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Sul gufo ritrovato ferito a Massa Lubrense arriva il Comunicato del WWF Terre del Tirreno

Massa Lubrense. Sulla vicenda del gufo ritrovato ferito in località Punta Campanella lo scorso sabato arriva il comunicato del WWF Terre del Tirreno: «In Costiera siamo disarmati… Gli sparatori sono troppi e noi siamo pochi. Nessun reale controllo alla caccia se non quello delle guardie WWF e di quattro Carabinieri Forestali.

La stagione venatoria 2021-2022 è nel pieno e il WWF documenta come ogni anno, in tutta Italia, il rinvenimento di numerosi rapaci e uccelli protetti uccisi o feriti dai pallini di piombo dei cacciatori! L’ultima vittima in penisola sorrentina è uno stupendo esemplare di Gufo comune (Asio otus), inconfondibile per gli occhi gialli e i tipici ciuffi auricolari, atterrato in un giardino privato a Punta Campanella nel comune di Massa Lubrense. Nell’areale dove è stato rinvenuto il gufo non è nidificante ma di passo. Il gufo è un rapace notturno ed è probabile sia stato vittima della consueta caccia di appostamento alla beccaccia che si svolge prima dell’alba e causa, per la scarsa visibilità, l’uccisione di un gran numero di specie protette da parte di cacciatori pronti a colpire qualsiasi cosa si muova nella penombra!

L’animale è stato rinvenuto ferito all’ala destra nella giornata di sabato 30 ottobre. Recuperato dai veterinari dell’ASL Na 3 sud di Piano di Sorrento è stato poi affidato ai volontari del WWF Terre del Tirreno per il complesso trasporto al CRAS il Frullone di Napoli.

“Di animali sanguinanti e feriti, anche di specie rare e protette come il gufo – racconta Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del Tirreno – se ne contano ormai troppi negli ultimi anni. E’ una vergogna! Il recupero e il trasporto all’unico centro abilitato alla cura della fauna selvatica in Regione Campania, il Frullone di Napoli, è sempre più un’impresa. La legge attribuisce alla Polizia della Città Metropolitana l’incombenza del trasporto, ma nel 90% dei casi non ci sono pattuglie e personale o quest’ultimo è impegnato in altre mansioni! Spesso i veterinari dell’Asl e i cittadini fanno affidamento sulla disponibilità dei volontari del WWF, che non sempre è garantita. La situazione è insostenibile. Nonostante l’emendamento di legge voluto in commissione Ambiente dalle deputate del Movimento 5 Stelle Carmen Di Lauro e Paola Deiana, approvato alla Camera in sede di esame della legge di Bilancio, che istituisce il Fondo nazionale per il recupero della fauna selvatica con una dotazione di un milione di euro annui a decorrere dal 2021. L’unica certezza è che si continua a sparare!”.

“La verità è che in tanti, che imbracciano un fucile da caccia, non hanno alcun rispetto delle leggi che disciplinano l’attività venatoria – dichiara Bruno Cajano, responsabile provinciale delle guardie giurate venatorie WWF Italia – Il bracconaggio è un fenomeno difficile da estinguere e i cacciatori che sottolineano sempre di non appartenere alla categoria dei “bracconieri”, di fatto, fanno ben poco per denunciare quest’ultimi! Fatta salva qualche rara eccezione. Definire chi imbraccia e utilizza un fucile da caccia come appartenente alla categoria dei “cacciatori” è invece corretto e aiuta a far comprendere il fenomeno diffuso del non rispetto delle regole, da parte di tanti che vagabondano armati convinti di poter fare quello che vogliono nella certezza dell’impunità. Non parliamo solo di uccelli protetti sparati, ma anche di caccia in periodo di silenzio venatorio, con trappole e mezzi non consentiti, nei pressi di strade e abitazioni, su aree percorse dalle fiamme e

nelle aree protette o senza le carte in regola!”.

Sono decine le segnalazioni che giungono da cittadini ed escursionisti esasperati per le esplosioni nei pressi di strade ed abitazioni. L’ultima segnalazione è del 24 ottobre e documentava una pericolosa battuta al cinghiale in località Cancello di Arola a Vico Equense.

Non senza difficoltà un tenace drappello di guardie volontarie WWF resterà in azione nei mesi caldi della caccia, in coordinamento con i Carabinieri Forestali di Castellammare di Stabia (con soli quattro uomini in organico!) e le altre Forze dell’Ordine, per intercettare e arrestare le attività di bracconaggio nel nostro territorio».

 

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