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Applausi a scena aperta a Positano per il gruppo “Damadakà Musica dalla Tradizione” foto

Positano (SA) – L’ensemble polifonico “Damadakà Musica dalla Tradizione”, ambasciatore da oltre vent’anni in Europa e nel mondo dei canti tradizionali campani, si è esibito all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta, mercoledì 22 dicembre, dando vita ad un concerto di alto profilo per le musiche proposte così come per l’interpretazione dei cantanti. Un altro evento del “Natale Verticale” di Positano promosso dal Sindaco Giuseppe Guida e dalla sua Giunta con il coordinamento prezioso della Direttrice artistica Giulia Talamo e l’ospitalità di Don Danilo Mansi. I “Damadakà” il 27 dicembre saranno chiamati ad un’altra performance di grande valore, si esibiranno, infatti, in Vaticano nell’ambito delle rassegne musicali che in San Pietro sono dedicate alle celebrazioni del Natale cattolico. Con il Coro della Città del Vaticano, i sei componenti dell’ensemble Margaret Ianuario, Daniele Barone, Paolo Barone, Dario Barone, Michele Arpa e Mario Musetta, proporranno il loro concerto “Quanno nascette ninno”, raccolta di canti religiosi e devozionali legati al Natale. A questi canti accosteranno anche coreografie che renderanno ancora più suggestiva la loro esibizione. L’appuntamento in Vaticano del 27  dicembre è il giusto riconoscimento ad un gruppo che negli anni si è confrontato con altre realtà  come la Nuova Compagnia di Canto Popolare così come quelle di altri paesi europei, arricchendo il proprio patrimonio culturale senza rinunciare a costruirsi un’identità ben precisa e riconoscibile per qualità artistiche e umane tra i gruppi legati alle tradizioni popolari, divertendo chi ha la fortuna di ascoltarli, impedendo ad un intero mondo, quello della nostra cultura contadina, di scomparire per sempre. Il sestetto vanta anche una vittoria nel 2006 nella competizione che si svolge all’interno del Festival spagnolo “Eurofolk“. Un gruppo di artisti che esibisce durante gli spettacoli uno strumentario acustico articolato e unico nel suo genere (fiati e ance popolari, percussioni, idiofoni, mantici, plettri) con interessanti innesti timbrici di aerofoni (doppio e triplo flauto, flauto armonico, sisco), e aggiungiamo la chitarra battente, ma soprattutto l’interessante assetto polivocale, ora con canto all’unisono ora con combinazioni differenziate di voci, tratto stilistico specifico di quest’ensemble, che ha meritato gli applausi a scena aperta degli spettatori presenti nella Chiesa Madre di Positano, che si è arrichito ulteriormente in quest’occasione anche dell’arte del mandolinista Franco D’Amato. Il lavoro di ricerca e recupero sui canti popolari portato avanti dai “Damadakà” è veramente encomiabile, in quest’era di globalizzazione, le lingue minoritarie e i dialetti rischiano costantemente l’estinzione. È stato calcolato che negli ultimi quattro secoli sono morti all’incirca mille idiomi tradizionali. Poiché la lingua è sempre legata alla società e alla cultura che l’esprime, quando muore una lingua muore anche un sapere insostituibile ed unico, se dei dinosauri è rimasto qualcosa, per dire, di questo patrimonio prevalentemente orale senza persone appassionate come i Damadakà non rimarrebbe nulla e ci ritroveremmo tutti molto più poveri, senza identità, avvizziti come alberi senza radici. A fine concerto ho incontrato Daniele Barone, Margaret Ianuario e Michele Arpa, ho chiesto loro di raccontarmi presente passato e futuro di questo gruppo molto amato, per consentire anche ai lettori di Positanonews che non erano presenti all’evento di conoscerli e apprezzarli.

Applausi a scena aperta a Positano per il gruppo “Damadakà Musica dalla Tradizione”“Damadakà Musica dalla Tradizione”

La prima domanda è sul nome del gruppo, Damadakà, perché avete scelto di chiamarvi così?
Daniele Barone – In un primo momento abbiamo giocato con le iniziali di alcuni nomi, poi ci siamo divertiti con degli indovinelli, alla fine la scelta è caduta su questa combinazione di sillabe che ci sembrano riproporre quei suoni della tradizione che fanno parte del nostro repertorio musicale. Abbiamo poi aggiunto “Musica dalla tradizione” per sottolineare quella che è la caratteristica peculiare del nostro gruppo, che è nato suonando nelle feste delle cosiddette Sette Madonne* e interpretando canti devozionali con le immancabili Tammurriate.
Vi siete conosciuti al Conservatorio?
No, nel senso che non abbiamo tutti lo stesso percorso formativo, c’è chi ha frequentato il Conservatorio, chi viene dal Canto corale, ma la passione per la musica popolare ci ha uniti. Una delle caratteristiche fondamentali del nostro gruppo è la ricerca sul campo. Come accade in etnografia, o in etnomusicologia, mi vengono subito in mente gli studi di Diego Carpitella, siamo andati dagli anziani e abbiamo chiesto loro di raccontarci i loro canti, di descriverci gli strumenti musicali che adoperavano, di tramandarci oralmente il loro sapere. Poi tutto questo materiale è diventato anche il nostro patrimonio artistico e culturale che condividiamo con il pubblico.
Mi sembra di capire però che non vi siete limitati alla Campania…
Sì, in questi anni abbiamo allargato il nostro campo d’indagine a tutto il Sud Italia, grazie anche alla frequentazione di quelli che noi in gergo chiamiamo i “Giovani di passione”, persone appassionate come noi dei canti e delle musiche della propria tradizione. Con i “giovani di passione” abbiamo avuto modo di scambiare anche i repertori musicali studiando ognuno per proprio conto canti e musiche popolari della propria regione d’appartenenza. Negli anni abbiamo stretto amicizia con rappresentanti della comunità grica, lucana, calabrese, siciliana e pugliese.
Avete mai pensato di raccogliere in un libro tutto questo repertorio?
In un libro non ancora, ma abbiamo prodotto un cd, “Te voglie cuntà“, il titolo deriva dal verso della fiaba popolare “’A nuvella” del cantastorie e poeta giuglianese Eugenio Pragliola, ed è il frutto di anni di concerti e frequentazioni del calendario musicale del “popolo della tammurriata”. Contiene canti sul tamburo, temi tradizionali profani e canti religiosi, alcuni molto noti altri meno, che toccano diverse aree della Campania fino al Molise. Poi ognuno di noi ha dato il proprio personale contributo, Margaret, per esempio, ha raccolto i canti e le danze del giulianese, altri invece si sono appassionati agli strumenti e c’è chi ha ricostruito, ascoltando gli anziani, un sisco così com’era realizzato secoli fa.
Il Vostro rapporto con gli altri gruppi legati alla musica popolare?
Beh, abbiamo ottimi rapporti con tutti. Con Gianni Lamagna, per esempio, abbiamo partecipato ad alcuni concerti. Ci siamo esibiti anche con Marcello Colasurdo ed Ettore Castagna. È sempre un piacere confrontarsi con personaggi di questa caratura, poi ognuno ha la sua storia, la Nuova Compagnia di Canto Popolare risente molto dell’influenza del grande Roberto De Simone, noi veniamo da altre esperienze.
Questa sera avete celebrato il Natale ma vi ricordo anche molto impegnati con i Canti di Passione.
Sì, abbiamo fatto ricerche molto approfondite sui riti pasquali, raccolto le testimonianze delle varie confraternite, archiviato molti canti cilentani, sardi, calabresi e della Grecìa Salentina. In questi canti si contemplano gli ultimi istanti della vita di Gesù. Il Cristo è solo di fronte alla morte, solo nella condizione umana, con la propria responsabilità e tragica consapevolezza che l’essenza umana contempla la morte. Sono canti struggenti che ti coinvolgono emotivamente in prima persona. Anche musiche e strumenti cambiano, pensa alla traccola che sostituisce il suono  delle campane che a partire da dopo la messa in Cena Domini del Giovedì Santo, vengono legate tra loro  in modo che non possano suonare, nemmeno al soffiare impetuoso del vento.
Mi puoi raccontare delle danze?
Anche in questo caso abbiamo raccolto la testimonianza degli anziani, che hanno insegnato a tutti noi passi e coreografie antiche. Inoltre, avendo avuto la fortuna di girare l’Europa, abbiamo avuto modo di conoscere e confrontarci anche con le danze popolari di altri Paesi, che sebbene diverse, rivelavano lo stesso identico bisogno di raccontare, tesimoniare la fatica o la devozione. Questo tipo di scambio culturale ha rappresentato e rappresenta un’altra occasione di arricchimento interiore.
Che ricordi hai dell’esperienze fatte all’estero?
Penso subito agli Stati Uniti. Agli italiani d’America i canti e i balli che abbiamo presentato loro sono piaciuti molto. Aggiungerò che con loro si è creato uno scambio di informazioni molto fruttuoso. Nel senso che spesso tra i nostri emigrati canti e balli rimangono, come dire, “congelati”, la prima generazione trasmette alle altre ricordi privi di quelle contaminazioni che invece i canti popolari, nel Paese di origine, subiscono. Così confrontando le nostre informazioni con le loro, qualche volta siamo riusciti a completare la conoscenza di strofe o movimenti che ignoravamo. In altri casi abbiamo avuto modo di venire a conoscenza di balli o canti che addirittura ignoravamo. Ma in generale in tutti gli Istituti di cultura italiana che ci hanno ospitato abbiamo incontrato persone che ci hanno accolto a braccia aperte e arricchito con i loro ricordi e il loro personale patrimonio culturale.
Mi ha colpito l’uso degli strumenti antichi che suonate, mi puoi raccontare qualcosa in merito?
Risponde Michele Arpa – A proposito di tamburi e flauti antichi, l’esempio che mi viene da proporti è quello del celebre mosaico pompeiano dei “Musici” che era nella Villa di Cicerone. Il mosaico conserva anche il nome dell’autore, Dioskourides di Samo, scritto in tessere minutissime nella parte alta. Rappresenta probabilmente una scena tratta da una commedia di Menandro, in cui si suonavano gli strumenti legati al rito di Cibele: la figura in primo piano suona il thympanon, una sorta di tamburello, quella che la segue tiene i cembali, mentre l’ultima suona il doppio flauto; lo strumento a fiato che suona il fanciullo sulla sinistra della scena, dovrebbe essere un piffero fenicio. È un’opera molto bella che rende perfettamente l’idea della musica che si suonava all’epoca e grazie a questi ritrovamenti ancora oggi noi siamo in grado di ricostruire quel tipo di strumento musicale e magari provare in qualche modo a riproporre la musica che si suonava anticamente.
Ultima domanda, prossimi progetti in cantiere?
Risponde Margaret Ianuario. Abbiamo in programma un’esibizione nella Città del Vaticano il 27 dicembre in occasione del Concerto di Natale, parteciperemo per la prima volta al gran completo, perché nella precedente occasione ci eravamo esibiti solo in tre. E a proposito di partecipazioni in manifestazioni religiose, mi fa piacere segnalare il concerto “Myram nel nome della madre”, che abbiamo tenuto nella Basilica di Sant’Antonio ad Afragola. Un evento interreligioso molto suggestivo, presenti il Vescovo di Alife-Caiazzo Sua Ecc.za Mons. Valentino Di Cerbo e l’Imam Nasser Hidouri. Inoltre con il musicista tunisino Marzouk Mejri, che probabilmente conosci visto che ha collaborato con Peppe Barra, Daniele Sepe, i 99Posse e tanti altri, abbiamo realizzato un altro progetto musicale “Meriem” dedicato alla figura della Vergine all’interno delle Sacre scritture e nei Canti devozionali mariani ma soprattutto frutto di ricerche comparate tra canti classici religiosi e devozionali come “La leggenda del lupino” e racconti arabi che avevano per protagonisti le Vergine Maria e Sant’Anna, a questi aggiungi i meravigliosi Canti sui nomi di Dio. È un progetto molto emozionante che ha per filo conduttore la fratellanza interreligiosa: “Meriem Canti della tradizione del Mediterraneo”, ti posso anche anticipare che tra un paio d’anni, appena le condizioni sanitarie lo permetteranno, ci hanno proposto di presentarlo a Gerusalemme.
Ringrazio di cuore i Damadakà per la l’intervista e la diponibilità dimostratami
di Luigi De Rosa

*La Madonna dell’Arco – lunedì dopo Pasqua (in Albis) – S.Anastasia (Napoli)
La Madonna delle Galline – domenica dopo Pasqua – Pagani (Salerno)
La Madonna Pacchiana di Castello – 3 maggio – Somma Vesuviana (Napoli)
La Madonna dei Bagni – domenica dell’Ascensione – Scafati, (Salerno)
La Madonna dell’Avvocata – lunedì dopo la Pentecoste – Maiori (Salerno)
La Madonna di Materdomini – 4 agosto – Nocera Superiore (Salerno)
La Madonna di Montevergine – Avellino. E’ l’unica che viene festeggiata due volte, ad apertura e chiusura del ciclo, rispettivamente il 2 febbraio ed il 12 settembre.

Generico dicembre 2021
Damadakà, al centro l’ospite, Franco D’Amato.

Link Damadakà : http://www.damadaka.it/

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