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Sorrento, abuso edilizio quasi 20 anni fa: ora la demolizione

Un abuso edilizio scoperto a Sorrento quasi 20 anni fa, riemerge nel 2021 per la demolizione. Si tratta di un immobile in blocchi e lamiere coibentate da 830 metri cubi nella zona collinare di via Sant’Angelo. Ce ne parla nel dettaglio Massimiliano D’Esposito per Il Mattino in edicola oggi.

L’edificio risultato abusivo venne individuato dai tecnici comunali durante un sopralluogo effettuato insieme agli agenti della polizia municipale nella primavera del 2005. Due anni dopo il giudice ordinò la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi a cura dei proprietari dell’area o da parte del Comune di Sorrento in caso di inottemperanza. Ciò che puntualmente avvenne tanto che nel 2009 fu notificata ai responsabili dell’abuso «l’immissione nel possesso e la trascrizione nei registri immobiliari» da parte del Comune. Solo nel 2019, dopo altri 10 anni, è stato affidato l’incarico a un professionista per eseguire la procedura di demolizione, tecnico che ha effettuato i rilievi insieme alla polizia locale nel febbraio del 2020. Sono emerse così delle inesattezze nell’identificazione catastale dell’immobile, tanto che si è resa necessaria un’ordinanza di rettifica dell’ingiunzione alla demolizione e ripristino. Solo dopo aver provveduto è stato possibile assegnare un termine di 90 giorni per abbattere l’abuso.

Si arriva così a marzo di quest’anno quando il pm Antonella Lauri della Procura di Torre Annunziata ha firmato il decreto di demolizione da eseguire entro 30 giorni da parte della proprietaria dell’area. Abbattimento non eseguito neanche stavolta, tanto che a luglio il pm Matteo De Micheli ha sollecitato il Comune ad intervenire in danno invitando esplicitamente l’ente a richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti un finanziamento, «quale anticipazione delle spese occorrenti per procedere nel più breve tempo possibile al materiale abbattimento dell’immobile». La cifra stimata da parte del consulente tecnico della Procura come anticipo per l’intervento è pari a circa 146mila euro. La metà verrà chiesta alla Cassa Depositi e Prestiti, per l’altro 50 per cento si punterà ad ottenere le risorse dell’apposito fondo istituito dal ministero delle Infrastrutture.

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