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Coronavirus, paura Omicron: probabile proroga dello stato d’emergenza fino a marzo

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Coronavirus, paura Omicron: probabile proroga dello stato d’emergenza fino a marzo. Lo scrivono Marco Conti e Giuseppe Scarpa in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Omicron spaventa il mondo, l’Europa, l’Italia. In Gran Bretagna si è registrato ieri il primo morto. Lo scenario non è dei migliori. L’esperienza maturata con la pandemia spinge il ministero della Salute di Roberto Speranza – e tutte le forze politiche, Salvini compreso – a vedere con favore una proroga dello stato di emergenza nel nostro Paese dopo il 31 dicembre. La decisione verrà presa probabilmente nel consiglio dei ministri di domani e avrà la forma di un decreto che dovrebbe fissare la proroga sino al 31 marzo del prossimo anno. Una sorta di mediazione tra chi non avrebbe voluto sforare i due anni massimi previsti dalla legge sullo stato d’emergenza, e chi spinge da settimane trovando nella proroga anche un altro motivo per tenere Draghi a palazzo Chigi.

Ad auspicare di nuovo la proroga è stato ieri mattina il segretario del Pd Enrico Letta secondo il quale in questo modo «evitiamo di trovarci oggi come l’Olanda». Sulla stessa linea Giuseppe Conte che, reduce dall’incontro con Draghi a Palazzo Chigi, guarda i dati, la variante «molto contagiosa», e dice che «ci sembra necessario pervenire a una proroga»
Meno netto, ma più possibilista del solito, anche Matteo Salvini che invita ad attendere «i dati» e a non dare «giudizi a priori». Il leader della Lega sembra avvicinarsi al pragmatismo del coordinatore di FI Antonio Tajani che sul tema ha sempre evitato guerre di religione rimettendosi alla situazione dei contagi e delle terapie intensive. Contraria Giorgia Meloni che si chiede «dopo due anni che emergenza è?». Una domanda che anche il virologo Andrea Crisanti si pone: «Lo dico sinceramente: significa che abbiamo una classe politica, e ci metto sia maggioranza che opposizione, che non ha trovato una soluzione di normalità» per affrontare Covid-19».
Anche se la situazione degli ospedali non desta preoccupazione, sulla decisione che Palazzo Chigi avrebbe voluto evitare, ha un peso anche il rischio che la fine dell’emergenza poteva essere interpretato in maniera opposta a quel messaggio di cautela e prudenza che sinora ha permesso al nostro Paese di gestire la pandemia.
Ieri si sono registrati altri 920 casi in più rispetto a domenica di omicron nell’Unione europea. Il totale complessivo è di 1.686 positivi segnalati dai 23 Paesi dell’area, tra cui 27 dall’Italia. È il dato aggiornato rilasciato dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

INGHILTERRA Nel frattempo da Londra arrivano notizie poco rassicuranti. Nella Capitale inglese il 44% dei positivi per Covid dipende da omicron, nel 20% dei casi nel resto dell’Inghilterra. Ricoveri e decessi a causa della nuova variante «aumenteranno drasticamente» nel Regno Unito nei prossimi giorni, ha affermato il ministro della Sanità britannico, Sajid Javid. Nhs England (il servizio sanitario inglese) ha appena annunciato che tornerà al suo più alto livello di preparazione alle emergenze, chiamato Level Four National Incident, ha affermato ancora Javid. Javid ha parlato nel giorno in cui in Gran Bretagna si è registrato il primo morto a causa di Omicron. Variante che è arrivata anche nel Paese, la Cina, da dove tutto è iniziato nell’autunno del 2019. Il paziente zero, nel Dragone, è stato ricoverato in un ospedale di Tianjin, città a nord est del Paese. Intanto corre ai ripari Israele. Lo Stato ebraico ha iniziato le vaccinazione anti covid nelle scuole per i bambini della fascia d’età 5-11.

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