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Ischia, ispezione ospedali per la morte di Sara a Casoria per la mancanza della risonanza magnetica

l Ministero della Salute ha disposto una ispezione all’ospedale Rizzoli di Ischia a seguito del decesso di Sara Castigliola, la donna morta lo scorso 31 ottobre poche ore dopo aver dato alla luce una bambina nel nosocomio ischitano. Ischia, emergenza sanitaria per i malati di tumore a Casoria per la mancanza della risonanza magnetica .

A inizio novembre la Procura di Napoli ha emesso sei avvisi di garanzia per la morte della neo mamma di 32 anni di Ischia. Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri della Stazione di Casamicciola a sei medici dell’ospedale Rizzoli che avevano svolto il turno nel giorno in cui Sara è morta. Tra questi, anche il ginecologo che ha seguito il parto cesareo della donna e il chirurgo che l’ha operata in seguito all’emorragia che ha causato il decesso. Parallelamente all’indagine portata avanti dalla Procura di Napoli, l’Azienda Sanitaria Locale Napoli 2 Nord ha deciso di avviare un’inchiesta interna per accertare eventuali errori commessi dai medici dell’ospedale di Lacco Ameno.

La 32enne morta poche ore dopo il cesareo
Nel pomeriggio del 30 ottobre, poche ore dopo aver dato alla luce con un parto cesareo la sua bambina, che gode di buona salute, Sara Castigliola ha accusato una forte emorragia. La donna è stata soccorsa tempestivamente dal personale sanitario e trasferita nel reparto di Rianimazione. Qui, nonostante i molteplici tentativi da parte dei medici di salvarla, è deceduta. Una morte su cui è necessario fare chiarezza, anche perché, stando a quanto a quanto riferito, durante il parto non si sarebbero verificati imprevisti o criticità. L’Asl Napoli 2 Nord e il personale del Rizzoli hanno espresso «il proprio profondo cordoglio ai familiari della giovane vittima».

A descrivere la drammatica situazione in Campania  di Casoria è sul Mattino di Napoli Elena Petruccelli

«Spero che qualcuno possa aiutarmi a trovare una soluzione per fare una risonanza magnetica a mia figlia, spero che qualcuno dal cuore d’oro possa aiutare la mia Vittoria». Da marzo in attesa per una risonanza magnetica, mamma Rita non sa se essere più angosciata oppure più arrabbiata. Vittoria, sua figlia, è una bimba di quattro anni, in attesa di una diagnosi che spieghi i disturbi neurologici che la affliggono da alcuni mesi e che, secondo i medici che l’hanno visitata, potrebbero esserle stati lasciati in «eredità» dal Covid. Ma la diagnosi, e la conseguente indispensabile terapia, sono strettamente dipendenti dall’esito della risonanza magnetica per la quale Vittoria è in lista d’attesa da mesi. «Viviamo nell’angoscia – dice Rita M., la mamma della piccola – è un’attesa che si fa snervante, Vittoria ha delle crisi epilettiche, a volte fa fatica a stare in piedi, cammina male. Abbiamo diritto di sapere cosa le sta succedendo».
I SINTOMIL’incubo per questa giovane famiglia di Casoria, mamma papà e due bambine, comincia lo scorso autunno, ad ottobre, quando tutti e quattro si ammalano di Covid. Vittoria per fortuna non presenta sintomi gravi, solo un leggero raffreddore, e dopo i canonici venti giorni guarisce: il tampone risulta negativo, così come quelli effettuati, uno dopo l’altro, dal resto della famiglia. Pochi mesi dopo, però – siamo a febbraio – la piccola avverte dei sintomi mai accusati prima. Crisi epilettiche e disturbi del movimento che, secondo gli specialisti cui i genitori si rivolgono, potrebbero essere strascichi del terribile virus. «A marzo, su consiglio dei medici – dice Rita – dopo una di queste crisi l’abbiamo portata all’ospedale pediatrico Santobono, dove hanno deciso di ricoverarla. Qui le sono stati effettuati tutti gli esami ed è emerso che qualcosa c’è, ci sono effettivamente dei dubbi e per questo si deve andare a fondo: è necessaria quindi la risonanza magnetica». Ed è qui che Vittoria incontra un ostacolo che finora sembra insormontabile. «L’ospedale ha messo mia figlia in lista di attesa per la risonanza e l’ha dimessa. Ma sono passati otto mesi e ancora non siamo stati contattati e non sappiamo quando arriverà il nostro turno». Rita spiega che non è possibile effettuare l’esame in un ambulatorio o un centro diagnostico privati, perché per una bimba così piccola è necessaria la sedazione, con una struttura e la presenza di personale specializzato per i piccoli pazienti. «Nostra figlia – continua mamma Rita – non ha mai accusato prima di allora questi terribili sintomi, che, secondo la neurologa che la segue, potrebbero essere dovuti alle conseguenze del Covid. Uno strascico che in qualche modo ha danneggiato le cellule nervose. Siamo preoccupati, ed è proprio per escludere ogni rischio e per prevenire altre conseguenze che abbiamo bisogno della risonanza. Durante questi mesi si sono aggiunti altri segnali allarmanti, come la perdita di equilibrio e difficoltà di deambulazione, per cui ci siamo rivolti a un fisioterapista. Ma una diagnosi certa ancora non c’è».
LE TELEFONATEOgni giorno Rita cerca su Internet una soluzione e contatta nuove strutture che possano accogliere la sua piccolina, ma finora non ha avuto risposta: «Siamo sempre a zero, non abbiamo la risonanza, e la neurologa che la segue ci ha già anticipato che senza questo esame non può visitarla ancora e dare un quadro completo della situazione. Ogni mattina contatto tutti gli ospedali, ma nessuno è disponibile. Ho contattato anche l’ospedale pediatrico Bambin Gesù a Roma, però lì non si effettua l’esame in prenotazione, solo attraverso il ricovero. Non so più che fare, stiamo perdendo tempo prezioso».

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