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Costiera Amalfitana, il Collettivo UANM dopo le polemiche per i manifesti: “Noi non abbiamo nessuna intenzione di star zittə!”

Costiera Amalfitana, il Collettivo UANM dopo le polemiche per i manifesti: “Noi non abbiamo nessuna intenzione di star zittə!”

Nelle scorse settimane Il Collettivo UANM ha avviato un’intensa attività di sensibilizzazione sulle molestie di strada attraverso la campagna #IlCatcallingNonèunComplimento. I paesi di Amalfi, Praiano, Minori e Positano sono stati tappezzati con manifesti di dimensioni 70×100 che riportavano le frasi che donne e ragazze si sono sentite dire mentre camminavano per le strade della Costiera Amalfitana, raccolte tramite un sondaggio a cui hanno risposto 100 donne del posto.

La censura, accompagnata da critiche di fintə perbenistə, non ha tardato ad arrivare. Dopo neanche un paio di ore dall’affissione, i manifesti ad Amalfi erano già stati strappati. La stessa cosa è successa a Positano.

Sui social siamo statə attaccatə per la poca delicatezza con cui abbiamo affrontato l’argomento, solo perché quelle frasi che tutti i giorni ci urlano per strada le abbiamo affisse sui muri. “Ma non vi vergognate a mettere sti manifesti del cazzo”, dice un commento. A chi ha mosso questa critica rispondiamo così: perché non vi indignate quando quelle frasi le sentite urlare per strada? Forse siete voi stessi a farlo? Se vi ha scandalizzato leggere quelle frasi, avreste dovuto provare la paura, il disgusto e l’impotenza che si provano quando te le gridano mentre torni da sola a casa in piena notte o mentre passeggi con le amiche.

A chi, invece, temeva che queste frasi avrebbero potuto impressionare lə più piccolə mostriamo un dato raccolto nel sondaggio: il 33,7% delle rispondenti ha subito per la prima volta catcalling tra i 10 e i 14 anni. Per cui, nascondere il problema sotto il tappeto non è una soluzione plausibile; sarebbe invece opportuno educare le nuove generazioni, soprattutto gli uomini. Molti vivono nella convinzione che le donne debbano essere difese, protette. Noi, invece, crediamo fermamente che la soluzione al fenomeno sia educare gli uomini al rispetto e alla parità di genere. “Il catcalling non ti rende più maschio, ma solo più stronzo” riporta un commento.

C’è anche chi ha apprezzato l’iniziativa, ma purtroppo non ne ha compreso a fondo l’essenza. “[…] purtroppo chi non sa difendersi, troverà sempre un’altra forma di sopruso di cui essere vittima. Non si possono salvare tutti.”, scrive una, racchiudendo in questo commento il cuore del problema: la raffigurazione di chi non riesce a reagire come debole e, quindi, in parte responsabile. Purtroppo, non tutte le donne che subiscono catcalling si sentono sicure a rispondere al molestatore (l’80,8% delle rispondenti non ha risposto per paura); molte altre non sono nella condizione di farlo perché si trovano in una condizione di pericolo (il 32,3% delle rispondenti al sondaggio è stata pedinata dopo aver subito catcalling).

Non possiamo più accettare il paradosso della retorica del “non si può dire più nulla”: non possiamo sensibilizzare e far ascoltare le nostre voci perché ciò lederebbe la libertà altrui di “farci un semplice e innocuo complimento”. Brutte notizie: il 98% delle intervistate non crede che il catcalling sia un complimento. Una delle intervistate dice di viverlo come una situazione di estremo disagio e aggiunge “[…] Mi fa innervosire tantissimo l’idea che qualcuno si arroghi il diritto di rendermi un oggetto in quel momento, di darmi un parere non richiesto, soltanto perché sono una donna sola che cammina.”.

Riportiamo qui di seguito il commento di una ragazza di Amalfi in cui è possibile leggere tutta l’ipocrisia che si cela dietro queste critiche prive di coerenza: “Mi preme fare una considerazione. Quando ero piccola e al posto di Luna Rossa c’era il garage dell’Hotel Luna, per anni su quel muro c’è stato scritto: “Se sei una donna sei la più grande tr*ia di questo”. È stato lì per anni e anni, nessuna amministrazione comunale l’ha rimosso; per anni intendo dai 5 ai 10. Io da bambina chiedevo cosa significasse quella parola, ma i miei, imbarazzati, non mi davano spiegazioni e io credevo fosse un complimento proprio perché nessuno mi spiegava nulla. Ora mi chiedo: questo perbenismo è figlio del giorno di oggi o, in caso opposto, se c’è sempre stato prima dov’era? Vi scandalizzate tanto per parole come “ti metterei a 90” o “fammi un pomp*no”, e perché mai?”

Una risposta può essere rintracciata nel pensiero di Pier Paolo Pasolini. Interrogandosi sulle motivazioni alla base del perché ci scandalizziamo, Pasolini arriva alla conclusione che lo scandalo è una paura primitiva di perdere la propria personalità e che chi si scandalizza è una persona profondamente incerta.

Il nostro invito è di uscire dalla bolla in cui vi siete imprigionatə e di accettare e affrontare la realtà. Se fa male, allora significa che va combattuta, insieme! Noi non abbiamo nessuna intenzione di star zittə.

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