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Piano di Sorrento, il terremoto del 23 novembre 1980 nei versi del Prof. Ciro Ferrigno: “Vecchie di Conza”

Domani ricorre il 41esimo anniversario del terremoto che il 23 novembre 1980 fece tremare violentemente la Basilicata e la Campania. Interi paesi distrutti, tantissimi i morti, palazzi e monumenti feriti profondamente, lesioni negli edifici e crepe nei cuori di chi ha dovuto dire addio ad un proprio familiare od amico, oppure ha visto la propria casa distrutta in un minuto dopo averla costruita con amore e sacrificio. Sono tanti i ricordi che popolano questo triste anniversario e vogliamo, tra i tanti, riportare una poesia del Prof. Ciro Ferrigno tratta dal suo libro “E’ – Poesie d’Amore” e dal titolo “Vecchie di Conza”:
Vecchie dell’Irpinia
col volto corroso dalle lacrime
ditemi perché vivete.
Qui la terra non dà più frutta,
il baratro inghiotte
la storia ed il tempo.
L’amaro pianto ha lasciato
volti di pietra e labbra mute.
Voi, Madonne Addolorate,
perdute per vie solitarie,
avvolte in lunghi mantelli neri,
cercate qualcosa
che non esiste più…
Qui, a Conza, Cristo
pianta ancora
la Sua Croce.
(Il disegno che illustra la poesia è dell’artista carottese Salvatore Cinque, scomparso nel 1995)

Piano di Sorrento, il terremoto del 23 novembre 1980 nei versi del Prof. Ciro Ferrigno: “Vecchie di Conza”

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