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La terza dose della discordia . La riflessione del dottor Carlo Alfaro da Sorrento

Sorrento / Castellammare di Stabia ( Napoli ) Fare o no la terza dose dei vaccini anti-Covid-19? Gli Italiani appaiono confusi, come nel resto del mondo. Proviamo a fare chiarezza.
Bisogna innanzitutto distinguere tra due tipologie di terze dosi: la dosi “addizionali” e le dosi “booster”. Per “dose addizionale” (o “aggiuntiva”) si intende una dose in più a completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata al fine di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria, nei soggetti che per una loro deficienza immunitaria non rispondono bene al ciclo standard. Per queste persone la dose in più è indiscutibilmente necessaria. Invece per “dose booster” si intende il richiamo al ciclo vaccinale primario, al fine di mantenere nel tempo o ripristinare il livello di immunità, ed è diretto a tutta la popolazione. La dose booster è già in corso in Italia per i sanitari, per i quali si sta ipotizzando di renderla obbligatoria come le prime due. A metà novembre, oltre il 42% degli operatori sanitari ha ricevuto la dose booster. Essendo stati vaccinati per primi, a partire da fine dicembre 2020, sono i primi a mostrare calo della protezione conferita dal vaccino. Infatti allarma il dato che negli ultimi 2 mesi i contagi da Covid-19 tra gli operatori sanitari sono aumentati del 192,3%, passando dai 936 casi registrati il 14 settembre ai 2.736 del 14 novembre. Di questi, l’82% circa sono infermieri. Altre categorie cui è stata praticata la nuova dose a partire già da novembre sono i soggetti trapiantati di organo solido, gli immunocompromessi, i malati oncologici, i dializzati, i fragili, le persone oltre i 60 anni, coloro che hanno ricevuto il vaccino monodose Johnson & Johnson, il personale e i degenti delle Residenze sanitarie per anziani, il personale della scuola. Da dicembre la terza dose sarà estesa in Italia a tutte le persone dai 40 anni.
La nuova dose viene raccomandata almeno 28 giorni dopo il completamento del ciclo vaccinale primario nelle persone con un sistema immunitario gravemente indebolito e dopo 6 mesi nelle persone con un sistema immunitario normale. La proposta di anticipare il booster dopo 5 mesi, come si sta facendo in Gran Bretagna, non trova tutti d’accordo. Il problema è che, non avendo parametri assoluti per stabilire quando svanisce la protezione del vaccino (che potrebbe anche variare da soggetto a soggetto), qualsiasi data è arbitraria.
Il vaccino da utilizzare per la dose di richiamo deve essere uno dei due vaccini a m-Rna autorizzati in Italia, Comirnaty (BioNTech/Pfizer) e Spikevax (Moderna): Pfizer nei soggetti di età ≥ 12 anni e Moderna in età ≥ 18. Solo per questi infatti ci sono studi che hanno dimostrato che sono ben tollerati come ulteriore dose e forniscono una forte risposta di richiamo. Chi ha già ricevuto due dosi del vaccino AstraZeneca o una dose di Johnsson & Johnsson (ambedue basati sulla tecnologia del vettore virale) deve ricevere un vaccino a m-Rna, perché la vaccinazione cosiddetta eterologa oltre a non avere effetti collaterali sembra garantire una protezione superiore all’omologa.
Un ampio studio in Israele (su 1.137.804 persone di età pari o superiore a 60 anni) pubblicato sul New England Journal of Medicine mostra che la terza dose Pfizer ripristina completamente la protezione nei confronti della variante Delta, portando l’efficacia del vaccino al 95%, un valore simile all’efficacia del vaccino contro la variante Alfa. Chi ha ricevuto la terza dose ha avuto 19 volte meno probabilità di avere una grave malattia da Covid rispetto a chi è stato vaccinato con due dosi, mentre la probabilità di contagiarsi è scesa di 11 volte. Attualmente infatti in Israele, dove la terza dose è praticata a tutta la platea over 12 anni, sono crollati ricoveri e decessi per Covid-19, che invece avevano ripreso a crescere dopo il primo ciclo di due dosi. In uno studio condotto in Gran Bretagna, due settimane dopo la terza dose di Pfizer, la protezione contro l’infezione è aumentata al 93,1% in coloro che inizialmente avevano ricevuto AstraZeneca e al 94,0% per coloro che avevano ricevuto Pfizer. Senza la terza dose, 20 settimane dopo due dosi del vaccino Pfizer l’efficacia contro la malattia sintomatica era del 62,5% e per AstraZeneca del 44,1%.
Ciononostante, molti studiosi avanzano dubbi sulla necessità della dose extra. Una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Agenzia del farmaco americana (Fda) pubblicata su The Lancet a settembre, conclude che gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione dei vaccini anti-Covid contro la malattia grave, che è il loro obiettivo primario, per cui considera non appropriate dosi vaccinali di richiamo per tutti. Molti studi in effetti documentano che dopo due dosi di vaccino anti- Covid nei soggetti sani si produce non solo la risposta anticorpale (che tende a declinare nel tempo in assenza di contatti col virus) ma anche una memoria immunologica di tipo cellulare legata ai linfociti T, che si mantiene stabile e protettiva.
Un timore di molti è anche che la dose extra, non essendo stata oggetto di studi preclinici (i vaccini sono stati sperimentati su due dosi) possa avere effetti collaterali. Gli studi prodotti dalle aziende per ricevere l’autorizzazione alla nuova dose mostrano tuttavia un profilo di sicurezza simile a quello osservato dopo la prima o seconda dose. Il Ministero della sanità israeliano ha reso noto che gli effetti collaterali noti della vaccinazione – stanchezza, cefalea, brividi, febbre, debolezza e dolore o arrossamento nella sede dell’iniezione – sono in modo significativo più leggeri dopo la terza dose a paragone delle prime due inoculazioni. Su circa 3 milioni e 200 mila immunizzazioni con il booster gli effetti collaterali gravi sono stati solo 19. Nel nono Rapporto Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19, relativamente alla somministrazione della terza dose, è stata effettuata soltanto 1 segnalazione di effetti avversi, a fronte di circa 46.000 dosi somministrate.
Un motivo di discussione è anche il rischio che l’estensione delle terze dosi all’intera popolazione dei Paesi ricchi limiti la distribuzione già carente dei vaccini nel Terzo Mondo. Si stima che servano 6 miliardi di dosi per vaccinare gli abitanti dei Paesi a medio e basso reddito, di cui invece meno del 2% ha ricevuto la prima dose. La mancanza di copertura vaccinale nel Terzo mondo, oltre a non essere etico, non permetterà di contrastare definitivamente la pandemia e favorirà l’emergenza di nuove varianti grazie alla presenza di una continua riserva umana per il Coronavirus.
Carlo Alfaro, pediatra

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