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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Dio ci ha creati per essere liberi”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Don Pasquale Irolla pronunciata durante la messa mattutina nella Basilica di San Michele Arcangelo a commento dell’odierna pagina di Vangelo: “In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»”.
Ecco le parole di Don Pasquale: «Ci sono coincidenze che parlano di una grazia ulteriore nella grazia, che ci fanno sentire ancor più coccolati, benedetti, oggi solennità di Gesù Cristo re dell’universo. Questa solennità che viene a rassicurarci che tutti gli sforzi di bene compiuti in questo anno convergono a Gesù, tutti i giorni, tutte le ore, tutti i doni, anche il peccato, tutto converge verso Gesù Cristo re dell’universo che consegnerà un giorno il Regno al Padre ed in lui noi saremo vincitori, in lui troveremo che tutti i nostri giorni saranno portati a compimento. C’è tristezza più grande che lasciare incompiuta una vita? Sforzi di bene, progetti e vederli persi, vederli solo abbozzati destinati a perire? Oggi noi siamo certi che la tela della creazione ha come punto di fuga Gesù ed in questa tela ci siamo tutti, piccoli e grandi, tutta la nostra comunità, tutti gli anziani, gli ammalati, gli adolescenti, i giovani in cerca di una vita, tutte le famiglie, tutte le coppie, anche quelle che pensano di essere fuori rotta.
Desidero richiamare l’importanza della chiamata, una chiamata che dedico a tutti i diciottenni a partire. Partite con me, andiamocene altrove, lasciate la famiglia, le pastoie di legami belli e imprigionanti, di litigate che fanno male, di attese che vi uccidono, di ribellioni che uccidono i genitori, verso un luogo in alto dove poter sperimentare la gioia di passare dalla morte alla vita, cioè la nuova nascita, quella che avviene quando Gesù vi viene incontro e vi strappa da ogni certezza, portandovi dove lui sa.
Ed oggi è un giorno speciale anche perché inizia il mio venticinquesimo. E’ un anno, non è un giorno, quindi inizio oggi il primo passo verso il venticinquesimo della mia vita presbiterale, della gioia di essere stato strappato a una vita insignificante, inutile, fallimentare, volgare, verso nuove mete che fanno paura, creano vertigine, ma danno la felicità. La felicità di essere liberi che oggi vivo, la gioia di essere liberi. Dio vi ha creati per essere liberi, non lasciatevi imprigionare da false certezze dalla notte che può essere anche bella. Anche la notte può affascinarvi e restarne intrappolati, notti magiche, notti stellate, da cui Gesù vi strappa per portarvi alla luce, al giorno. Auguro a ciascuno di noi di vivere nella luce e di essere trasportati e travolti da quest’impeto di grazia di Cristo re che sfonda le porte degli inferi in cui ci siamo rannicchiati, in cui abbiamo paura di precipitare e per paura ci siamo precipitati, perché chi ha paura di fallire si tira addosso il fallimento, e ci spinge in alto con la paura di crollare, con la vertigine di essere liberi.
Metto la mia firma ancora con i versi della mia ordinazione a nome di tutti perché Cristo re possa continuare a regnare nella nostra misera vita così fragile ma anche così bella perché apparteniamo a lui: “Regna o Cristo nella mia povera vita, tu il re ed io il giullare alla tua corte, contento di niente purché mi lasci vivere alla tua ombra, null’altro ti chiedo”».

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