatori in tempi normali, avendo tra l’altro, rinunciato alle piattaforme.
Loro, le piattaforme, intanto brindano, crescendo giorno dopo giorno, grazie anche al traino di titoli come «È stata la mano di dio» di Paolo Sorrentino e «Don’t look up» di Adam McKay, vero fenomeno del momento: «Si è pensato che potessero convivere con le sale, ma al momento non sembra proprio che sia così, dietro la desertificazione dei cinema c’è anche il loro successo», riflette Nicola Grispello: «In Francia per legge i film escono sulle piattaforme solo un anno dopo l’uscita in sala. Da noi questa finestra non esiste, così si rischia la fine dei cinema».
LE MISURE
Il grido d’allarme è rilanciato anche dai produttori, che aprono anche il fronte della filiera produttiva. Giancarlo Leone, presidente dell’Associazione produttori audiovisivi, denuncia: «Le attività della produzione audiovisiva sono a serio rischio a causa dell’incremento di contagi da Covid con possibili riflessi sulla sospensione e lo slittamento di molte produzioni. Per questo chiediamo al governo l’adozione urgente di due misure: l’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro e la cancellazione della quarantena per i lavoratori con terza dose di vaccino che abbiano avuto contatti stretti con positivi». Fonte (Ilmattino)

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