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Tamponi rapidi non affidabili e il green pass che dura sei mesi oltre la copertura, sul Covid navighiamo a vista

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    Non siamo su scherzi a parte, dopo quasi due anni con la Pandemia da Coronavirus Covid – 19 le istituzioni ancora navigano a vista. Ora si parla decisamente di terza dose di vaccino che verrà fatta a tutti dopo i sei mesi, ma fino a questa estate il vaccino avrebbe dovuto proteggere per molto tempo, uno o due anni, e così il green pass , che ti permette di andare ovunque, dura 12 mesi. Oggi invece scopriamo che dopo i sei mesi la copertura non c’è più o si affievola troppo, ciliegina sulla torta anche i tamponi rapidi pare non sono affidabili. Notizie che scoppiano ad orologeria.

    “Bloccate i tamponi rapidi per non chiudere l’Italia”. È questo il singolare appello che Claudio Giorlandino ha lanciato a mezzo stampa, riprendendo i dati di uno studio pubblicato lo scorso anno su Future Virology dal centro ricerche Altamedica, di cui è direttore scientifico. I dati che sono emersi dall’analisi sui test rapidi antigenici hanno fatto emergere un dato allarmante. Quasi una volta su due i risultati di questo tipo di esame erano sbagliati, con un alto tasso di falsi negativi.

    Persone positive dunque, ma convinte di non poter diffondere il Covid anche grazie al Green pass valido per entrare all’interno di bar e ristoranti e di tutte le attività per cui bisogna presentare la certificazione verde all’ingresso.

    Green pass, allarme tamponi rapidi: la metà dei risultati è sbagliata
    Dei 332 casi oggetto dello studio, 249 erano positivi al tampone molecolare e 83 negativi. Tra i 249 positivi, solo 151 erano invece risultati tali con il test antigenico rapido immunocromatografico. Si tratta del test che viene generalmente effettuato in farmacia o negli studi dei medici di Medicina generale, di tipo qualitativo, che dà come risposta solo la (presunta, a questo punto) positività o negatività.

    Storia ben diversa per quello rapido quantitativo, che viene invece eseguito in laboratorio con metodiche di immunofluorescenza e che utilizza metodologie e apparecchiature specifiche più attendibili. Di recente è arrivata una piccola rivoluzione, con i tamponi molecolari in farmacia, come anticipato qui.

    Green pass, allarme tamponi rapidi: sono il “tallone d’Achille”
    I tamponi rapidi sono considerati il “tallone d’Achille” del Green pass anche da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. La loro bassa sensibilità li rende infatti una bomba a orologeria per i contagi.

    Il virologo Francesco Broccolo, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha ribadito all’Ansa che si tratta di test che possono dare “oltre il 50% di falsi negativi”, sottolineando una ulteriore criticità di questo tipo d’esame.

    Green pass, tutte le criticità dei tamponi rapidi (e non solo)
    Chi entra in contatto con persone positive, infatti, spesso effettua il test subito dopo l’incontro a rischio. L’infezione in realtà inizia a palesarsi ai tamponi solo dopo 48 ore dal contagio e solo grazie ai tamponi molecolari.

    Quelli rapidi riescono “a vedere il virus” solo quando la carica virale è di almeno un milione di copie per millilitro di fluidi biologico prelevato, e quindi quando il patogeno ha avuto tempo di replicarsi all’interno dell’organismo. Il rischio è quello dunque di ottenere una “fotografia sgranata” e non veritiera dei contagi.

    L’esperto ha anche sottolineato un altro grosso problema del Green pass, che con le regole attuali viene validato sia per chi è vaccinato che per chi ha fatto il test rapido, esponendo due categorie distinte agli stessi eventi. Come sappiamo, invece, le persone che si sono sottoposte al vaccino anti Covid hanno meno possibilità di contrarre forme gravi della malattia, con una più alta probabilità di essere ospedalizzate e finire in terapia intensiva.

    Ancora, il sistema del Green pass andrebbe rivisto a causa della durata troppo estesa della sua validità dopo il tampone. Per Francesco Broccolo l’ideale sarebbe ripetere il test “tutti giorni. Se mi infetto oggi, per 48 ore non si potrà vedere l’infezione con nessun test. Anche le 72 ore di validità del test molecolare sono teoriche perché, seppur questo sia ultrasensibile, non si esime dall’eventualità che l’infezione venga contratta dopo poche ore dal test“, ha concluso.

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