Quantcast

Il giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri: “Quando l’aereo svedese precipitò sulle montagne di Scala”

Riportiamo l’interessante post pubblicato dal giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri: «Ricorre oggi, 18 novembre, l’anniversario della tragedia consumatasi, nel 1947, sulle montagne di Scala. Mi riferisco al disastro aereo nel quale perirono, con quattro componenti dell’equipaggio, ventuno giovani ufficiali dell’aeronautica svedese. Questi i loro nomi (chiedo scusa per eventuali errori di trascrizione): Cap. Anderson Nils Einar, Cap. Atlestam Erik Lennart, Cap. Aulen Gustaf Einar Hildebrand, Cap. Bengtzon Bengtr Ragnar, Cap. Carlsson Dan Georg Vincent, Cap. Feldt Stig Gusten, Cap. Franden Torsten Olof, Cap. Hammenfors Gosta, Cap. Holm Nils Oskar, Cap. Landgren Bengt Magnus, Cap. Menotti Bo, Cap. Olsson Per Elis Lennart, Cap. Fehrson Sven Olof, Cap. Rapper Olof Gothe, Cap. Robertson MacRobert Walter, Cap. Thelner Per Gustaf Sixsten, Cap. Tillberg Sien Sigurd, Cap. Wallin Carl Johan, Cap. Westdhal Johan Eskil, Cap. Wange Axel Inguar, Cap. Agren Sven Arvid.
Stavano rientrando in patria dopo aver consegnato ad Addis Abeba sedici cacciabombardieri Saab B-17 acquistati dal governo etiope nel paese scandinavo. In volo sulla rotta per Roma – raccontò Gaetano Afeltra (Corriere della sera, 20.11.1997) nel rievocare quella tragedia cinquant’anni dopo – il Bristol Freighter, di fabbricazione inglese, dopo aver fatto scalo a Catania per rifornirsi di carburante, mentre si dirigeva all’aeroporto di Ciampino ebbe un guasto al motore. «Sulla costa tirrenica imperversava il maltempo. Erano da poco passate le quattro del pomeriggio quando l’aereo sorvolò Amalfi a bassissima quota, con un rombo sinistro. L’apparecchio, che veniva dal mare, doveva essere alla ricerca di un atterraggio di fortuna. […] Calava la sera, dal mare avanzavano nuvole nere. Nel cielo saettavano lampi a cui seguiva il fragore e il terrore dei tuoni. Sui monti la pioggia scioglieva la nebbia in foschia».
La sciagura fu certamente provocata dalle cattive condizioni atmosferiche, che dovettero indurre il pilota a un estremo tentativo di atterraggio sull’altopiano di Santa Maria dei Monti. E invece andò a schiantarsi contro la parete del monte Carro. Sul posto accorsero subito i pastori presenti nella zona. Prestarono le prime cure ai feriti e diedero assistenza ai superstiti. Per il grosso dei soccorsi si dovette attendere il giorno seguente, quando, alle luci dell’alba, le dimensioni del disastro si palesarono in tutta la loro gravità.
Sui sentieri aspri della montagna ci fu un via vai di gente che si prodigò nel ricomporre le salme, nel trasportarle a valle, dove furono allineate nella ex cattedrale di san Lorenzo. La fotografa Raffaella Savastano di Maiori, chiamata a eseguire le foto dei poveri morti ai fini della loro identificazione – fu coadiuvata dal fratello Pasquale, che esercitava la sua stessa attività ad Amalfi -, dovette lavorare non poco per ricomporre i poveri volti devastati e renderli “accettabili”. Lo fece usando le tecniche tipiche del cinema, che una volta anche i fotografi sapevano adoperare quando c’era necessità di migliorare l’immagine della persona da ritrarre, prima di impressionarla sulla lastra o sulla pellicola. E lo fece così bene che, dopo qualche tempo, tramite la Prefettura, le arrivò un encomio dalle autorità svedesi. Per i sopravvissuti si costruirono barelle di fortuna utilizzando tronchi e rami di frassino, legati con fili di salice, e materiale vario trovato tra i rottami: ad esempio, coperte. Fu raccolto, e consegnato ai carabinieri, tutto ciò che s’era potuto recuperare, documenti, portafogli, orologi, fedi nuziali, compreso il contenuto di una cassaforte, apertasi nell’impatto, con gioielli e banconote. Un vero tesoro. La popolazione di Scala diede un esempio di civismo che fu molto apprezzato dal governo e dal popolo svedese.
“Le salme – scrive ancora Afeltra – fin quando non furono consegnate ai militari svedesi per essere rimpatriate, non furono mai sole. A vegliare gli sfortunati piloti c’era una specie di guardia d’onore di semplici cittadini del luogo, la maggior parte contadini e pastori e, ai piedi dei morti, un carabiniere. Vegliavano anche le donne con il rosario in mano: e quelle preghiere cattoliche per dei ragazzi protestanti avevano una sacralità suggestiva e una purezza di dolore che trasformavano per una notte quella gioventù straniera in gente nata e vissuta a Scala”».

Commenti

Translate »