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“Ho visto mio figlio rischiare la vita a causa del Covid. Vaccinatevi, è l’unica strada giusta”

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«Alle persone non ancora vaccinate auguro, non di prendere il Covid, ma di passare qualche ora in questi reparti per capire realmente che pericolo si corre. Perché il Covid esiste, ma alcuni sembrano non capirlo». A parlare a Fanpage.it è Alessandra, 40enne originaria della zona tra Busto Arsizio e Legnano, in Lombardia, che vive da 9 anni a Quarto, in provincia di Napoli.

Alessandra, risultata positiva  assieme a suo figlio Alessio di soli 7 anni e mezzo, ha raccontato a Fanpage.it il suo incubo durato 12 giorni e lancia un appello a chi è ancora reticente al vaccino e a chi addirittura nega l’efficacia del vaccino: «Vaccinatevi! Io sono a favore dell’obbligatorietà. I dottori mi hanno detto che sono stata molto fortunata, perché se non avessi fatto il vaccino sicuramente avrei sviluppato dei problemi».

Alessandra racconta che nei reparti dedicati al Sars-CoV2 tutto sembra surreale. «Si prova un totale senso di solitudine – spiega la 40enne di Quarto – Vedevamo la mattina i dottori bardati da testa a piedi e, dopo aver fatto il giro del reparto, loro e le infermiere uscivano. Potevamo comunicare con loro solo tramite messaggi e chiamate. Eravamo totalmente abbandonati, non perché lo volessero loro, sia chiaro, ma perché non potevano stare tante ore lì dentro».

“Malattia orribile, avevamo dolori atroci”
«Tutto è iniziato lo scorso 22 ottobre, quando ho iniziato ad avere i primi sintomi del virus: febbre, raffreddore, cose di questo genere. Il bambino, invece, non aveva nessun sintomo». Dopo un primo tampone rapido in farmacia con esito positivo, Alessandra si è sottoposta ad un tampone molecolare assieme alla sua famiglia: lei e suo figlio, non vaccinato per limiti d’età, sono risultati positivi, mentre il marito negativo.

Dopo circa una settimana, in cui entrambi non avevano sviluppato particolari problematiche, Alessandra e Alessio iniziano a stare molto male. «Io avevo dolori atroci a schiena e gambe e lo stesso giorno mio figlio ha iniziato ad avere un fastidio alla schiena, che la sera si è trasformato in un dolore insopportabile».

A quel punto la 40enne di Quarto decide di recarsi all’ospedale con il bambino: «Siamo andati prima al pronto soccorso dell’ospedale Santobono, dove ci hanno fatto un tampone risultato positivo. Gli altri esami ai quali siamo stati sottoposti non avevano evidenziato nulla. Il dolore di mio figlio, però, continuava ad essere molto forte e i dottori hanno deciso di ricoverarlo al reparto Covid del Secondo Policlinico».

Alessio ha avuto gravi problemi ai polmoni
Qui il bambino viene ricoverato, mentre Alessandra, ancora positiva, resta con lui. Alessio, affetto da anemia falciforme, continua ad avere un dolore costante, tanto che i dottori sospettano abbia sviluppato alla colecisti. Dalla radiografia a cui viene sottoposto non emerge nulla, dopo due giorni, però, effettua un’ecografia e da lì si scopre che Alessio ha un versamento nella pleura del polmone destro. «A quel punto – ricorda con voce ancora preoccupata Alessandra – non ho capito più nulla».

«Dopo il risultato dell’ecografia, i medici hanno iniziato la cura di antinfiammatorio. Dopo qualche giorno, gli esami del sangue erano risultati buoni, l’unica cosa è che aveva questo valore della coagulazione che ha iniziato ad alzarsi fino ad arrivare a 4mila». L’incubo del piccolo Alessio si è concluso solo dopo 12 giorni: il 12 novembre il figlio di Alessandra è stato finalmente dimesso. Il 15 novembre entrambi si sono sottoposti ad un altro tampone con esito finalmente negativo.

 

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