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Terza dose: in arrivo l’obbligo per sanitari e Rsa

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Terza dose: in arrivo l’obbligo per sanitari e Rsa. Ne parlano Mauro Evangelisti e Alberto Gentili in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Con i contagi in costante aumento e l’Europa presa alla gola dalla quarta ondata della pandemia, il governo prova a ridurre il rischi. Il primo passo, giovedì prossimo, sarà compiuto con una stretta anti-Covid negli ospedali e nelle residenze per anziani (Rsa). Il ministro della Salute, Roberto Speranza, d’intesa con il premier Mario Draghi, è orientato a varare un provvedimento per rendere obbligatoria la terza dose sia per il personale medico, sia per gli ospiti e gli operatori delle Rsa. «Un modo», spiegano al ministero della Salute, «per scongiurare che l’impennata dei contagi colpisca chi fronteggia in prima linea il virus, come i medici e gli infermieri. E chi è più vulnerabile: gli anziani».
Insomma, è il richiamo del vaccino ad almeno sei mesi dalla seconda dose, l’arma con cui il governo intende limitare in vista del Natale i danni della pandemia. Ciò che accade nel resto d’Europa e soprattutto nei Paesi con un minor tasso di vaccinazioni, con centinaia di vittime e nuove restrizione e nuovi lockdown come in Austria, Olanda, Germania, Romania, Bulgaria, etc. a giudizio di Speranza non accadrà in Italia. L’inverno che abbiamo davanti non dovrebbe portare a coprifuoco, chiusure, divieti di spostamento tra Regioni, limiti alle persone da ospitare in casa per cene e feste di Natale, come accadde un anno fa. «Questo perché», spiega il responsabile della Salute, «nel dicembre scorso non c’erano i vaccini, mentre adesso ci sono e siamo riusciti nell’impresa di immunizzare l’87% della popolazione».

LE DIFESE Visto che la chiave per frenare il ritorno del Covid è il vaccino – e gli studi dimostrano che con il passare del tempo la protezione garantita dalla seconda dose si riduce fino alla metà – l’altro passo del governo sarà quello di permettere dal 1° dicembre di effettuare la somministrazione della terza dose anche ai cittadini tra i 40 e i 59 anni (gli over 60 sono già autorizzati). Pure senza prenotazione. Gli ultimi dati, però, rivelano che a essere sempre più colpiti sono gli under 12. Non a caso in numerose scuole è scattata la quarantena in alcune classi e si registrano già le prime chiusure di diversi istituti scolastici. Così Speranza e Draghi, appena l’Agenzia europea per il farmaco (Ema) avrà dato il via libera alla somministrazione del vaccino Pfizer ai bambini dai 5 anni di età, pianificheranno la campagna di vaccinazione dei più piccoli. Il vaccino 5-11 anni non sarà obbligatorio, come del resto già accade per gli over 12. E non sarà neppure obbligatorio per i bimbi avere il Green pass. Ciò significa che quando mamma e papà vanno al ristorante, al cinema, allo stadio, a teatro, in un parco tematico, oppure viaggiano in treno, bus, nave, etc, potranno portare i loro bambini senza la necessità di mostrare il Green pass dei piccoli.
Sul tavolo del governo c’è anche l’ipotesi di un rafforzamento dello strumento della certificazione verde, alla luce del costante aumento dei nuovi casi positivi, sia pure in maniera meno marcata degli altri Paesi europei. Le modifiche saranno legate all’andamento della pandemia e serviranno due settimane per una valutazione che passa più da Palazzo Chigi che dal Ministero della Salute. Collegare il Green pass esclusivamente a vaccinazione e superamento dell’infezione, escludendo i test antigenici, sarebbe un’applicazione, più o meno, di quanto hanno già deciso di fare Austria e alcuni land della Germania. In Italia avrebbe un effetto collaterale: il Green pass serve anche per i posti di lavoro, in molte situazioni – aziende dei rifiuti e dei trasporti, forze dell’ordine, uffici pubblici – sospendere tutti i non vaccinati causerebbe la paralisi.

GLI SCENARI C’è un piano B: Green pass rafforzato (solo con vaccino o superamento dell’infezione) nelle attività ricreative come ristorante e stadio, Green pass leggero per il lavoro (dunque lasciando anche la terza opzione dei test antigenici). Gli esperti premono per collegare il Green pass al tampone molecolare, ma questo manderebbe in tilt i laboratori perché dovrebbero valutare ogni giorno centinaia di migliaia di esami di chi deve andare al lavoro da non vaccinato, sottraendo risorse al tracciamento (i test dei casi sospetti). Un’altra proposta sul tavolo è il taglio della durata del Green pass a nove mesi. Ma gli esperti avvertono: siamo in novembre, così scadrebbero contemporaneamente molte certificazioni verdi ai primi vaccinati di gennaio, febbraio e marzo. Inoltre, si alimenterebbe la sfiducia dei cittadini, con troppi cambiamenti in corsa. Morale: la prossima settimana servirà a vigilare l’andamento dell’epidemia, se la situazione resterà sotto controllo si eviteranno interventi sul Green pass. In caso contrario, le soluzioni sono pronte.

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