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Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Quando si accende una luce”

Riportiamo la riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sulla pagina evangelica odierna: «Almeno qualche volta avremo certamente provate le sensazioni di ansia e di paura che, stando nel buio, ci portano a cercare la luce; poi magia! Una sola piccola lampada o una sola fiammellina sono capaci di illuminare una stanza intera e grande. Carissimi e carissime, vi chiederete: don Luigi, quale è la luce da cui oggi possiamo lasciarci illuminare? E’ il germoglio di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura di questa prima domenica di Avvento, e mi sembra un faro acceso nel buio dei tempi che viviamo, una lucerna viva capace di illuminare il cammino, che, come credenti, siamo chiamati a percorrere in questo mondo, comunque da amare e servire. Il germoglio è foriero di vita, carico di futuro e grazie ad esso guardiamo avanti con la certezza della verità; inoltre ci lascia intravedere quello che verrà, non per forza incerto e negativo, ed è fonte di speranza: il contadino potrà raccogliere i frutti e ci potremo saziare, in quanto Dio ancora provvede ai suoi figli; nello stesso tempo il germoglio ci pone in uno stato di vigilanza, per la grande provocazione che è, affinché i venti non lo portino via e le tempeste non lo strappino dai ramoscelli, dove debolmente è situato; capite bene che niente è più facile di trasportar via un germoglio, niente in natura è più delicato; esso esige custodia, perché gli uccelli non lo mangino o altri predatori non ne facciano un solo boccone; uscendo fuori della metafora il germoglio per noi cristiani, quanto più per noi catechisti/e, è davanti a noi perché lo possiamo seguire, per portarci luce; infatti la nostra missione nel mondo è quella di far crescere germogli, lo scopo per cui noi annunciamo tra gioie e fatiche il Vangelo è perché spuntino germogli di bene, di propositi e progetti di vita nei cuori di chi stiamo amando e servendo; la tentazione è molto forte di veder già i frutti o di sperimentare che tutto proceda liscio come l’olio nelle comunità e che i nostri ragazzi stiano già all’opera secondo le nostre indicazioni; seminiamo, seminiamo per favore senza stancarci, facciamo crescere germogli, esclusivamente questa è la nostra opera, poi i frutti arriveranno grazie al sole, alla pioggia e alla neve che dona il Signore; Avvento tempo ispiratore di vocazioni a far germinare germogli, spaccato di vita che ci apre con speranza al domani, punta panoramica che si affaccia al mare della vita sorprendente e che irrompe nelle tenebre pesanti e fitte di questo mondo.
Avvento, momento della festa cantata per l’alba più bella del tramonto, fase in cui ci è suggerito dolcemente di avere occhi aperti, teste piene, cuori vigili e gambe pronte a scattare; a mio parere, siamo molto provocati a chiederci: dove stiamo andando? Dove vogliamo andare come umanità? Che utilizzo ne stiamo facendo del tempo che ci è dato e delle occasioni che stiamo avendo? Quanta speranza pervade i nostri discorsi quotidiani? Di quanto futuro è carica la nostra prospettiva di vita? Abbiamo tra le mani solo questo tempo e questi giorni, non lasciamo scorrerceli addosso, senza costruire nulla, senza edificare niente e senza dargli un indirizzo. Infine sento fortemente di scrivervi che è molto più bella la vita di chi vigila, di chi dirige con scelte chiare e forti la sua vita dove Dio gli sta indicando, pur tra le inevitabili tentazioni e prove; Avvento perciò è tempo di rifiuto della notte e delle poltrone, occasione per imparare a dire di no alla comodità di rinviare “sine die” una scelta importante, o a lasciare ad altri il compito di decidere al posto nostro o sulla nostra testa; in piedi tutti allora, per veleggiare sulle rotte che il Timoniere ci sta disegnando, ed, anche se sentiamo la debolezza, sosteniamoci a vicenda guardando avanti, perché quello che ci sta davanti è molto più bello di quello che pensiamo ed immaginiamo, allo stesso modo di quello che intanto stiamo lasciando in questo mondo. Don Luigi, attendente servo».

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