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Piano di Sorrento: nuovo parcheggio, il WWF contro l’amministrazione

Piano di Sorrento: nuovo parcheggio, il WWF contro l’amministrazione. A distanza di venti anni dalla famigerata Legge Regionale n° 19 del 2001, che ha permesso di derogare illegittimamente al Put, sono migliaia i box auto realizzati nella costiera sorrentino-amalfitana, modificando irreversibilmente il paesaggio, e altrettanti sono in corso d’opera e si continuano a progettare.

Eppure le plurime sentenze del Tar, del Consiglio di Stato, di Cassazione, della Corte Costituzionale e della giustizia Penale, che in due decenni hanno chiarito la corretta applicazione delle norme e l’errata e pretestuosa interpretazione della Legge 19/01, parrebbero essere sfuggite a chi ancora si impegna a distruggere giardini e terreni.

È di questi giorni la notizia, appresa da un’intervista al sindaco Salvatore Cappiello sul settimanale locale Agorà, che l’amministrazione in carica del Comune di Piano di Sorrento avrebbe intenzione di utilizzare un finanziamento di circa 1.800mila euro per la realizzazione di un progetto di finanza predisposto dalla precedente amministrazione riguardante un’autorimessa interrata.

Le amministrazioni cambiano, ma a quanto pare, non sembra cambiare l’idea di distruggere il territorio e in particolare quel fazzoletto di terreno nel cuore del paese? Si tratta del fantomatico parcheggio nel cuore del centro storico, nel vicolo San Michele, al posto di un’area a verde costruita con i soldi della comunità europea e mai inaugurata. Un’opera fortemente criticata da cittadini e ambientalisti che aspettano da un quarto di secolo che quel parco, chiuso da un cancello, sia restituito alla cittadinanza.

Piano di Sorrento: nuovo parcheggio, il WWF contro l'amministrazione

Il progetto modificato più volte nel corso degli ultimi diciassette anni è stato sempre osteggiato dal Wwf perché fuorilegge. Nel cassetto ci sono 1 milione e 802mila euro che la Regione Campania continua inspiegabilmente a “conservare” per tale struttura, tanto devastante quanto poco strategica oltre che non consentita dalle normative vigenti.

L’ultima delle sentenze del Consiglio di Stato (la n. 1081/2021), per una vicenda analoga nel Comune di Meta, ha chiarito come in zona 2 del Put i parcheggi interrati non si possono costruire. La sentenza chiarisce come gli interventi possano essere solo pubblici e indicati dall’art 17 della L.35/87 ovvero: “scuole dell’obbligo, impianti sportivi e attrezzature di interesse comune” e, dunque, tra essi non sono previsti i parcheggi pubblici che sono categoria, come ben esplicitato dal D.M. 1444/68, di opera pubblica assolutamente distinta dalle attrezzature di interesse comune.

Insomma, in quella zona il parcheggio non è assentibile e sarebbe il caso se ne convincesse anche la politica evitando di sprecare, non solo suolo, ma anche ulteriore tempo e denaro pubblico.

Inoltre sarebbe da capire come si sia espressa la Soprintendenza e lo stesso ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, in materia di distanze dalle linee ferroviarie, con il d.p.r. n. 753/80 all’art. 49, prevede per le costruzioni lungo le linee ferroviarie una distanza minima di 30 metri dal limite di occupazione della più vicina rotaia. È recente la demolizione eseguita dello storico ristorante El Condor, posto nei pressi della Circumvesuviana, perché non rispettava tali requisiti.

Piano di Sorrento: nuovo parcheggio, il WWF contro l'amministrazione

Il Wwf con una nota inviata al sindaco, all’assessore ai Lavori pubblici, al Segretario generale, al responsabile del V Settore e al responsabile del III Settore del Comune di Piano di Sorrento, ha diffidato l’amministrazione in carica dal perseverare nella progettazione di un’opera che, così come appare, non è strategica né autorizzabile, riservandosi ogni opposizione in tutte le sedi penali ed amministrative avverso la cementificazione annunciata.

“Basta con i parcheggi sotto i giardini, basta col consumo del suolo, non ce lo possiamo più permettere – aggiunge Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – col Wwf assieme ad altre associazioni ambientaliste siamo pronti a fare ogni opposizione e ricorso in tutte le sedi contro la cementificazione annunciata. A distanza di venti anni dalla legge regionale sono stati costruiti migliaia di box privati che non sono affatto serviti a togliere le macchine dalla strada e a risolvere il problema del traffico e dell’inquinamento come promettevano.

È chiaro che solo chi era in malafede fingeva di crederci. Solo ora ci si accorge che mancano gli stalli a rotazione e i parcheggi pubblici? E dove si decide di costruirli? Ancora sotto i giardini e in aree dove la legge non lo consente? Per fare ciò a Piano di Sorrento hanno privato almeno due generazioni di bambini della possibilità di correre e giocare in un parco a verde che è vergognosamente chiuso da venticinque anni”.

Le amministrazioni peninsulari si sono quasi tutte contraddistinte per una discutibile visione di “futuro” che ha portato alla tenace pianificazione, e messa in opera, di tutta una serie di progetti pubblici e privati che a ben vedere il più delle volte la legge non avrebbe consentito, ma che hanno comportato un enorme consumo di suolo e un irreversibile stravolgimento paesistico e ambientale.

Nel recente G20 i capi di stato hanno ribadito l’impegno ad aumentare il numero degli alberi soprattutto nelle aree urbane e ad impedire ulteriore consumo di suolo. Negli stessi termini si è espresso anche il sommo pontefice. Un suolo cementificato lo è per sempre. È perso per sempre. Tornare indietro significherebbe attendere migliaia di anni per fare in modo che lo strato di humus possa rigenerarsi.

Oppure vorrebbe dire portare sul terreno appena liberato dal cemento del suolo fertile però preso da altre parti, ovvero sottraendolo altrove. In ogni caso la spesa di rigenerazione è elevatissima al punto da renderla assolutamente sconveniente. La cosa più conveniente è non consumarlo.

Cercare di conservare gli ultimi preziosi tasselli del nostro territorio, voler sottrarre alla cementificazione ogni singolo albero, ogni singolo metro quadro di terra, di mare o di spiaggia rimasta, è solo frutto della consapevolezza che l’unico vero sviluppo e futuro passa attraverso la conservazione e la gestione razionale delle risorse che madre natura ci ha donato.

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