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Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Lo sprint di una spinta”

Riportiamo la bellissima riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sul Vangelo di questa domenica:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Ed ecco il commento di Don Luigi: «Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, vi confido che sin dal primo momento che ho letto questa Parola ho pensato a questo tema e con il “filo” di tale motivo apro questa mia paginetta; immagino lo sprint iniziale di una gara automobilistica, che soprattutto su alcuni circuiti, non molto veloci, può essere decisivo per la vittoria finale; oppure quello altrettanto affascinante dei ciclisti dopo “essersi mangiati” chilometri e chilometri sempre a pedalare: ricordo quello stupendo del nostro Sonny Colbrelli, questa estate mentre, con il fango che gli lasciava solo gli occhi liberi, tagliava il traguardo della Parigi- Roubaix. Vi scrivevo che tale sensazione mi ha dato chiaramente la lettura e l’ascolto di queste pagine della Scrittura della trentatreesima domenica del tempo ordinario; a mio giudizio spirituale esse possiedono una carica enorme, che come energia eterna, permette alla nostra vita cristiana di recuperare motivazioni ed entusiasmo, in mezzo alle stanchezze interiori e alle “svogliatezze filosofeggianti”, di cui questo mondo è pieno: anche noi cristiani rischiamo di esserne preda; penso in particolar modo ai giovani, che mi stanno tanto a cuore, definiti da papa Francesco “poltronari”, forse proprio perché hanno deboli spinte nel cuore per stare in piedi e, pur in mezzo a disagi inevitabili, camminare e perfino correre nella vita di bel servizio da rendere! Per cui gironzolano, vagano a volte spaesati, vivacchiano, perdendosi loro malgrado, senza colpa alcuna, lo sguardo verso il fine della storia, in direzione della meta verso cui stiamo andando; a voi, appassionati/e catechisti/e vi sembra cosa da poco? Forse un debito di scarso valore che non abbiamo estinto e di cui non pagheremo dazio?
In realtà, invece, è letteralmente un miracolo: se tu intravedi appena o già pregusti il fine, anche per un istante, ecco a te l’energia nel cuore raggiungerti e spingerti a superare quelle mollezze dell’anima, capaci di spegnere ogni fuoco ideale. Anche gli sportivi, ad esempio i corridori di maratone, se sanno di essere in prossimità del traguardo, recuperano forze psicologiche, che valgono più del carburante nei muscoli dato da integratori assunti. Carissimi e carissime, questa storia, la nostra storia, grande o piccola, quella riportata negli annali, come quella anonima e mai alla ribalta della cronaca, non è mai vuota ed insignificante, ci ricorda oggi il Vangelo: ogni esistenza, a modo loro anche quella degli esseri più piccoli, è attraversata da una rotta verso cui si può orientare e dirigere; per cui tutto vale, anche i giorni dalle pagine oscure e dai momenti difficili, o le ore buie e complicate, fosse semplicemente perché a tutto è stato decretato una fine o meglio un fine. E, sempre con il Vangelo odierno tra le mani e nel cuore, scrivo che tutto vogliamo vedere non con la luce del crepuscolo del tramonto, perché è ”subito sera”, né con i colori e le movenze dell’autunno, che all’alzare delle tapparelle ci fa trovare, tristemente, altre foglie a terra: la bella notizia è che nel ventre profondo della vita e della terra tutta, come di ogni creatura amata che la abita, c’è un impronta indelebile di primavera che le caratterizza ed identifica, un germoglio che caparbiamente sta lottando e vuole diventare prima fiore e poi frutto, un bocciolo che aspira energicamente a diventare bella rosa, un bruco che sarà, e non per magia, leggera farfalla: tutto sta nascendo e rinascendo, non ve ne accorgete? Ci rimprovera oggi la Parola; e perché siete inermi e indifferenti, per quale stupido motivo dormite, avvolti nel velo virtuale del vostro sonno dell’anima, che assopisce e intontisce? Sveglia, in piedi, al lavoro, collaborate con il mondo di Dio che sta fiorendo, date una mano e non lasciate solo il Creatore, mentre sta spingendo la Sua creazione al giorno della sua luce; permettete alla vostra vita di rinascere nel Signore, nel giorno che Lui ha stabilito e non guardate mai indietro: avanti con la luce della fede e la rotta della Parola che mai volge al tramonto. Don Luigi, servo, aspirante sprinter!»

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