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Costiera Amalfitana, Dissesto idrogeologico: cause e prevenzioni

Costiera Amalfitana, Dissesto idrogeologico: cause e prevenzioni.

L’ondata di maltempo, che ha colpito nei giorni scorsi la Costa d’Amalfi, provocando disagi sia per il traffico che pericoli per le persone, impone riflessioni sul rischio idrogeologico ed interrogativi su possibili tecnologie preventive. La zona maggiormente colpita (Capo d’Orso) è stata soggetta ad incendi probabilmente anche dolosi la scorsa estate; in che misura sono state attivate opere di rimboscamento e di consolidamento del terreno coinvolto? La mancanza di manutenzione dei versanti ha comportato un’impermealizzazione del territorio a scapito dei processi d’infiltrazione. La situazione si è ulteriormente aggravata per effetto degli sconvolgimenti climatici degli ultimi anni che provocano un aumento dell’intensità e della frequenza delle precipitazioni, ampliando le aree soggette ad alluvioni e frane. Per mitigare il rischio di frane in roccia si ricorre all’imbracatura con reti metalliche, all’ancoraggio di massi ed a barriere paramassi. A livello preventivo si tratta di misure che non sembrano garantire la sicurezza assoluta. Eppure la tecnologia ci offre alternative ben più realistiche. Mi sia lecito menzionare i droni provvisti di sensori e videocamere che riescono a vedere e rilevare dati in zone altrimenti inaccessibili. Mi riferisco alla cosiddetta “interferometria satellitare”, ossia attraverso i satelliti che passano sopra le zone da monitorare è possibile seguire nel tempo lo spostamento di punti sul territorio, monitorando l’evoluzione di frane lente già in fase “prenatale”. Ovviamente l’inquinamento climatico resta la causa prima degli sconvolgimenti in atto, ma anche il fenomeno più difficile da sopprimere, come il recente summit di Madrid ci ha dimostrato, dove gli interessi nazionali sono prevalsi su quelli ambientali. La soluzione definitiva si farà ancora attendere, ma sono fiducioso, anche in considerazione di alcune iniziative estremamente concrete già messe in atto in alcune nazioni europee (non c’è l’Italia!), intese a ridurre l’inquinamento atmosferico.

Ho ritenuto utile fare riferimento alla tecnica di monitoraggio appena specificata, pur essendo consapevole che essa attenua i sintomi, senza rimuovere le cause.

In tale contesto mi si permetta una considerazione conclusiva. Tenuto conto degli aspetti legati alla fragilità idrogeologica del territorio, dell’elevata rischiosità di franamento dei costoni rocciosi, favorita dalla conseguente propagazione di vibrazioni all’interno del terreno mi riesce difficile giustificare l’intenzione di realizzare un tunnel artificiale Maiori – Minori, se non con la volontà di accaparrarsi sostanziosi finanziamenti da parte della regione.

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