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Green pass verso la stretta, poi la pillola contro il Covid

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Green pass verso la stretta, poi la pillola contro il Covid. Lo scrive Mauro Evangelisti in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Due settimane per decidere. Giorno per giorno si valuterà l’andamento dei nuovi casi positivi e dei ricoveri. A inizio dicembre se alcuni indicatori saranno sopra i limiti di guardia, scatterà la stretta. Più che puntare sulle chiusure, si renderanno più severe le regole del Green pass, collegandolo alle vaccinazioni (e non più ai test antigenici) e riducendone la durata, oggi di 12 mesi: di fatto un modo per spingere gli italiani a ricevere la terza dose. Su questo a Che tempo che fa il ministro Roberto Speranza ha confermato: «Valuteremo le indicazioni del Comitato tecnico scientifico riguardo la durata del Green pass. La nostra raccomandazione forte è fare il rischiamo. Il coprifuoco è possibile, perché il sistema dei colori resta operativo e per le Regioni in fascia rossa e arancione prevede le limitazione dalle 22 alle 5. Ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha fatto questa sintesi: «Sono preoccupato dell’aumento dei contagi in vista del Natale». Speranza rivolto agli italiani: «Le prossime settimane saranno molto insidiose, raccomando di usare le mascherine. Dipende da tutti noi, sarà decisiva la campagna di vaccinazione e l’utilizzo di tutte le modalità di protezione. Ma al momento manteniamo le regole esistenti».

PERCORSO Bene, ma quali sono gli indicatori che causeranno l’intervento del governo? Si guarderà alla velocità di riempimento degli ospedali (attualmente sostenibile): il primo campanello d’allarme si avrà quando l’Italia sarà al 15 per cento di posti occupati nelle aree mediche e al 10 nelle terapie intensive. Ma ci saranno interventi più severi se si raggiungono le percentuali che, nel sistema dei colori, causano la fascia arancione per una singola Regione. Dunque, con il 30 per cento in area medica e il 20 in terapia intensiva su base nazionale, sarà inevitabile una stretta aggiuntiva. A che punto siamo oggi? Relativamente lontano da questi numeri, ma se la crescita non si ferma, la situazione può aggravarsi. Oggi l’incidenza nazionale è a 78 casi ogni 100mila abitanti, le aree mediche sono al 6,1 per cento, le terapie intensive al 4,1. Rispetto all’anno scorso i casi giornalieri sono un quarto, i ricoveri un decimo. Ciò che però succede nel resto d’Europa non lascia tranquilli. La Germania ha toccato quota 50mila casi giornalieri e ha serie difficoltà negli ospedali. Governo e scienziati vigilano: vogliono capire se Berlino sta mostrando ciò che succederà in Italia tra 2-3 settimane o se invece il sistema del Green pass (che ora la Germania sta imitando) limiterà i danni. Ricapitolando: il piano del Governo si affida per ora al sistema dei colori, con le chiusure più serie che scattano quando una Regione ha la saturazione delle terapie intensive al 20 per cento, delle aree mediche al 30. Allo stesso tempo, se su base nazionale l’incidenza raddoppia rispetto a oggi e si supera il doppio valore 20 e 30 per cento (aree mediche e terapie intensive), scattano misure aggiuntive: Green pass collegato alla vaccinazione (possibile l’esclusione da questa stretta dei posti di lavoro) e durata ridotta a nove mesi per convincere le persone sulla terza dose. Sui richiami al Ministero della Salute c’è preoccupazione: c’è una accelerazione, ma non è passato con sufficiente forza il messaggio che senza terza dose, a sei mesi dalla seconda si è senza protezione. Il piano dell’inverno guarda anche a un’arma aggiuntiva che si spera di avere già tra due mesi, forse anche prima: i due farmaci anti Covid ideati da Merck e Pfizer. Ema (agenzia europea del farmaco) sta lavorando sulle procedure di autorizzazione, ma ha già messo a disposizione i dati della rolling review (analisi del responso della sperimentazione) spiegando che i singoli Paesi, se vogliono, possono autorizzare le due pillole in modo autonomo.

SCELTE Lo scenario è questo: tra poche settimane, probabilmente entro i primi giorni di dicembre, la Commissione tecnico scientifica di Aifa (agenzia italiana del farmaco) darà parere favorevole; successivamente il Ministero della Salute ne autorizzerà l’uso in forma emergenziale e si sigleranno gli accordi con le case farmaceutiche per le forniture. A gennaio i primi pazienti Covid saranno curati con questi farmaci anche in Italia, se non ci saranno incidenti di percorso. Ma gli esperti avvertono: non possono essere alternativi ai vaccini, perché prima di tutto bisogna evitare la malattia e arginare l’epidemia.

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