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Chi era Enrico Job, il marito di Lina Wertmuller

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    Chi era Enrico Job, il marito di Lina Wertmuller Lina Wertmuller era vedova da 13 anni, dall’aprile del 2008, da quando Enrico Job morì a Roma a 74 anni. La regista, la prima donna in assoluto candidata ai Premi Oscar per Pasqualino Settebellezze, si è spenta a Roma a 93 anni. Jobs invece fu colpito da una leucemia fulminante e morì alla clinica villa del Rosario della Capitale, dove venne ricoverato. Per Vittorio Gassman era “un architetto drammaturgico, un vero costruttore di scene”.

    Enrico Job era nato a Napoli il 31 gennaio del 1934. Era figlio di genitori veneti: il padre importatore di frutta nella Germania di Hilter si trasferì nel capoluogo campano in fretta per via del suo cognome di origini ebraiche. Job era cresciuto a Milano. È stato primo e storico collaboratore di Luca Ronconi, accademico di Brera e scrittore. Sognava di fare il pittore. Ripiegò sulla scenografia, al cinema e al teatro. Ed ebbe un grande successo: suoi i lavori per Giovanna D’Arco al Rogo per il teatro Nuovo di Torino nel ’67; per la Medea al teatro greco di Siracusa passando per Questi Fantasmi di Eduardo fino alle scene per i film della moglie Lina Wertmuller da Pasqualino Settebellezze all’ultimo Peperoni ripieni e pesci in faccia.

    Scrisse due romanzi, in parte autobiografici: La palazzina di villeggiatura e Il pittore felice, entrambi pubblicati da Sellerio. Fu anche costumista, appassionato di disegno fin dall’infanzia. Con la moglie vissero in una casa nei pressi di Piazza del Popolo a Roma. Non recise mai il suo rapporto con Napoli. Fino a 15 giorni prima di morire aveva lavorato alle scene di Filumena Marturano di Eduardo con Luca De Filippo, in programma allora al Teatro Stabile di Torino.

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    “È stato l’incontro più importante della mia vita – raccontò Wertmuller di Job in un’intervista a Il Corriere della Sera – Preparavo i costumi di Questa volta parliamo di uomini, vidi un disegno bellissimo, mi dissero che era suo, che era un vero talento. E io, cretina: ‘Se non lo conosco, non è nessuno’. Invece, me lo presentarono ed era bellissimo, coltissimo, spiritoso. La sera stessa già saltellavo e dicevo: ‘È lui!’. Ci conoscemmo nel ’65, ci sposammo nel ’67 e ci siamo amati sempre“.

    La moglie lo ricordò come “un uomo luminoso, un grande artista, un fine intellettuale, un pezzo raro. Ho avuto il dono di stare con lui 44 anni, siamo stati due compagni di gioco”. I due avevano adottato insieme la figlia Maria Zulima. Job lavorò a oltre cento titoli tra prosa, lirica, grande e piccolo schermo. Dopo l’addio definitivo ai pennelli nel 1961, smise di considerare la scenografia come un modo di sbarcare il lunario quando capì di potersi considerare coautore, praticamente alla pari con il regista. Oltre alla moglie, ebbe un rapporto prolifico con Mario Missiroli, Mina Mezzadri, Francesco Rosi.

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