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Vacanze di Natale: giorni “a colori” se i contagi non rallentano

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Vacanze di Natale: giorni “a colori” se i contagi non rallentano. Lo scrive Lorenzo Calò in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Marche e Friuli hanno già superato la soglia critica per i ricoveri. Nel Lazio il ritmo dei nuovi contagi supera i mille al giorno. Situazione preoccupante – sebbene con incidenza di ricoveri ancora sotto controllo – in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Campania. Ma le previsioni per Natale parlano di un sempre più concreto rischio di ritorno dell’Italia a colori, con le Regioni (o singole parti di territorio) destinate a mutare gradazione cromatica a causa dell’elevata circolazione del virus associata a un crescente numero di posti letto occupati. Dunque, zone gialle, arancioni e rosse. Come un anno fa. Oppure – sempre come un anno fa – con alcuni giorni in zona rossa-arancione, altri in gialla. «Se ogni settimana aggiungiamo un paio di migliaia di casi alla media giornaliera di questo passo arriveremo a 20-30mila a Natale mentre oggi le persone affette da Covid in Italia sono circa 111mila», evidenzia un’analisi condotta da Roberto Battiston, direttore dell’osservatorio epidemiologico sul Covid all’Università di Trento. «Cominciano a essere numeri importanti – ha detto Battiston – Se parti basso ci metti tempo a risalire. Ma se hai tanti casi, ogni volta che raddoppi arrivi presto a numeri alti». In base alle stesse proiezioni, inoltre, un incremento delle dosi di vaccino somministrate (prima e seconda) a quel 15% della popolazione «vaccinabile» che ancora ne è priva, potrebbe far innalzare il livello dello scudo anti-Covid. Attualmente più di 6 milioni di italiani non sono vaccinati.

LA SITUAZIONE Al 12 novembre scorso il 76,49% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale primario. Il 2,50% è in attesa di seconda dose mentre il 4,54% ha fatto la terza dose. Complessivamente contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose – è almeno parzialmente protetto il 78,99% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 86,66% mentre l’83,92% è vaccinato. Quanto poi al raggiungimento della «fatidica soglia» (un valore oggi ritenuto più statistico che squisitamente sanitario) del 90 per cento dei vaccinati a ciclo completo (si intendono le due dosi), l’ultima media mobile a 7 giorni di dosi somministrate ogni giorno, a eccezione delle terze dosi, in Italia è di 67.380. L’80 per cento della popolazione vaccinabile è stato raggiunto il 9 ottobre 2021, in linea con le previsioni del governo per fine settembre ma per arrivare al 90 per cento, nuovo target per poter alleggerire l’obbligo di green pass, a questo ritmo sarebbero necessari altri 2 mesi e 15 giorni. E dunque, se obiettivi e tempi sono questi, è assai probabile che si vada verso una proroga dello stato di emergenza. I dati del monitoraggio sono elaborati dalle risultanze comunicate dalla rete di undici ospedali nazionali scelti dal ministero della Salute per controllare l’andamento dei ricoveri Covid e anticipare soluzioni organizzative per la gestione della pandemia. Il network degli «ospedali sentinella», guidato dallo Spallanzani, è costituito per il Nord dall’Asst Spedali Civili di Brescia, la Asl città di Torino, l’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale; per il Centro Italia hanno aderito l’Irccs Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, l’Inmi Spallanzani di Roma, la Asl Roma 6, gli Ospedali Riuniti di Ancona, l’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni; al Sud ci sono il Policlinico di Bari e l’Azienda ospedaliera dei Colli Monaldi Cotugno di Napoli. A oggi negli 11 ospedali individuati stiamo monitorando 475 pazienti positivi al Sars-Cov-2. Di questi è nei reparti di Terapia intensiva il 12%.

EFFETTO GREEN PASS Un dato è però certo. Non va abbassata la guardia sul tracciamento dei casi e va valutata con attenzione l’attendibilità dei tamponi rapidi sull’accertamento acclarato della malattia. In una nota riservata ora al vaglio del Cts si evidenzia come, «tralasciando le deroghe, di cui non conosciamo l’esatta ricaduta numerica, la libera circolazione legata al green pass rilasciato dopo un test rapido eseguito nelle ultime 48 ore si scontra con la realtà dei dati: in Italia, da inizio epidemia, i test rapidi hanno restituito un risultato positivo nello 0,4% dei casi, contro il 7,3% di quelli molecolari. Pertanto in condizioni di elevata circolazione virale si conferma la debolezza di questo strumento per il rilascio del green pass, che andrebbe probabilmente limitato ai vaccinati e immunizzati per pregressa malattia e avvenuta guarigione». E non a caso proprio ieri si è appreso che da parte del governo si starebbe pensando di limitare l’utilizzo del tampone rapido solo per consentire l’accesso degli interessati (non vaccinati) sui luoghi di lavoro.

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