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Massa Lubrense. Isca, pressing sul ministro: «Lo Stato acquisti l’isola»

Massa Lubrense. Isca, pressing sul ministro: «Lo Stato acquisti l’isola». Lo scrive Massimiliano D’Esposito in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

L’area marina protetta di Punta Campanella si mobilita per far valere il diritto di prelazione nella compravendita dell’isolotto de l’Isca, appartenuto al grande attore e drammaturgo Eduardo De Filippo. È della scorsa settimana la notizia dell’acquisto del bene da parte di due imprenditori di Positano, Giacomo Cinque e Riccardo Ruggiti, proprietari dell’Antica Sartoria. A vendere gli eredi di Luca, il figlio di Eduardo. Ma perché l’operazione possa dirsi conclusa bisogna attendere novanta giorni, lasso di tempo entro il quale il Parco di Punta Campanella può chiedere di subentrare nella trattativa e acquisire lo scoglio che sorge nelle acque di Massa Lubrense tra i golfi di Napoli e Salerno.

IL COSTO Ovviamente, perchè possa esercitato il diritto di prelazione va messa sul piatto la stessa cifra pagata dagli acquirenti, circa 10 milioni e 500mila euro. Cifra che non è alla portata dell’area protetta che nei giorni scorsi ha scritto al ministero della Transizione ecologica per informarlo dell’accordo tra gli eredi De Filippo e gli imprenditori di Positano e per sollecitare l’ipotesi di finanziare l’acquisto dell’isolotto.
In attesa delle decisioni del ministro Roberto Cingolani, il presidente del Parco, Lucio Cacace, non è rimasto con le mani in mano e ha avviato una serie di contatti con gli acquirenti ai quali ha manifestato la disponibilità a collaborare nella tutela dello scoglio e del tratto di mare, anche con progetti ecosostenibili. Comunque vada, la salvaguardia sarà garantita visto che l’isolotto ricade in «zona B» dell’area marina dove sono in vigore numerosi divieti tra i quali quelli di navigazione, di ancoraggio e di pesca, tranne per chi è in possesso dell’autorizzazione rilasciata dall’ente. C’è sintonia anche sulla tutela del gabbiano corso, specie protetta che nidifica proprio sull’isolotto. Ora non resta che attendere e capire se il ministero intenderà far valere o meno il diritto di prelazione finanziando l’acquisto de l’Isca.

I PRECEDENTI Una decisione non facile anche alla luce dei precedenti che hanno riguardato altri beni vincolati ricadenti tra la Penisola sorrentina e la Costiera amalfitana. La compravendita de l’Isca, infatti, riporta alla mente l’operazione che portò agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso all’acquisizione del piccolo arcipelago de Li Galli da parte dell’albergatore Giovanni Russo e del suo socio Francesco Savarese. Nel 1989 i tre isolotti vennero acquistati dal ballerino russo Rudolf Nureyev. Alla sua morte, nel 1993, il Gallo Lungo, La Rotonda e La Castelluccia (o dei Briganti) passarono ai due imprenditori sorrentini attraverso la società Li Galli di Giovanni Russo & C. snc (nel 2004 Savarese ha venduto la propria quota a Russo rimasto unico proprietario). L’operazione innescò un lungo contenzioso giudiziario in quanto Russo e Savarese vennero accusati di aver violato le norme che regolano la compravendita di beni vincolati. Querelle conclusasi a favore dei due facoltosi uomini d’affari di Sorrento che avevano acquisito la maggioranza della società lussemburghese che aveva ricevuto l’eredità di Nureyev. Ed oggi Li Galli con il loro patrimonio di storia e verde sono salvaguardati e rappresentano il buen retiro di Giovanni Russo e di tanti vip suoi amici. Chissà se fossero finiti in mani pubbliche che fine avrebbero fatto i tre isolotti.

IL FALLIMENTO Non sempre, infatti, lo Stato e gli enti locali riescono a prendersi cura del proprio patrimonio. La conferma è a pochi chilometri da l’Isca e Li Galli, a Sorrento. Stiamo parlando dei Bagni della Regina Giovanna. Il promontorio che arriva fino al mare venne acquistato nel 2003 dal Comune che fece valere il proprio diritto di prelazione strappando l’area di 56mila metri quadrati dalle mani dell’albergatore Giovanni Russo (sempre lui) che stava per concludere la trattativa per l’acquisto dalle mani dell’Ordine dei padri Gesuiti.
L’intento dell’amministrazione dell’epoca e di quelle che si sono succedute in quasi venti anni è sempre stato quello di realizzare un parco agricolo-archeologico valorizzando le colture della zona e, soprattutto, i ruderi di una villa di epoca imperiale romana risalente al primo secolo dopo Cristo che si trovano a pochi metri dal mare. Progetto mai andato in porto ed oggi, mentre il terreno viene in parte curato, gli immobili sono praticamente abbandonati. Quel che è peggio è che i resti dell’antica dimora romana sono diventati bagni pubblici e depositi di rifiuti per i bagnanti e tavole di lavoro per writers. E pensare che la zona è meta di migliaia di turisti ogni anno.

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