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Sorrento, Raffaele Attardi: “La maggior parte dei problemi della sanità in penisola sorrentina dipende da carenze organizzative”

Riportiamo il post del chimico di Sorrento Raffaele Attardi, pubblicato sulla sua pagina Facebook: «Ho accompagnato un parente in ospedale a Sorrento al Pronto Soccorso. Si entra in un vestibolo pretenziosamente chiamato sala d’aspetto: in realtà è un luogo dove transitano tutti, personale in entrate, personale in uscita, addetti alla manutenzione, infortunati e familiari, come se non ci fosse alcun virus in circolazione. A un certo punto è stata sottoposto al tampone e, visto l’esito soddisfacente, è stato portato all’interno del pronto soccorso. È stato come se fosse precipitato in un buco nero: non esiste un front office, non c’è un sistema di comunicazione per avere notizie di cosa succede. Se non passa un amico devi solo attendere. Alla fine siamo usciti dopo più di 3 ore, con un certificato di dimissione che prevedeva l’uso di un tutore. E la cosa è finita lì, tocca a chi si infortuna provvedere a sua cura ad ogni successiva esigenza. La regola è che ti devi arrangiare e per fortuna in questo caso si trattava di una cosa da niente. Per fortuna il tutore si trova in farmacia e c’è sempre un amico provvidenziale che ti spiega come si fa a metterlo.

Ma è successo lo stesso ad un altro parente, questa volta per una frattura: una volta dimesso, e aver accettato improvvidamente di andare a casa, si è trovato poi a dover fronteggiare i problemi di una convalescenza resa difficile dalla inabilità e costretto a chiedere aiuto per trovare una clinica per la riabilitazione. In altri posti non funziona così e prima di far uscire una persona ci si preoccupa di tutto, in particolare chi è inabile e vive da solo, lo si indirizza direttamente ad una struttura riabilitativa o si fa precedere la dimissione da sopralluoghi per verificare a quali difficoltà andrà incontro e fornire i supporti necessari. C’è un solo modo per definire la Sanità in penisola: non è né buona, né cattiva, è inaffidabile. E la maggior parte dei problemi dipende da carenze organizzative. Guai ai fragili».

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