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Sant’Agnello verso le elezioni, Accardi: “Non mi ricandido più”

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Sant’Agnello ( Naoli ) . Verso le elezioni, continua la nostra panoramica di ipotesi per le elezioni santanellesi, anche se sembra prematuro, già ci si sta organizzando, fra le ipotesi al famminile ci potrebbe essere l’assessore Clara Accardi, vista come una dei possibili candidati sindaci, ha affermato di non avere intenzione di ricandidarsi. Da Sorrento a Vico Equense e Massa Lubrense tutti sindaci uomini , ancora non si sa nulla su chi sceglierà il sindaco Piergiorgio Sagristani , ma Clara Accardi non solo non si vede come candidato sindaco ma intende non candidarsi per nulla. Si è ritrovata coinvolta in due procedimenti penali, uno per non aver rinunciato alla metà dello stipendio di assessore, 300 ( trecento) euro , e  quello dell’Housing Sociale, solo per aver apposto una firma come assessore,  davanti ai giudici di Torre Annunziata , soldi di avvocati e problemi vari. Sicuramente la tentazione di lasciare tutto è stata forte . Un vero peccato, le donne così preparate e di polso in politica, ci vogliono! Il gap tra la presenza tra gli uomini e donne è ancora troppo forte e sebbene i numeri vedono crescere la presenza femminile nel mondo della politica, le si dà troppo scarsa rilevanza. Le donne
L’approccio intrapreso finora, basato su un sistema di quote, si è dimostrato abbastanza efficace nel promuovere una maggiore partecipazione femminile in politica. Un passo ulteriore in questo senso è l’adozione, su base volontaria, di quote di genere per le posizioni interne da parte dei partiti politici. Tale pratica, diffusa nel nord Europa, fatica ad affermarsi in Italia. Uno strumento più radicale per legittimare le cosiddette “quote rosa”, spesso viste di cattivo occhio, è quello suggerito dalla politologa Rainbow Murray. Secondo l’accademica, infatti, una strada da seguire potrebbe essere quella non più di presentare il problema come una carenza di rappresentanza femminile, quanto piuttosto come un’eccessiva rappresentanza maschile.
Le policy da introdurre sarebbero quindi sì delle quote di genere, ma molto diverse da quelle in uso attualmente. Infatti, la prospettiva sarebbe “rovesciata”, con le quote di genere non da intendersi come un numero minimo di posti destinati ai rappresentanti di un sesso, ma al contrario, come un limite massimo. Tale cambiamento di paradigma potrebbe finalmente permettere di non percepire più le donne in politica come “altre”, una sorta di minoranza da proteggere mediante quote minime, ma come una componente fondamentale della società con lo stesso diritto a partecipare alla vita politica della controparte maschile.

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