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Sorrento, l’ex sindaco e chimico Raffaele Attardi: “Il principio di precauzione e la gestione della epidemia”

Sorrento. Riportiamo il post pubblicato dall’ex sindaco e chimico Raffaele Attardi sulla sua pagina Facebook sul principio di precauzione e la gestione della epidemia: «Vorrei provare a scontentare un po’ tutti: scusatemi in anticipo, ma non ce la faccio proprio a tenermi per me certe considerazioni… Partiamo da alcune considerazioni sulla base dei dati che abbiamo. Sembra ormai accertato che la vaccinazione riduce i danni prodotti dal virus. Diminuiscono i contagi e ancora di più i danni causati dal virus: chi non si vaccina corre più rischi. Ma non siamo ancora fuori dal tunnel e nonostante l’elevato numero di vaccinati non si è raggiunta l’immunità di gregge e i contagi hanno ripreso a crescere.  Da che dipende? Per rispondere a questa domanda ci stiamo come al solito dedicando allo sport nazionale dello scaricabarile, vax contro novax, gli uni contro gli altri sulla base di rivendicazione di diritti contrapposti. E siamo puntualmente arrivati alla linea di confine dove il diritto di uno si scontra con quello di un altro e si generano i conflitti.
Ma la prudenza dovrebbe indurci, prima di diventare tutti costituzionalisti, ad approfondire quello che sta accadendo cercando di capire se sotto alla recrudescenza dell’epidemia non ci sia qualche altra cosa. La prima considerazione da fare è che se pure è vero che i vaccinati sono in una condizione più sicura dei non vaccinati, questo non esclude che siano anch’essi un potenziale fattore di rischio, in quanto anch’essi sono portatori del virus, talvolta addirittura infetti e asintomatici. La seconda considerazione da fare è che la protezione fornita dal vaccino sembra ad un certo punto ridursi drasticamente.
E poi ci sono le varianti: il virus fa il suo mestiere e cambia continuamente. Se pure fossimo tutti vaccinati ci sarebbe sempre, anche se con una probabilità minore, la probabilità di infettarci e di infettare. Dovremmo perciò riflettere sul fatto che siamo tutti sulla stessa barca vax e novax, in quanto potenziali portatori e potenziali vittime del virus. E non sappiamo quando cesserà la tregua ottenuta grazie dal vaccino, sappiamo solo che la sua efficacia diminuisce nel tempo.
Ma c’è un’altra considerazione da fare: non tutti subiremo allo stesso modo una eventuale recrudescenza della epidemia. I più esposti saranno, come è già successo, i più fragili, quelli cioè che non si sono potuti vaccinare per vari motivi, le persone più anziane, quelli già colpiti da altre infermità, le persone esposte per generosità o per motivi di lavoro a contatti più frequenti. E il virus non farà differenza fra vax e novax: colpirà più duro queste categorie.
Proviamo perciò a concentrarci sul virus e sulla gestione dei rischi e ad abbandonare questa storia dei diritti che ciascuno di noi vede compromessi e a mettere invece la questione in termini di obblighi che ciascuno di noi ha. E per essere più chiari proviamo a chiederci quali sono gli obblighi che la classe dirigente dovrebbe rispettare per proteggere i più deboli, quelli cioè che sono più esposti al virus.  Se si accetta questo principio ne deriva che bisognerebbe prima di tutto concentrarsi su cosa è stato fatto e cosa resta da fare per la sicurezza in generale, e cioè migliorare gli ospedali, i trasporti, rendere più sicura la filiera scolastica, i supermercati, i centri commerciali. E cosa si dovrebbe fare per migliorare l’assistenza di chi cade vittima del contagio. E in aggiunta, proseguire la campagna vaccinale, i richiami e tenere sotto controllo la vita media della protezione fornita dai vaccini e la loro efficacia nei confronti di varianti.
L’infezione sta dilagando e dilaga prima al Nord, forse perché è stato fatto molto poco per queste e lì ci sono più residenze per anziani, più movimenti, più luoghi di lavoro, più mense e ci si incontra quasi esclusivamente al chiuso e così, non appena il virus ha rialzato la testa, si sta diffondendo il contagio. E ovunque c’ è la tendenza ad abbassare la guardia e a tornare come prima: abbiamo il green pass e tutto ci è concesso. Nessuno vuole rinunciare a niente, anzi ognuno pensa di avere il diritto di rifarsi. La gestione dei rischi non funziona così: si migliora solo migliorando i processi.
A questo punto vorrei concludere con un invito: pensiamo agli obblighi che abbiamo e smettiamola di reclamare diritti. Bisogna avviare un cambiamento interiore, che deve partire da ciascuno di noi, cioè cercando di cambiare noi stessi prima degli altri. Ma al centro devono esserci gli obblighi verso i più deboli ed i più fragili, a cominciare dalla Terra. E questo cambiamento deve includere l’impegno a fermare questo tipo di sviluppo, a contrastare tutto ciò che sposta il problema, tentando di lasciare invariate i processi: è questo il centro del problema. I vaccini possono essere un valido strumento per ridurre i danni, ma non devono essere usati come strumento per cercare di continuare a rinviare i cambiamenti. Il vero pericolo viene da chi continuamente cerca di riproporre questo modello di sviluppo, da chi per difendere i propri interessi non vuole cambiare. Dobbiamo cambiare i processi: questa è la via corretta, il resto, vaccino incluso, è utile ma serve solo per consentirci di avere il tempo di cambiare.
Provate ad immaginare cosa accadrà se continuando a parlare di diritti, di misure a sostegno dell’economia, di misure restrittive, si dovesse verificare il break even point, cioè arrivare a scoprire che la protezione offerta dal vaccino è scaduta o che è arrivata una mutazione che rende l’attuale vaccino inefficace e dovessimo trovarci tutti improvvisamente indifesi a dover ricominciare tutto daccapo: i più forti spiritualmente, geneticamente ed economicamente certamente andranno avanti, ma ci sarebbe una nuova strage e a pagarne le conseguenze sarebbero i più deboli. Forse conviene seguire il principio di precauzione e scegliere di gestire questo rischio investendo tutto per cambiare i processi piuttosto che continuare a trovare motivi per litigare».

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