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Meta, portoni aperti con Franco Arminio le zone interne con le cose della Campania “Costruiamo una mappa della bellezza” evento foto

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Meta ( Napoli ) . E’ la città che apre alla Penisola Sorrentina e alla costa di Sorrento , ma ha conservato forse meglio di altri centri un tessuto urbano e delle tradizioni . I portoni di Meta, e l’umanità che vi trovi, con gli artisti e artigiani, e le storie raccontate, sono di una bellezza unica che Gegè Lorenzano , guida turistica nota in tutta la Campania, ha saputo far valorizzare con questo progetto patrocinato dal Comune di Meta. In occasione della manifestazione “Geografia nascosta – Meta portoni aperti”  è venuto, come fa oramai da cinque anni, anche Franco Arminio, per presentare il suo ultimo gioiello “Lettera a chi non c’era” . Arminio, come ha detto pure Gegè Lorenzano che lo ha voluto, è il solito ponte culturale ed antropologico tra l’Italia interna e l’Italia costiera. Questo pomeriggio sono riuscito a sentire le parone di Franco Arminio, poeta e paesologo che seguiamo da anni, nell’aula consiliare, anche alla presenza di Peppe Tito, vi sono state delle premiazioni nell’ambito di questo evento e poi l’intervento di Arminio, originario di Bisaccia in provincia di Avellino, la profonda Irpinia, per arrivare qui sulle coste ci ha messo circa due ore  e mezza “Ma prima ci voleva molto di più – ha spiegato Arminio -, ora le distanze sono ravvicinate, dovremmo conoscere meglio la Campania, un continente pieno di bellezze, e dovremo fare una mappa della bellezza fra le zone interne e le coste ..”

Franco Arminio con Gegè Lorenzano a Meta

Come è arrivato Arminio a Meta? Lo racconta Gegè Lorenzano Fui rapito da alcuni articoli che Franco Arminio scrisse nel 2013 sulle pagine dell’autorevole quotidiano “Il Manifesto”. Mi colpirono alcuni intriganti vocaboli che Arminio coniò in quei frangenti (o forse anche precedentemente): “paesologia”, “umanesimo delle montagne”, “Italia interna”, “Italia dell’osso”, “nuova teologia”, “Irpinia d’oriente”, “comunità provvisorie”. Rimasi stupito di come fosse stato facile contattarlo sul web , così da divenire amici virtuali prima ed amici reali poi. Comprai tutti i suoi libri e letteralmente li divorai, fui molto più preso dai suoi libri in prosa che da quelli di poesia; su tutti “Terracarne” ed il sublime “Geografia commossa dell’Italia interna”, quest’ultimo un vero capolavoro di prosa poetica o se preferite di poesia in prosa. Credo che il successo di Arminio in quest’ultimo decennio sia dovuto proprio alla quasi inesistente linea di confine tra la sua prosa e la sua poesia. Arminio ha raccordato e rastremato l’amore per il suo territorio di riferimento (l’Appenino centro-meridionale) con quella miscela esplosiva e serena al contempo di sentimenti che il territorio stesso crea e genera. Definire la paesologia in poche parole è un compito difficile; quello che è certo che questo vocabolo è entrato di prepotenza sia nel vocabolario Treccani che in Wikipedia con sorprendente facilità. Io definirei la paesologia come uno studio semplice ed elaborato sui territori e soprattutto sui paesini ed i borghi dell’Italia interna. Proprio nell’Italia interna, a Bisaccia nell’Irpinia d’oriente Franco Arminio è nato nel 1960, ed è sempre vissuto lì, vivendo la tragedia del terremoto del 1980 e l’ulteriore dramma della ricostruzione del post-terremoto. Proprio da queste esperienze ha tratto le riflessioni per creare la paesologia definendosi paesologo, ovvero porre al centro dell’attenzione i piccoli paesi dell’Appenino meridionale ulteriormente sfregiati in questi ultimi decenni da nuove emigrazioni e conseguenti spopolamenti. Stupisce ancor più l’incredibile successo editoriale e di critica letteraria che i libri di poesia del paesologo irpino hanno ricevuto in questi ultimi anni. Arminio è riuscito in un’impresa letteraria storica, ovvero arrivare a 19 edizioni del libro di poesie “Cedi la strada agli alberi!”, superando per vendite (cartacee) mostri sacri della poesia italiana del XX secolo come Montale ed Ungaretti. Arminio si è creato il suo spazio culturale da solo attraverso i canali social, conquistandosi l’interesse culturale e la simpatia di una marea di follower. Oltre a “Il Manifesto”, pregevoli quotidiani come il “Corriere della sera”, “Il Fatto Quotidiano”, “Il Mattino”, “La Repubblica”, “La Stampa” hanno pubblicato suoi interessanti ed intriganti articoli, poesie ed osservazioni. Il successo di Franco si è esteso anche alle Televisioni ed alle Radio. E’ stato spesso chiamato ad intervenire sull’interessante e dotta trasmissione radiofonica della RAI “Fahrenheit” e sulle trasmissioni televisive come “Linea Notte” di Raitre. L’ottimo giornalista molisano Domenico Iannacone lo ha reso protagonista in alcune commoventi puntate della bella trasmissione di Raitre “Che ci faccio qui? “, addirittura intitolando quelle puntate “Da casa mia a casa tua”, dove i due intellettuali dell’Italia interna si recano insieme da Bisaccia terra natale e di residenza di Arminio sino a Torella del Sannio in Molise, terra madre di Iannacone, attraverso un viaggio stupendo e naturalissimo quanto metafisico per le strade dell’Italia interna. Mi colpì una frase di Arminio in quell’occasione, dove affermava con candida semplicità che il cielo non avesse cancelli e che quindi tutti se ne potessero considerare in qualche modo proprietari collettivi. Il capolavoro del paesologo irpino è stato quello di organizzare diverse edizioni del festival della paesologia “La luna ed i calanchi” nella stupenda cornice di Aliano in Basilicata, già terra di confino del grande Carlo Levi. Tantissimi artisti, artigiani, attori (affermati e non) hanno partecipato a quel festival e nell’edizione del 2019 nei cinque giorni di festival hanno partecipato circa 15.000 persone: un vero exploit. Il poeta-paesologo è stato ed è molto impegnato nei suoi numerosissimi viaggi nelle località che lo richiedono per organizzare serate, manifestazioni culturali e presentazioni dei suoi libri. Arminio in maniera simpatica ed anche affettuosamente istrionesca riesce sempre a coinvolgere il pubblico con la lettura della sua poesie e lo charme delle sue invenzioni poetiche e filosofiche ed alle estemporanee gare di cori provvisori. Abbiamo forse approfittato della sua amicizia e disponibilità negli ultimi anni qui a Meta in Penisola Sorrentina per averlo avuto cinque volte come ospite.

 

 

Meta, VII edizione di “Geografia nascosta – Meta portoni aperti”

 

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