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Napoli, case occupate a Pizzofalcone: nel palazzo ​spuntano armi, parcheggio e b&b abusivi

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Case occupate abusivamente a Pizzofalcone, vent’anni di denunce e di colpevoli omissioni. Tutti sapevano, nessuno si è mosso: il Comune di Napoli, l’Istituto autonomo case popolari, la polizia locale. È un j’accuse pesantissimo quello raccolto dal Mattino: a trovare il coraggio di parlare – ricostruendo un ventennio d’inferno fatto di soprusi, sopraffazioni e minacce – sono alcuni ex inquilini legittimi assegnatari degli alloggi di uno storico palazzo del 1500 che poi hanno dovuto lasciare l’immobile. E alle loro parole si aggiungono i riscontri investigativi, che illuminano quel cono d’ombra lanciato dal consigliere regionale Francesco Borrelli, dal quale emerge il nome di un soggetto già arrestato e finito al centro di un’inchiesta giudiziaria, ma molto altro ancora.

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Partiamo dal racconto di chi c’era, e ha vissuto sulla propria pelle di legittimo assegnatario di un alloggio demaniale le vessazioni degli occupanti. L’edificio in questione è lo stesso sul quale il parroco del quartiere, don Michele Pezzella, ha concentratola sua ultima omelia dal pulpito della parrocchia dell’Immacolata per denunciare l’ultima spoliazione, quella di un appartamento assegnato legittimamente ad una 90enne che adesso non ha più casa.

Circa 65 unità immobiliari, per sette scale complessive. Essendoci solo un proprietario per l’intero fabbricato (prima era il Demanio, oggi il Comune) non esiste un condominio, e nemmeno un amministratore. «Circa una quindicina di anni fa, durante una sola notte – dichiarano al “Mattino” i legittimi assegnatari – sono stati occupati, in una sola notte i primi venti alloggi: chiamammo la Polizia, ma gli agenti ci spiegarono che in assenza della denuncia del proprietario (l’Agenzia del demanio, ndr) non era possibile garantire alcun tipo d’intervento». A poco a poco, e questo emerge anche dalle indagini delle forze dell’ordine, su quel palazzo si concentrarono gli appetiti di tre famiglie, tutte considerate dalla Procura vicine al clan Elia. Con la sapiente regìa del soggetto già finito al centro di scottanti indagini su certificazioni di invalidità pilotate al Pallonetto, gli immobili occupati andarono aumentando nel tempo. Al punto che noti pregiudicati della zona, dopo aver sfondato la porta ed essersi impossessati delle case, vi si sono sistemati permettendosi persino il lusso di affittare e intascare una pigione mensile dal fitto dei propri appartamenti.

 

L’abuso chiama abuso, illegalità genera altra illegalità. E così, di fronte all’assenza delle istituzioni che avrebbero dovuto garantire il rispetto della legge, a poco a poco quella masnada di occupanti abusivi è cresciuta. Non solo. Sono iniziati gli allacci abusivi: rete elettrica, acqua e gas. Costi che ricadono sulla gestione comune. Oggi gli appartamenti occupati illegalmente sarebbero una quarantina. E nessuno muove un dito. In questo clima di illegalità diffusa succede persino che il cortile interno del palazzo venga gestito dai soliti noti come parcheggio abusivo: decine e decine di posti auto e di moto sui quali c’è chi impone il “pizzo”. Qualche settimana fa un’auto posteggiata senza che il proprietario pagasse è stata data alle fiamme. Non è finita: durante un sopralluogo, all’interno di uno dei contatori dell’Enel è stata ritrovata una pistola carica e pronta all’uso. Nei vani comuni è stata scoperta anche droga, e nel cortile più di un’auto risultata rubata.

Tutto questo, oltre a configurare reati molto gravi, comporta un salasso in termini di mancati introiti al Comune di Napoli. Ipotizzando un canone minimo mensile di 500 euro, la mancata riscossione fa perdere a Palazzo San Giacomo almeno 250mila euro, senza contare poi gli allacciamenti abusivi di forniture. Una iattura per le disastrate casse comunali, una manna per i furbetti del quartierino: tra loro ci sarebbe anche, e su questo sono in corso altre indagini, chi ha aperto senza alcuna autorizzazione pensioni e B&B, a quanto pare frequentatissimi da stranieri e turisti. L’occupazione ha anche impedito la vendita degli immobili: il fabbricato era inserito (e poi rimosso) nell’elenco dei beni che il Comune aveva programmato di vendere per sanare il bilancio comunale. E dire che lo stesso Comune ha effettuato vari censimenti degli occupanti (ogni due anni), con l’impiego della Polizia municipale, ma sempre senza alcun seguito. In ultimo, anche le armi nascoste nelle cassette elettriche (sequestrate dai vigili). L’occupazione dell’abitazione della professoressa 90enne è quindi solo l’ultimo atto di una serie ripetuta di episodi criminali.

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